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Il Liceo “Virgilio” di Meta incontra l’Europa con il progetto “Back to school”

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Sabato 18 ottobre un gruppo di studenti del Liceo classico-linguistico e delle scienze umane “Virgilio Marone” di Meta ha incontrato un suo ex allievo nell’ambito di un progetto europeo denominato “Back to School”. Abbiamo intervistato in esclusiva per “Positano news” il dr. Giovanni Cioffi che, dopo avere a lungo dialogato con gli interessati e motivati studenti del IV e V anno del “Virgilio” di Meta, guidati dal prof. Antonio Volpe, docente referente per l’Orientamento post – diploma, ci ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.

Dr. Cioffi ci può spiegare in due parole cos’è l’iniziativa “Back to School” promossa dalla Commissione Europea?

L’iniziativa Back to School è un programma di comunicazione della Commissione Europea che ogni anno consente a centinaia di funzionari che lavorano per le istituzioni europei di tornare nelle scuole superiori dove hanno studiato per incontrare gli studenti, parlare con loro di Europa, dargli delle informazioni che potrebbero essergli utili per il loro futuro percorso educativo e lavorativo, ed anche ascoltare le loro opinioni. Quest’anno in occasione del semestre italiano di presidenza dell’UE i funzionari italiani sono stati particolarmente incoraggiati a partecipare ed io ho colto l’occasione per tornare nel mio Liceo.

Che emozioni ha provato nel ritornare tra le mura del suo vecchio liceo?

È stato sicuramente emozionante, naturalmente ho molti ricordi legati al liceo, e poi posso dire che i cinque anni passati qua sono stati la base per i miei interessi successivi che mi hanno portato a fare il mio attuale lavoro. Per me è una delle prime occasioni di restituire al territorio da dove provengo un po’ di quello che ho imparato negli anni trascorsi fuori. Devo dire che ero abbastanza teso all’idea di incontrare dei ragazzi e magari avevo qualche dubbio sul loro interesse verso l’iniziativa. Ma, dopo i primi momenti, una volta rotto il ghiaccio mi è sembrato fossero molto interessati e partecipi. Le loro opinioni erano molto acute ed anche le domande per niente facili, anzi alcune di queste domande ce le poniamo continuamente anche noi nel nostro lavoro quotidiano a Bruxelles.

Di cosa si occupa a Bruxelles?

Da qualche mese mi occupo di politiche dell’immigrazione e dell’integrazione. Prima invece mi occupavo di programmi per l’occupazione. In entrambe i casi argomenti che sono al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e in cui l’UE ha un ruolo importante anche perché i cittadini ripongono molte aspettative verso le istituzioni europee.

Ritiene che questi fenomeni migratori dai paesi poveri verso l’Italia possano avvantaggiare la ripresa economica della nostra nazione o rappresentiamo solo una terra di passaggio per raggiungere altri paesi europei ?

Il discorso è molto complesso, sono vere entrambe le cose. Il nostro paese non dovrebbe aver paura dell’immigrazione di per sé, della possibilità che persone in cerca di un futuro migliore vengano nel nostro paese e contribuiscano quindi anche alla crescita dell’economia italiana, soprattutto se possono offrire competenze e capacità che magari non si trovano nel mercato del lavoro italiano. Anzi credo che l’Italia debba fare meglio per attirare talenti da altri paesi europee, ma anche da fuori Europa. Gli italiani stessi sono stati un popolo di emigrazione e hanno contribuito ala crescita di grandi paesi come per esempio gli Stati Uniti. Certo bisogna fronteggiare gli effetti negativi di fenomeni migratori di grandi proporzioni come quelli che stiamo conoscendo e bisogna farlo aprendo vie legali all’immigrazione, contrastando allo stesso tempo l’immigrazione irregolare che mette a rischio la vita di chi intraprende questi viaggi e crea difficoltà alla società e all’economia dei paesi dove gli immigrati irregolari arrivano. Per venire alla seconda parte della domanda, posso dire che è vero che la maggior parte degli immigrati che arrivano in Italia in realtà vogliono andare verso altri paesi, spesso in nord Europa, paesi in cui l’economia va meglio, oppure che hanno una politica più aperta per i richiedenti asilo.

Rispetto al suo curriculum di studi ed al suo percorso lavorativo, ritiene che i giovani d’oggi siano più avvantaggiati o le difficoltà di inserimento siano maggiori?

