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intervista allo scrittore Raffaele Formisano by Mattia Lauro

Sorrento . “L’autore di questo romanzo di fantascienza, che è ingegnere gestionale, si è ispirato al paradosso del gatto di Scrhodinger, un concetto scientifico di meccanica quantistica. Nella vicenda immaginaria trattata nel testo, lo studio e l’applicazione pratica di questa teoria vengono realizzati da un professore universitario di nome Newton Weaver e dal suo ricercatore […]

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Sorrento . “L’autore di questo romanzo di fantascienza, che è ingegnere gestionale, si è ispirato al paradosso del gatto di Scrhodinger, un concetto scientifico di meccanica quantistica.

Nella vicenda immaginaria trattata nel testo, lo studio e l’applicazione pratica di questa teoria vengono realizzati da un professore universitario di nome Newton Weaver e dal suo ricercatore Taylor Donovan, protagonista della storia.

L’oggetto ipotizzato nell’esperimento mentale del fisico Erwin Schrodinger è una sorta di gabbia divisa in due comparti, con cui si vuole dimostrare che l’unicità di un fenomeno macroscopico porterebbe a un paradosso di vita e morte contemporanea di un gatto chiuso nella scatola.

Ragion per cui, come ipotizzato da un fisico successivo, di nome Hugh Everett III, l’enigma dovrebbe sciogliersi postulando l’esistenza del multiverso, secondo un modello a molti mondi.

L’applicazione del professor Weaver consiste, infatti, in un impianto di tipo quantistico, grazie al quale gli utenti hanno la possibilità di viaggiare in realtà alternative, coesistenti con la nostra, vestendo i panni di altri “se stessi” di cui ignorano perfino l’esistenza, con la possibilità di porsi, per così dire, davanti a uno specchio e mettere le proprie vite a confronto con le loro immagini virtuali”

Raffaele Formisano, giovane autore che si affaccia sul panorama letterario italiano con il romanzo di fantascienza – avantpop: “Il paradosso di Schrodinger”

Raffaele, quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere molti anni fa, avevo 12 anni, più che altro per diletto. In terza media vinsi un premio per un tema scolastico su Ercolano, la mia città. Le mie prime effettive pubblicazioni risalgono a fine anni ’90 perché fui selezionato due volte per un paio di antologie abbinate ad un premio a Roma, “Gianmario Marradi”, (un ragazzo che morì su uno scooter), diffuso a livello nazionale.

Dove scrivi di solito? C’è un momento della giornata durante il quale ti senti più ispirato?

Scrivo sul mio portatile a casa, nei miei ritagli di tempo o nei fine settimana. Il mio momento di ispirazione ideale è mentre guido e ascolto musica. Io ho un gruppo che preferisco, i Jamiroquai, la cui musica mi suggerisce delle storie. Questo romanzo, infatti, mi è stato ispirato dal loro brano “Smile”. Mentre lo ascoltavo, mi ronzava in testa ciò che avevo letto quel giorno stesso sul fisico Schrodinger e il suo paradosso del gatto e, tornato a casa, ho iniziato a creare i vari personaggi e la struttura del romanzo.

C’è qualcosa di autobiografico in questo romanzo, oppure hai pensato a qualcuno?

In realtà ho pensato a me e a tanti altri. È un romanzo che si adatta un po’ a tutti. Ci sono tre situazioni, le vite di tre personaggi nei quali ho cercato di racchiudere il carattere della persona media … chi insoddisfatto dell’ amore, chi impantanato in rapporti di coppia violenti, chi irrealizzato sul lavoro etc. Quindi ho cercato di sintetizzare i problemi dell’uomo medio in queste tre persone. Rispecchiano me e tutti quanti. Infatti il lettore può immedesimarsi nelle loro vicende, in quanto ognuno desidera qualcosa che nella sua vita non ha e che vorrebbe conseguire in modo diverso.

Ci sono degli autori ai quali ti ispiri?

Non ho un autore di riferimento, ma leggo molta fantascienza. Uno dei miei preferiti è Philip K. Dick, autore di “il Cacciatore di Androidi” alias “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Uno dei suoi lavori meglio trasformato in film è “Rapporto di minoranza” interpretato da Tom Cruise; altro autore che mi piace particolarmente è Carl Sagan, fisico della Nasa, astrofisico, astrochimico e ideatore del progetto SETI per la ricerca di intelligenze extraterrestri; e non dimentichiamo Jules Verne che scrisse di un sottomarino quando ancora non esisteva e “Dalla terra alla Luna” che ai suoi tempi era pura utopia.

Il mio genere è la fantascienza avantpop, che non tratta di esperimenti, fenomeni strani o missioni stellari come la fantascienza classica, ma, guardando oltre il nostro presente, descrive storie che

riguardano ipotetiche società del futuro, fortemente influenzate da un progresso tecnologicamente molto avanzato, al limite del controllo umano.

Molti scrittori del medioriente, del sudamerica o africani, hanno basato i loro racconti sulla vita quotidiana dei loro paesi. Il posto in cui vivi influisce sul tuo modo di scrivere?
No, io cerco sempre di estraniarmi da ciò che mi circonda. Infatti il mio romanzo è ambientato in una indefinita cittadina americana. In linea di massima posso fare riferimento a qualche situazione che mi è capitata romanzandola un po’, ma è alquanto difficile che descriva il posto in cui vivo. Cerco sempre di volare con la fantasia e immaginare particolari scenari come ideali sfondi per le vicende dei miei libri.

C’è un altro libro in programma?

Io ho scritto tre romanzi (ne ho altri due già pronti), quindi alla fine non escludo che a breve cercherò di pubblicarne anche un secondo, ma necessita di un editing un po’ più accurato.

A chi vorresti dedicare il prossimo libro?

Ad un pubblico eterogeneo, non di nicchia, poiché nel nostro paese la fantascienza è vista come un genere riservato a una ristretta cerchia di estimatori. Ne parlavo con il mio editore che è un grande appassionato di fantascienza e mi chiedeva, per l’ appunto, perché questo genere non decolla in Italia. Per es il mio libro: “Il Paradosso di Schrodinger” può essere visto come qualcosa di complicato a primo impatto, ma non è così, perché alla fine chi scrive fantascienza deve cercare di coinvolgere un pubblico variegato, che venga attratto dalla vicenda, sentendosi, in qualche modo, parte di essa e toccando con mano elementi appartenenti al mondo di tutti i giorni e non navi spaziali o missioni galattiche, ad esempio, che possono essere viste come un qualcosa al di fuori dell’ordinaria realtà.

Secondo me il lettore vuole anche rilassarsi e sentirsi, in qualche modo, a suo agio leggendo un libro, quindi bisogna scriverlo in modo appetibile per la maggior parte della gente.

link al video: https://vimeo.com/198701386

Mattia Lauro

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