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Analisi della sconfitta del Napoli a Milano. L’alibi di Benitez: «Creiamo molto, segniamo poco»

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L’agonia azzurra comincia da un foglio di carta al quale manca un nome, è il foglio delle formazioni, e il nome è quello di Hamsik. Poi continua con un pallone strambo che sguscia nel gelo, come un elettrochoc, tra due difensori immobili, davanti a Rafael che non può far altro che vederlo rotolare in porta con una precisione spietata, ineluttabile. L’agonia è come scivolare fuori da se stessi, non solo dal campionato e dalla zona Champions League. L’agonia è ringraziare il triplo fischio benedetto di D’Amato che chiude una mattanza morale, in una notte dannata. L’esecuzione capitale del Napoli, o di quello che ne resta. «Non siamo certo fuori dalla lotta per il terzo posto, siamo in tanti e tutti racchiusi in pochi punti», prova a rianimarsi Rafa Benitez. Il Milan è la sua croce e la sua delizia. Sotto di un gol ha pensato a una rimonta, figurarsi: a Istanbul, nel 2005 gliene riuscì una assai più audace. Ma qui è notte buia. «I rossoneri hanno giocatori di qualità. Il pressing alto va fatto bene altrimenti loro possono attaccarlo. Come hanno fatto. Abbiamo comunque recuperato bene palla in diverse occasioni. Ci sono stati tanti inserimenti per vie centrali ma non è una questione di centrocampista difensivo, ne abbiamo due lì al loro posto quando Menez segna il primo gol. Lì l’errore è il nostro. Anche perché i difensori centrali erano al loro posto. Eppure non abbiamo fatto bene ed è arrivato lo stesso il gol». Per un lunghissimo tratto della partita, il Milan ha dato l’impressione di poter segnare a ogni tentativo, perché di fronte aveva quasi il niente. Un niente assai dialettico. Un giorno in linea di galleggiamento e il giorno dopo in apnea, ora pugnace e il momento dopo friabile e tenerello, quasi mai in controllo delle proprie emozioni e sempre con le energie al lumicino. A scanso di equivoci la partita si decide già nei primi dieci minuti, che raccontano tutto: la facilità con cui il Milan cerca e trova la porta, la sua palese superiorità atletica, la totale inadeguatezza del Napoli nel difendere gli spazi. «Fino alla gara con la Roma si diceva diversamente. Noi sappiamo che non abbiamo continuità, il problema è che non facciamo gol, è lì che facevamo la differenza un anno fa quando invece segnavamo molto di più. Ora l’attacco non è così pericoloso nonostante tutte le occasioni che crea. Ci manca comunque fiducia per fare quello che dobbiamo fare, anche con la Samp abbiamo reagito ma serve anche fortuna per fare un gol sulle tante occasioni». Già. Dopo il 2-0 con la Roma, un mese fa e non un anno fa, il Napoli era a 4 punti dai giallorossi: ieri sono precipitati a 11 punti dai capitolini. In 4 giornate senza vittorie. La striscia finisce qui: dal 21 settembre (1-0 a Udine), undici gare senza sconfitte. Ma nelle ultime tre solo tre insipidi pareggi. «Perdiamo fiducia quando non arriva il gol, sappiamo bene che questo non è il passo per arrivare in Champions. Col Milan ci è mancata molta precisione». Questa volta, al contrario di sette giorni fa, si è davvero intrattenuto poco con la squadra. «Pensiamo al Parma e poi alla Supercoppa. Questo gruppo mi segue e non ha problemi di personalità: certo, il secondo posto diventa complicato, troppi i punti persi quando non dovevamo farlo. Il mercato? Devo pensare a recuperare prima questa squadra…». (Pino Taormina – Il Mattino)

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