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RISCHIA LA CHIUSURA IL CENTRO ANTIDIABETE “FRA GERARDO SASSO” DI AMALFI Preoccupazione tra i malati e

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E’ ancora presto per dirlo, ma un campanello d’allarme (o forse qualcosa di più?) sembra esserci nella paventata chiusura del Centro Antidiabete “Fra Gerardo Sasso” di Amalfi. Un polo sanitario sorto nei primi anni ottanta e che, in questi oltre trent’anni di attività, ha prestato assistenza altamente specializzata. Tra l’altro, il diabete è considerato “malattia sociale” e i pazienti non hanno alcun onere a loro carico. La presenza del Centro Antidiabete di Amalfi, innanzitutto, consente cure adeguate, senza che i pazienti, intorno ai 400, siano costretti a sottoporsi a viaggi verso le ASL di Cava o Salerno per un’assistenza medica e terapeutica che, in questi ultimi tempi, fa registrare paurosi vuoti.
La chiusura di questo Centro, in un territorio come la Costiera Amalfitana, già fortemente penalizzata in fatto di idonee strutture sanitarie, significherebbe aggiungere alla cronica malasanità anche un brillante esempio di malasocietà. Perché il punto dolens della questione è che il Centro, dopo aver già dovuto cedere alcune stanze, oggi possa subire addirittura lo sfratto dagli attuali (rimanenti) locali presso l’ex monastero, trovandosi di fronte una mancanza di alternativa; immaginabili le difficoltà esistenti ad Amalfi nel reperire altri idonei siti disponibili. Tra l’altro, non è molto chiaro di chi sia la proprietà del plesso, ma di certo si sa che quei locali vengono reclamati “per sue esclusive personali esigenze”dall’avvocato G. Buonocore, legale della Fondazione “M. Bianco” alla quale viene mensilmente e regolarmente versato dal Centro un canone di fitto.
Domanda: ma le Fondazioni non nascono con scopi sostanzialmente umanitari?
Una “informativa”, tra l’altro, è stata già inviata dai responsabili del Centro sia al Prefetto che all’Arcivescovo di Amalfi, che sarebbe il Presidente della Fondazione.
E se, poi, è solo una questione di pigione, non pensiamo che ci siano problemi in materia. Peraltro, non va dimenticato che questa assistenza sanitaria funziona grazie a delle unità mediche altamente specializzate che dovrebbero essere licenziate e che, con non poca difficoltà, troverebbero un’altra occupazione. In definitiva la chiusura di quel Centro sarebbe una vera e propria iattura per una grossa fetta di cittadini della Costiera.
Inoltre sembra che un certo fermento stia serpeggiando tra la popolazione, soprattutto nelle famiglie con pazienti diabetici che vedrebbero vanificarsi una struttura di alto profilo sociale e umanitario. Si parla di manifesti, di pubblica denuncia: una situazione che certamente non gioverebbe alla tranquillità di una cittadina e di un territorio, come quello amalfitano, che da sempre ha cercato di stare lontano da beghe sociali. (Utente dal Web)

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