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Da Sorrento a reggio Emilia per il 220° anniversario del Tricolore Italiano.

Da Sorrento anche quest’anno, su invito dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia, Il 7 gennaio scorso, un piccolo gruppo di “patrioti”, in rappresentanza delle Associazioni della Penisola Sorrentina: Unione Nazionale Arma Carabinieri; Combattenti e Reduci e Sottufficiali d’Italia, ha preso parte alle manifestazioni commemorative per la Festa del Tricolore, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio […]

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Da Sorrento anche quest’anno, su invito dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia, Il 7 gennaio scorso, un piccolo gruppo di “patrioti”, in rappresentanza delle Associazioni della Penisola Sorrentina: Unione Nazionale Arma Carabinieri; Combattenti e Reduci e Sottufficiali d’Italia, ha preso parte alle manifestazioni commemorative per la Festa del Tricolore, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel 220° anniversario della nascita della prima bandiera italiana.

Il gruppo, guidato da Michele Gargiulo, ha ricevuto il plauso del Presidente Mattarella e delle autorità cittadine reggiane, per aver percorso i quasi 700 km che separano la bella Penisola Sorrentina e la città di Reggio Emilia.

 

Una piazza gelida, in tutti i sensi, ha accolto il presidente della Repubblica, Mattarella. Una cerimonia molto formale, come al solito, nonostante da molti anni si chieda di modificarla per favorire una maggiore partecipazione di pubblico, ha fatto da cornice all’arrivo del capo dello Stato.

In piazza Prampolini non c’era la folla delle grandi occasioni, complice forse anche il grande freddo e il fatto che molti reggiani, probabilmente, sono ancora in ferie. Ma la colpa è forse anche del fatto che il modo in cui si svolgono le celebrazioni non scalda il cuore dei reggiani e non favorisce la partecipazione.

Venendo alla cerimonia, Mattarella è stato accolto dalla banda della Folgore e dagli studenti. In piazza c’erano anche il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e le altre autorità civili e militari. Il capo dello Stato ha passato in rassegna i reparti schierati ed ha preso parte all’alzabandiera con l’esecuzione dell’inno nazionale.

Gli onori militari al presidente della Repubblica sono stati resi dalla Banda della Brigata paracadutisti “Folgore” e da una Compagnia d’onore interforze composta da plotoni di: Reggimento Genio ferrovieri di Castelmaggiore (Bologna), Marina militare del Comando marittimo Nord di La Spezia, Aeronautica militare della prima Brigata aerea operazioni speciali di Cervia (Ravenna), Arma dei Carabinieri del quinto Reggimento Carabinieri Emilia-Romagna di Bologna, Guardia di finanza del Comando provinciale di Reggio Emilia.

Erano presenti in piazza i labari e i medaglieri delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, la bandiera dei Mutilati e invalidi di guerra dell’Emilia-Romagna, il medagliere dell’istituto del Nastro azzurro (associazione dei decorati al valor militare). Presente anche il gruppo storico della Guardia civica di Reggio Emilia, in uniformi di foggia tipica dell’epoca napoleonica, ricostruite dall’Associazione nazionale Comitato Primo Tricolore.

Nella sala del Tricolore, in municipio, Mattarella ha assistito alla consegna della Costituzione della Repubblica Italiana agli studenti. Al termine della mattinata al teatro Valli ha partecipato a una prolusione di Ernesto Galli della Loggia.

Unico strappo al protocollo e novità, la bandiera di 1.797 metri (anno di nascita del Tricolore) che ha sfilato per le vie del centro. Una bella iniziativa, ma che dimostra come la partecipazione dei cittadini fosse bassa dato che il drappo è rimasto mutilato (ben 500 metri sono rimasti sul camion, ndr), proprio perché nel finale mancavano le persone necessarie a sostenerlo.

Nel pomeriggio, verso le 16, il presidente della Repubblica ha visiteto l’Istituto Cervi a Gattatico, dove ha sede il museo della Resistenza; lì incontrerà gli eredi della famiglia Cervi e i rappresentanti dell’Anpi.

