Domenico Starnone è uno degli ultimi umanisti rimasti sulla scena della letteratura italiana. Lo ha dimostrato anche ieri, durante un affollato incontro al «Festivaletteratura» di Mantova. Non solo la sua scrittura, ma anche il suo eloquio è sempre misurato, calcato sulle esperienze fatte e sempre corretto da una giusta dose d’ironia. La scrittura? Era una […]
Domenico Starnone è uno degli ultimi umanisti rimasti sulla scena della letteratura italiana. Lo ha dimostrato anche ieri, durante un affollato incontro al «Festivaletteratura» di Mantova. Non solo la sua scrittura, ma anche il suo eloquio è sempre misurato, calcato sulle esperienze fatte e sempre corretto da una giusta dose d’ironia.
La scrittura? Era una passione giovanile, ma ben presto messa da parte a favore dell’insegnamento e poi risorta come per caso. E da lì si è tirata dietro il mestiere di sceneggiatore per il teatro e per il cinema. Con guadagni che certo integravano quello di insegnante.
E questo, ha aggiunto, lo ha lasciato libero di scrivere solo i libri che voleva. Ed è stato proprio al tempo dei suoi articoli «scolastici» per «il manifesto» che Starnone ha fatto la prima esperienza dei lettori. Di quelle persone alle quali giungono le nostre parole e dei quali devi tenere conto responsabilmente. Ed è capitato che un suo articolo su quel che succedeva in un consiglio di classe fosse stato letto da un insegnante, la quale avesse chiesto al suo preside: ma Domenico Starnone è lo pseudonimo di chi?
L’insegnante si era convinto che quella descrizione avesse potuta farla solo uno che era realmente presente al «proprio» consiglio di classe, quello vero da lei sperimentato e che dunque avesse potuto scriverlo «solo» uno di loro.

