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chiarimenti sulle potature dei platani a Maiori

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Da alcuni giorni sono iniziate le potature sui platani che impegnano la lungomare di Maiori. Ascoltate le osservazioni di alcuni cittadini scettici sul sistema di potatura adottato, soprattutto in confronto al più invasivo e devastante sistema utilizzato nei comuni limitrofi, si rende doverosa un’illustrazione del sistema seguito.
Innanzitutto, più che gli usi diffusi in altre realtà anche vicine, l’attenzione è stata posta sulla realtà ambientale, sul contesto e, nel caso degli alberi, sulle loro esigenze fisiologiche, da esseri viventi quali sono.
Nella foresta le potature avvengono in modo spontaneo e naturale, in ambito urbano, per creare la simbiosi tra l’essere umano e le sue attività, con questi meravigliosi amici che sono gli alberi, diventa spesso necessario intervenire con potature che devono finalizzare questo obiettivo.
In considerazione del fatto che le alberature trattate non avevano mai ricevuta una “potatura di formazione” nei primissimi anni di vita, occorreva cominciare a dare una impostazione “adulta” prima che l’albero si comportasse come fa nella foresta a tutto discapito di quella simbiosi di cui si è detto.
Alcuni anni addietro, sicuramente più di dieci, le alberature hanno subita una capitozzatura, tecnica di potatura aberrante e umiliante per l’albero, che ne ha fatto sviluppare le ramificazioni a “testa di salice” e che avrebbero dovuto essere governate già nel corso del primo anno di ricrescita. Allo stato attuale, prima che sui singoli rami del primo impalcato andassero a gravare carichi eccessivi determinando “scosciamenti” pericolosi, non si è fatto altro che selezionare due o massimo tre rami tra i migliori, sul secondo ordine d’impalcato, che a loro volta sono stati trattati, nella maggior parte dei casi, con la tecnica del “ritorno” o a “tutta cima”. In ogni caso si è deciso di non eseguire tagli che superassero i 7-8 cm. di diametro, non solo per evitare inutili e dannosi monconi, ma anche per favorire la naturale emissione del callo di “compartimentazione” classico degli alberi di latifoglia. Naturalmente, è piena la consapevolezza che per una struttura già avviatasi, negli anni trascorsi, a un’auto-impostazione, non sarà possibile un recupero ideale degli esemplari, ma sarà molto prossimo ad esso; entro i prossimi tre anni sarà opportuno eseguire un intervento che assesti definitivamente gli esemplari e li destini per il futuro a sole potature di ritorno o a tutta cima, maggiormente rispettose della fisiologia e caratteristica degli alberi.
Il grande e incomparabile maestro di arboricoltura, Alex Shigo (Capo Dipartimento delle Foreste degli Stati Uniti d’America), contrario a ogni forma di potatura, tuttavia consapevole della necessità, affermava che “La civiltà di un popolo si misura dal modo come tratta i suoi alberi”. Riteniamo che a Maiori si possa essere convinti di un ottimo livello di civiltà per il modo come sono eseguite le potature in questi giorni. Per altro, non si sta potando per far posto alle luminarie natalizie o evitare che ci siano troppe foglie sugli alberi o perché si è sempre fatto così.
Il nostro primo obiettivo è quello di rispetto verso i nostri silenti amici che spesso ricevono umiliazioni e mutilazioni, a fronte del grande benessere che ci riservano e dispensano. (Utente dal Web)

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