Positano News - Notizie della Costiera Amalfitana Penisola Sorrentina Campania - Positano News

All’opera con le marionette

Più informazioni su

 

La Compagnia Carlo Colla rappresenterà sul palcoscenico del massimo cittadino dal 12 al 14 dicembre Il Trovatore di Giuseppe Verdi

 

Di OLGA CHIEFFI

Sul palcoscenico del teatro Verdi di Salerno, disegnato e assemblato dalla Compagnia Marionette Carlo Colla & Figli, leggenda del teatro di figura che a Milano, da questa sera al 14 dicembre, alle ore 21,  andrà in scena Il Trovatore di Giuseppe Verdi. La tradizione delle marionette all’opera comincia da lontano. Precisamente nel 1860. Così lunga è l’esperienza marionettistica dei Colla, fin dal fondatore Carlo Colla che intercettò il buon uso della maschera a partire dal mitologico Teatro Gerolamo, sfruttando un redivivo interesse per la Commedia dell’Arte nella Milano battagliera di metà Ottocento e facendone un vanto fino ai giorni nostri. Impossibile qui dar conto di un’epopea familiare ricca di avvenimenti e rivolgimenti ci basti forse l’epoca recente fatta di tournée in ogni parte del mondo, le ricerche maggiori operate, in gran parte all’interno dell’Atelier di Via Montegani 35 a Milano, oltre che sull’opera lirica, anche romanzo storico e, naturalmente, fiaba. Ma c’è da dire, tuttavia, che un tratto distintivo attraversa l’intera storia e si pone in essa come filo rosso: la sapienza dei Colla rappresenta non solo una tradizione invincibile e tutta italiana di resa scenica, ma anche un laboratorio permanente capace di trasmetterla per generazioni, oltre le tendenze e le innovazioni fugaci: la marionetta Colla ha resistito al deterioramento per la sua particolare qualità, nel mondo artistico dei due secoli precedenti, di segnare il tempo e non subirlo. Niente cast dal vivo, per questo Trovatore, ma un meraviglioso passo indietro per la versione che ascolteremo in sala: anno di grazia 1956 è Il Trovatore edito dalla EMI. In questa incisione c’imbattiamo in una delle performance più straordinarie di Maria Callas, che interpretava Leonora per la seconda volta in studio. C’è veramente poco da dire, è una pietra miliare dell’Arte del Canto e a questa considerazione si giunge perché è impossibile non apprezzare il magistero tecnico del soprano, la sua cura della parola scenica, tale che sembra di ascoltare per la prima volta alcune frasi (anche le più note, penso solo all’incipit celeberrimo dell’aria di sortita Tacea la notte placida).Una continua scoperta di finezze, di particolari nascosti, di accenti che rendono vivo e reale il personaggio di Leonora. Ci accorgeremo che la Callas a più di cinquant’anni di distanza è una Leonora attuale, moderna, come la si vorrebbe sentire oggi in teatro. C’è un abisso tra lei e i pur notevolissimi compagni d’incisione, le cui prove appaiono irrimediabilmente datate e vecchie, al di là di problemi vocali che affliggono in particolar modo Giuseppe Di Stefano, Manrico, ma anche gli altri. La concertazione è di Herbert von Karajan alla testa di un’orchestra e un coro della Scala…d’altri tempi efficace e teatrale, drammaturgicamente congrua, per l’equilibrio tra luce e buio, per la perfetta simbiosi raggiunta tra orchestra e cantanti. Pur se la sequenzialità delle scene non può far altro che seguire il corso degli eventi e rispettare tempi e modi, dell’opera, su quei fili corre l’emozione – è proprio il caso di dirlo – perché una volta tanto non è la costruzione drammaturgica o l’effetto elettronico a indurci nella percezione del mondo contemporaneo, bensì la genuinità di parti teatrali composte con mezzi umani o meccanici – quindi dall’uomo azionati – e non virtuali. La concretezza dell’azione, determinata dai marionettisti che muovono le marionette costruite o restaurate da Franco Citterio, è allora il primo e più chiaro risultato di questa partitura scenica per movimenti fluidi ed evocazioni luministiche sembra che tasti e fili siano gli stessi di un pianoforte e che il dinamismo dei burattini si innesti nelle scene come vivendole davvero, come se pian piano si smettesse il filo e non restasse altro che l’espressività, il gesto, la verità dell’umano come lascito più tradizionale, per costituzione imbrigliato da una rete filamentosa, della finzione scenica. 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Positano News, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.