Molti pensano che l’origine della bandiera italiana coincida con l’Unità di Italia. In realtà risale alla fine del 1700. Infatti, la sua prima comparsa ufficiale va a collocarsi nel 1796, anno in cui vide la luce la Repubblica Cispadana, comprendente alcuni territori dell’attuale Emilia Romagna. Il verbale della riunione recita: “Fa pure mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”. Ecco perchè alla bandiera italiana è dedicata la Festa del Tricolore, istituita dalla legge n° 671 del 31 dicembre 1996, Festa che si tiene ogni anno il 7 gennaio. Questa celebrazione ricorda la prima adozione ufficiale del tricolore come bandiera nazionale da parte di uno Stato italiano, la Repubblica Cispadana appunto: era il 1797.

Ma perché furono scelti i colori bianco, rosso e verde? Sull’argomento si è molto discusso e le suggestioni arrivano anche dalla poesia. “Il verde la speme tant’anni pasciuta, il rosso la gioia d’averla compiuta, il bianco la fede fraterna d’amor” recita Berchet; ma Dall’Ongaro risponde: “I tre colori della tua bandiera non son tre regni ma l’Italia intera : il bianco l’Alpi, il rosso i due vulcani, il verde l’erba dei lombardi pian”. Carducci, invece, scriveva: “Le nevi delle alpi, l’aprile delle valli, le fiamme dei vulcani. E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de’ poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi”. Mentre altri, molto meno poeticamente, sostengono che i tre colori derivino essenzialmente da una mera copia della bandiera francese, alla quale si è sostituito il verde con il blu.

Molte ipotesi e nulla di certo, se non la derivazione proprio francese della struttura della bandiera: un modo per auspicare che gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, della Rivoluzione Francese, trovassero terreno fertile anche nella nostra penisola.

Il tricolore di oggi. Bisogna aspettare la fine della Seconda Guerra Mondiale affinché il tricolore si affermi per come lo conosciamo oggi. Se, infatti, la restaurazione soffocò e dimenticò il vessillo della nostra penisola, la proclamazione del Regno d’Italia vide una ripresa dello stendardo a cui, però, si andò ad aggiungere lo stemma della corona reale sabauda. Il 27 dicembre del 1947 poi il tricolore venne fissato come bandiera nazionale. L’articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”. A breve, della storia del tricolore italiano e dei 70 anni della nostra Costituzione si parlerà a “La Storia Oscura”, in onda tutti i giorni dalle 13 alle 15 su Radio Cusano Campus, la radio dell’Università Niccolò Cusano.

La Festa del Tricolore celebrata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella 220 anni dopo. A Regio Emilia oggi il Capo dello Stato ha detto: “Il valore dell’unità nazionale va considerato non con lo sguardo al passato, ma verso il futuro, il futuro concreto del nostro popolo. Il modo di intendere così il valore dell’unità nazionale lo rende coinvolgente ed espressivo del diritto di tutti a essere cittadini del nostro Paese. Il Tricolore contiene ed esprime il valore della nostra unità nazionale. Non a caso la nostra Costituzione, all’articolo 12, raccoglie, indica e definisce il Tricolore che ha accompagnato con continuità le varie fasi della storia unitaria del nostro Paese, dal Risorgimento alla costruzione della concreta unità di vita dell’Italia, alla Resistenza, alla Repubblica, attraverso una lunga trama di vite, di storie, di aspirazioni, luoghi, eventi in cui si è svolta la vita del nostro Paese in questo periodo”.

Unità e momenti di debolezza. Mattarella ha poi precisato: “Il valore dell’unità nazionale ha auto momenti di arretramento: è stato indebolito nel periodo in cui la deformazione del concetto di patria e di nazione con il fascismo ha indebolito anche la condivisione popolare. Si è ripresa, come diceva un grande italiano che è mancato poco tempo fa come Ciampi, l’8 settembre 1943: da quel momento si rilancia il valore della patria e dell’unità nazionale. Un valore declinato in maniera evolutiva, con crescente consapevolezza, con una crescita di sentimento comune nazionale che si è manifestato con evidenza nella grande guerra, pur col suo carico di privazioni e lutti”.

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