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Doha, quell’ultima spiaggia per Rafa. E’ già conclusa la stagione dello spagnolo? L’unica risorsa è la Supercoppa

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Il Napoli riesce nella difficile impresa, nel primo tempo umido e triste di San Siro, di demolire una convinzione negativa che i tifosi si erano costruiti a forza di pareggi casalinghi: non è vero che la squadra vada in difficoltà con le piccole che si difendono. Riesce ad andare in difficoltà anche con le grandi, ancorché decadute, che si mettono a fare gioco. I fantasmi di Maradona, Careca, Gullit e Van Basten avranno ululato disperati aggirandosi su un prato sul quale avevano disegnato il più grande calcio del loro tempo e del successivo, vedendo quanto scadenti siano diventate le formazioni che hanno benedetto i secondi anni Ottanta. Il Milan è volenteroso e approssimativo, ma deve aver sentito la scossa del suo presidente in visita pastorale come ai vecchi tempi; il Napoli invece decide di fare a meno di Hamsik, di Inler, di Gargano e come spesso accade i presenti riescono nel compito di far rimpiangere gli assenti. Una menzione speciale, in questo senso, per i centrocampisti eletti, l’involuto Jorginho e l’anonimo David Lopez, nulli in copertura, scadenti nell’impostazione e inutili al tiro, e per il celebrato Koulibaly, saltato come fosse di bronzo da qualsiasi milanista si arrischiasse dalle sue parti, e in primis da Menez, il giocatore di maggior classe in campo. E Higuain? E’ diventato davvero insopportabile il suo costante inveire contro i compagni, esempio peraltro raccolto da diversi azzurri come Callejon e Mertens, gesticolanti come sbandieratori verso gli altri, smoccolanti in continuazione nella pretesa di ricevere palloni puliti e giocabili a ogni azione, salvo distribuirne di sbagliati tutte le volte che toccava a loro. Questa storia della lamentela perenne verso i compagni forse racconta del momento di questa squadra più degli eventi tattici in sé: non pare che sia il modo migliore di motivare i componenti della compagine in possesso di minor valore tecnico, che più di tanto comunque non possono fare e che se diventano più incerti hanno ancora minor senso. Il secondo tempo se possibile è anche peggio. Il gol di Bonaventura è emblematico, col cross dello svenduto Armero nell’area piccola e il colpo di testa solitario dell’attaccante rossonero, abbandonato dai cosiddetti difensori centrali e dal solito diversamente uscente Rafael. Da lì un tranquillo Milan porta a casa la più semplice delle vittorie, su un avversario incapace di imbastire qualsiasi forma di gioco perché privo di voglia, forza e capacità. La partita di Milano ribadisce una dura verità, che era chiara fin dall’inizio della stagione e che oggi è ancora più evidente: il Napoli è decisamente più debole dello scorso anno. I confronti tra quelli che sono andati via e quelli che sono arrivati è impietoso: Reina, Dzemaili, perfino Fernandez sarebbero stati largamente preferibili ai nuovi titolari; per non parlare di Michu e di Pandev. Per quanto riguarda il malinconico David Lopez, il tifoso ignorante non riesce a spiegarsi per quale gioco possa essere ritenuto, come è stato detto, preferibile a Behrami: ma questo gioco non è sicuramente il football. Oltre a ciò, continua la paurosa involuzione tecnica di alcuni protagonisti dello scorso anno come Hamsik, ancora una volta assente nel tempo in cui è stato in campo, Jorginho, che riesce a fare peggio a ogni partita, Albiol, che sembra il fratello incapace di se stesso. Higuain poi, come abbiamo detto, risulta irritante per i compagni, gli avversari e i tifosi per l’atteggiamento che mantiene sin dall’ingresso in campo. Si chiede, il tifoso, se non sia clamorosamente terminato anzitempo il progetto tecnico che vedeva Benitez alla guida di un Napoli pieno di sogni e speranze. Si chiede, il tifoso, se non abbia senso prendere atto di una stagione che vede il Napoli risucchiato nel gruppone, e utilizzare già il mercato di gennaio per lanciare una rifondazione che appare oggi necessaria. Si chiede, il tifoso, se non si debba praticare una bella purga a un settore tecnico che ha portato gente che nella migliore delle ipotesi va bene per chi combatte per non retrocedere o addirittura per la serie B, senza lanciare uno che sia uno dei ragazzi della Primavera, che continuano a non vedere nemmeno la lunghissima panchina oggi consentita. Poi il tifoso riflette e ricorda che in fondo la zona Champions è ancora a due punti; che siamo nei sedicesimi di finale dell’EuropaLeague; che c’è una supercoppa da giocare e una coppa Italia da difendere. E allora spera che qualcuno chiami qualcun altro a un duro faccia a faccia, e costringa i professionisti a fare i professionisti. Almeno questo. (Maurizio de Giovanni – Il Mattino)

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