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Juve-Napoli. Per vincere ci vogliono testa e coraggio

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Può il Napoli giocarsela per la Supercoppa contro la micidiale Juventus, quella dei 95 punti nell’anno solare 2014, quella del migliore attacco (34 reti) e della migliore difesa(7) in campionato, unica rappresentante italiana in Champions? Non bastano le intenzioni, espresse in questi giorni dai rappresentanti della contradditoriasquadra azzurra: ancora ci si chiede come sia stato possibile passare in un mese dalla brillante e vigorosa prestazione contro la Roma a quelle flebili contro Cagliari, Empoli, Samp, Milan e perché Rafa, a cui De Laurentiis ha lanciato una sorta di ultimatum per il contratto, non riesca a dare continuità al gioco e ai risultati. Certi cali evidenti e preoccupanti avvengono perché mancano uomini importanti come Zuniga e Insigne oppure bisogna correre ai ripari e rafforzare l’organico, evitando di ripetere l’errore di valutazione fatto in estate, prima dello spareggio Champions perso a Bilbao? Sono interrogativi che rischiano di accompagnare il Napoli anche nel 2015, ma una certezza c’è: per battere oggi la Juve, vendicarsi dello scippo subito a Pechino nel 2012 e conquistare la seconda Supercoppa dopo quella del ’90, servirà lo stesso atteggiamento esibito nella partita contro la Roma, quando venne data una lezione di calcio ai giallorossi. Tutto perfetto, neanche un dettaglio sbagliato al San Paolo. Sarà necessario quell’atteggiamento difensivo molto accorto, di Albiol e Koulibaly ma anche dei mediani scelti da Benitez per limitare gli inserimenti di Vidal, Pogba e Marchisio. La squadra dovrà essere corta, non lasciandosi sorprendere dal contropiede, come è accaduto contro avversari di livello inferiore, ad esempio l’Empoli, e soprattutto dovrà avere un’elevata intensità per non farsi schiacciare dalla Juve, che nella prima mezz’ora (e non solo) sa essere devastante. Il Napoli dovrà essere squadra, come accadde appunto contro la Roma. Hamsik sarà chiamato a un gravoso lavoro su Pirlo perché dovrà andare in pressing per impedirgli di far partire l’azione. E bisognerà cercare di limitare ai minimo i falli nella trequarti perché le punizioni del genio bianconero sono davvero maledette. Una partita tutta difensiva? Assolutamente no, non può essere nello spirito di un allenatore come Rafa, che aspetta risposte finalmente convincenti dai big. Hamsik o Higuain, che potrebbe essere solleticato dal confronto con Tevez: serve una prestazione da campione, non a caso le reti e le migliori prove del Pipita sono coincise con la marcia di avvicinamento degli azzurri al secondo posto, poi bruscamente interrottasi. E non dovrà mancare l’apporto di Callejon, che dopo la convocazione in nazionale non è riuscito più ad offrire un apprezzabile contributo. Lui e Mertens dovranno mettere pressione sugli esterni della Juve, in particolare al belga toccherà il compito di tenere basso Lichtsteiner. La carenza di alternative, dopo l’uscita di Insigne (era l’azzurro più in forma) dalla rosa per infortunio, mette una sola carta a sorpresa a disposizione di Benitez. Che poi tanto a sorpresa non è, perché il giovane attaccante Zapata ha segnato 5 gol finora. Si è battuto come un leone contro il Parma, ultimo in classifica. Chiellini e Bonucci hanno ben altra tempra, ma lui c’è, con il suo vigore e il suo spirito di sacrificio, pronto a dare una mano e ad abbinarsi ad Higuain. Al di là di tutto, per battere un’eccellente squadra come la Juve è necessaria una concentrazione feroce. Serve la testa, come ha ricordato De Laurentiis, che avrebbe acquisito un altro ruolo all’interno del club, quello di motivatore: ha voluto lui ricaricare la squadra, con toni forti, dopo la figuraccia a Milano perché alcuni big sembravano spenti, ricordando che la stagione è solo a metà. E oggi, a Doha, può essere ad una svolta. (Francesco De Luca – Il Mattino)  

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