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Luca Antonio Porzio “Sindaco di Positano”. foto

Luca Antonio Porzio. Un Sindaco Positanese, maltrattato, tradito e ripudiato. Siamo certi di aver fatto cosa gradita al nostro “ex” concittadino, ad aver attribuito al Nostro Istituto scolastico il suo nome..!? ( Come, che servitù e Baroni non sono più cosa di Positano…!? ) Credo che se si voglia essere certi di questo, bisogna innanzitutto […]

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Luca Antonio Porzio. Un Sindaco Positanese, maltrattato, tradito e ripudiato.

Siamo certi di aver fatto cosa gradita al nostro “ex” concittadino, ad aver attribuito al Nostro Istituto scolastico il suo nome..!?

( Come, che servitù e Baroni non sono più cosa di Positano…!? )

Credo che se si voglia essere certi di questo, bisogna innanzitutto riconoscergli ufficialmente delle scuse, per ciò che i nostri avi gli hanno fatto, e dimostrare di essere cambiati.

Quanto successo a Luca Antonio Porzio è un chiaro esempio di quanto il nostro sistema democratico sia fragile, portando a volte l’interesse del bene pubblico di un’Amministrazione solo a quello privato di pochi eletti.

Questo perché i cittadini non sempre votano nella piena libertà di espressione, oppure più semplicemente votano solo per i propri interessi.

Quindi bisogna fare tesoro di quanto accadutogli, insegnando nella scuola ai nostri ragazzi quanto questo possa far male a una comunità.

E che bisogna credere e perseverare nella legge, affinché questa per il bene comune emerga e faccia giustizia.

E soprattutto crescere attraverso il vero valore dell’educazione alla cittadinanza, per poi essere in grado di poter giudicare in modo incondizionato e saggio i Loro rappresentanti e le loro azioni.

Storia di un illustre e saggio Sindaco Positanese.

Luca Antonio Porzio.

Fu eletto il quindici d’Agosto del 1662 Sindaco di Positano sua patria; e da quel tempo per fino al primo d’Ottobre, in cui prese possesso, soggiacque a molti travagli per colpa del Sindaco suo predecessore, a tale punto che mancò poco, che si finisse a risse sanguinose: ma egli si porto in maniera, che più tosto offese, che offeso ne ritrasse.

Con tanta prudenza maneggio gli affari in questo suo governo, che gli riuscì d’estirpare molti abusi, che Ottavio Cangiano Barone della Terra ed i suoi Predecessori avevano introdotti nell’esazione della Dogana; e perché colui temeva, che i suoi figliuoli non avessero, come addivenne, giammai eredi; aveva fatta un apparente vendita del Feudo, per non farlo tornare in mano al Fisco, a Giovantommaso Blanc Marchese dell’Oliveto; egli, per liberar la sua patria dalla soggezione del Barone, informò il fisco di questa frode, e ne riportò il fine bramato*.

Non perché in questo tempo per tutto il giorno s’impegnava negli affari politici, trascurava nella notte gli studi; anzi avendosi fabbricato un assai buon cannocchiale, molto ammirato ancora dal Cornelio, che dopo molta fatica ed applicazione no ne aveva potuto fare fare uno; si esercitava incessantemente a fare astronomiche osservazioni.

Finito l’anno del suo governo, tentò d’esser confermato, per meglio stabilire le cose da lui fatte: ma no gli riuscì, onde si risolse di partirsi da Positano; perché colla mutazione del governo, tutti coloro, che di lui credevano mal soddisfatti, pensavano a vendicarsi. Ed affinchè non avesse in avvenire occasione di ritorsioni, e di esporsi alla malignità così del Barone.

Barone, come de’ Compatriotti da costui dipendenti: fece pensiero di vendere quanto colà possedeva, cioè una comoda casa, e molti orti a quella vicini; e stipulò l’istrumento di quella vendita con il Sacerdote Pietro Cimmino. Ma avendo ciò saputo il Barone, fece muover lite dal Cimmino, che pagato non aveva ancora il denaro, contro Lucantonio, dicendo, che perché il patrimonio di suo zio Salvadore era assegnato su quei beni, egli perciò non voleva più comperargli. Fece ancor comparire altri creditori su qué beni medesimi; e si adoperò con Monsignor d’ Amalfi, perché avesse costretto il Prete suo zio, come beneficiato in quella diocesi, a fermarsi nella sua residenza. Per tutti questi litigi soffri il Porzio gravi incomodi, ed interessi, e per questi ancora egli andò a Roma, ove fermarsi per qualche tempo, come più innanzi diremo ……..

*Questo intento non fu interamente da lui conseguito, se non se nell’anno 1698, in tempo del Duca di Medinacelli Viceré, e stabilito con Regio Assenso. V. Vol. 111. P. 226, e segg. 238. 274.275.277. Mostrò Lucantonio una gran costanza, e coraggio in questo affare; perché se bene non possedeva più cosa sua in quella Terra “Positano”, né in essa dimorava, né riportava alcuna gratitudine da’ suoi Compatriotti; giacché non di rado della loro ingratitudine in molti luoghi si querela; pure per solo amore della patria, non si curò di soffrir interessi, incomodi,furti, e lunghissimi dissapori per vederla libera dalla servitù dé Baroni….

Daniele E.

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