L’attuale fase economica certo non favorisce l’inserimento occupazionale dei giovani e il nostro paese poi in particolare si porta dietro dei deficit strutturali che rendono più difficile che altrove il passaggio da scuola e università a lavoro. Ma è anche che, seppure io questo passaggio l’ho fato non molti anni fa, oggi gli strumenti a disposizione si sono moltiplicati, soprattutto grazie ad internet. Le informazioni e le comunicazioni vanno molto più rapidamente, bisogna essere pronti a sfruttare le opportunità anche se non sono necessariamente sotto casa, avere spirito d’iniziativa. Non è detto si debba rimanere lontani dal proprio territorio d’origine tutta la vita, ma un’esperienza all’estero o in un’altra città secondo me fa sicuramente bene, ci arricchisce, ed ho visto i ragazzi molto aperti a questo tipo di esperienze.

In quali settori pensa che i giovani diplomati e laureati del domani possano sperare di inserirsi con successo?

Credo che innanzitutto si debbano seguire i proprio interessi personali, ma occorre anche lasciarsi varie strade aperte. È più facile fare qualcosa per cui siamo portati o abbiamo passione. Parlo, seguendo un po’ quella che è stata la mia esperienza. Se poi, per orientarsi, si vogliono prendere in considerazione le necessità del mercato del lavoro europeo, sicuramente il settore IT è quello che ha più domanda, cosi come quello delle professioni sanitarie. Ma il mercato del lavoro si evolve e magari tra qualche anno altri settori tireranno di più.

Quale bagaglio culturale, quali competenze e quali caratteristiche caratteriali deve avere oggi un giovane che cerca lavoro in Italia e in Europa?

Credo che bisogna essere mentalmente aperti, non avere paura di uscire dal proprio guscio, come dicevo prima. Bisogna essere flessibili perché probabilmente la maggior parte delle persone che entrano oggi sul mercato del lavoro cambierà più volte occupazione nel corso della propria carriera. Credo che ormai sia indispensabile per chiunque si avvii a degli studi universitari parlare bene almeno una seconda lingua, ed avere una certa dimestichezza con gli strumenti informatici. Poi non bisogna mai smettere di aggiornarsi, anche perché tutti i campi lavorativi sono oggi costantemente in evoluzione. Poi un consiglio che posso dare ai giovani è di non lasciarsi mai dire che si è troppo giovani per fare qualcosa. Le proprie opportunità bisogna conquistarsele e se necessario anche reclamarle ad alta voce, dimostrando di meritarsele, non sedersi e aspettare ce le conceda qualcun altro.

Le contestazioni contro la moneta unica ed i diktat economici dell’Europa sembrano trovare sempre più eco sui media e nell’opinione pubblica italiana, pensa che potrebbero rallentare il già lento processo di costruzione dell’Unione europea?

Io non credo che il processo di integrazione europea sia stato lento, certo ha vissuto di accelerazioni e fasi di rallentamento, ma se considerato nel suo complesso, dal 1957, anno in cui fu firmato il trattato di Roma che istituì la CEE, fino ad oggi, possiamo parlare di un processo che ha fatto fare passi da gigante all’Europa, che ha messo insieme paesi che fino a pochi anni prima si facevano la guerra, che ha favorito la prosperità economica, che ci consente di viaggiare liberamente in 28 paesi.

In Italia fino a qualche anno fa si riscontrava un supporto schiacciante verso le istituzioni europee, anche abbastanza acritico devo dire, ispirato spesso dalla sfiducia che al contrario si nutriva verso le istituzioni nazionali. Oggi sembra che questo trend sia cambiato e che si sia molto più critici verso alcune politiche europee, in particolare le due che lei ha citato, l’euro e il rispetto di criteri economici per far parte di questa comunità di stati (non parlerei di diktat, anche perché questi criteri sono stati accettati dall’Italia nei trattati che ha firmato). Sicuramente la difficile fase economica influisce e alimenta questa sfiducia. Non credo sia questa la sede per entrare in complicati discorsi di politica economica, di cui tra l’altro non sono un esperto, ma personalmente mi sento di dire che le politiche economiche europee mirano a far crescere l’economia italiana e che la maggior parte dell’opinione pubblica, nonostante le campagne antieuropee, pensi ancora che l’Europa sia parte della soluzione alle difficoltà economiche italiane, non del problema.

Il processo di integrazione prosegue di pari passo alle esigenze della società e degli stati europei, non è un ideologia che va da sé, guidata da Bruxelles, senza tener conto dei cittadini, questa è l’idea che si cerca di diffondere e che io credo occorra contrastare. Forse l’iniziativa Back to School è importante anche per questo, per ascoltare quello che i ragazzi hanno da dire, ancor più che per dirgli cosa fa l’UE.

La ringraziamo dr. Cioffi e buon lavoro a Bruxelles

NOTA: “Le opinioni espresse sono di esclusiva responsabilità dell’intervistato e non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale della Commissione Europea.” (Utente dal Web)

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