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IL MENU DELLA VIGILIA E QUELLO DI NATALE SECONDO LA TRADIZIONE

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Di Sigismondo Nastri (Decano dei giornalisti della Costiera amalfitana e poeta) . Nonostante l'aumento del costo della vita, l'atmosfera del Natale ormai si respira a pieni polmoni. Natale è Natale: rappresentato, sì, dal presepe, dall'albero, dal suono delle zampogne, dalle strade illuminate. E mi fermo qui: i botti, no, quelli non li considero elementi della festa e spero che vengano messi definitivamente (e per davvero) al bando. Gli spari richiamano le guerre, le tante violenze sparse qua e là nel mondo. Ma Natale, al di là di quello che rappresenta per noi cristiani, significa soprattutto ricomporre i nuclei familiari, ritrovarsi insieme (cosa che avviene raramente al giorno d'oggi!) intorno a una tavola apparecchiata. Benedetto, perciò, sia il Natale anche come elemento di aggregazione in questa società disgregata, dominata dall'individualismo e dall'egoismo. Mi vengono chiesti, come mi capita ogni anno, suggerimenti sui menu della vigilia e della festa. Menu, ovviamente, ispirati alla tradizione, non quelli imposti dal consumismo. Ripropongo, così, indicazioni già date. Repetita iuvant, dicevano gli antichi romani. Ognuno ne faccia l’uso che crede. Achille Talarico, il medico gastronomo salernitano, ricorda che una volta “la prima grande ricorrenza, quella più cara ai ragazzi, era il Natale, che si preannunciava, in casa e fuori, con grandi preparativi, riguardanti specialmente la confezione dei dolci e degli altri cibi rituali”: zeppole, struffoli, croccante di nocciole, calzoncini con cioccolato e crema di castagne. Che venivano pure scambiati tra parenti e amici, “sotto forma di guantiere e cartocci”. Oggi si va a comprare tutto dal pasticciere. Allora – nota Talarico – , dai dolcieri si compravano solo “dolci di pasta reale (di mandorle), mostacciuoli, ‘susamielli’, roccocò e altro, quasi tutti soppiantati, ormai, dall’invadente panettone”. E dall'altrettanto banale pandoro. O tempora, o mores!

MENU DELLA VIGILIA
– Vermicelli con la colatura. Era, almeno da noi, il piatto della vigilia. In alternativa, non mi dispiace di proporre degli spaghetti aglio e olio, con l'aggiunta di una manciata di pinoli e di gherigli di noci tagliuzzati
– Broccolone lesso (il broccolo di Natale, per intenderci), condito con olio extravergine d’oliva e succo di limone
– Pizzelle di baccalà (un classico), oppure baccalà a fette, infarinato e fritto
– Capitone fritto, in scapece (c’è chi non riesce a farne a meno)
– Pesce (dentici, saraghi, marmi, oppure fette di pesce spada, ecc., che in questi giorni hanno prezzi elevati), al forno. L'astice e l'aragosta lasciamoli a chi se li può permettere. Anche un polipo bollito e condito con del buon olio extravergine e una spruzzata di limone può andar bene
– L’immancabile insalata di rinforzo, preparata con cavolfiore lessato al dente, tagliato a cimette e guarnito con pupacchielle a listarelle, filetti di acciughe, olive nere e verdi, scarola riccia, qualche cappero, il tutto condito con olio extravergine d’oliva e aceto
– Frutta fresca di stagione e frutta secca (noci, mandorle, nocciole, le irresistibili castagne del prete di Montella, che quest’anno scarseggiano e sono care, e poi i fichi del Cilento e quelli calabresi di Colavolpe)
– Zeppole, struffoli, calzoncelli dolci, susamielli, mostacciuoli e roccocò.
MENU DI NATALE
– Antipasto con prosciutto, capicollo, soppressata, caciocavallo di Agerola
– Menesta 'mmaretata (che è una bomba nello stomaco). Eventualmente si può sostituire con una altrettanto ottima cicoria in brodo di cappone
– Cannelloni (la tradizione, ripresa in un racconto da Gaetano Afeltra, vuole che siano stati inventati ad Amalfi). In alternativa, lasagna (confesso una mia debolezza: amo gli schiaffoni col ragù)
– Cappone bollito e passato arrosto con contorni vari (patate, piselli, insalata)
– Salsiccia alla brace con i friarielli (broccoli di rape scuppettiati)
– Frutta fresca di stagione e secca (ved. menu della vigilia)
– Zeppole, struffoli, calzoncelli dolci, susamielli, mostacciuoli e roccocò.
Sigismondo Nastri
P.S. Mentre scrivo queste note, penso ai tanti per i quali il Natale rimane un giorno come tutti gli altri. Rivolgo, perciò, un appello alla solidarietà. Sconfiggiamo l'indifferenza!

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