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Intervista al grande artista glocal Franco Betteghella foto

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Intervista di Maurizio Vitiello al grande artista “glocal” Franco Betteghella, di ritorno dal Brasile.

 Franco Betteghella nasce a San Giuseppe Vesuviano, il 9 agosto 1950.

Frequenta il Liceo Artistico Statale e l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Negli anni ’70 si trasferisce a Roma dove espone alla Galleria “Arti Visive”.

Critici d’arte, come Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Giulio Carlo Argan, Pierre Restany, Maurizio Vitiello seguono e scrivono sul suo lavoro.

Filiberto Menna lo invita a esporre al “Lavatoio Contumaciale” di Roma.

Intrattiene rapporti d’amicizia e artistici con G. Falzoni.

Nel ’73 presentato da Enrico Crispolti espone al Centro d’Arte “Ellisse” di Napoli.

Pierre Restany nel ’78 lo invita a esporre alla Galleria “Borgogna” di Milano, città nella quale Betteghella si trasferisce per vivere gli anni più intensi e vitali della propria esperienza artistica.

Dopo varie e numerose personali milanesi, vive, periodicamente, a Nizza, dove espone alla Galleria “Sapone” e al Museo d’Arte Contemporanea “Des Ponchettes”.

Contemporaneamente viene invitato a esporre all’Istituto di Cultura Francese “Le Grenoble” di Napoli e segnaliamo e sottolineamo che risulta il primo artista italiano a essere invitato a esporre nella prestigiosa sede napoletana.

Sue opere fanno parte del Centro Studi “Dante Bighi” nella prestigiosa sede della Torre Estense di Copparo (FE) insieme ai grandi maestri del ‘900.

Nel settembre del 2007 espone a Parma alla mostra “Mai dire Mao (al servizio del Pop)” su invito di Gherardo Frassa.

Il 20 novembre 2007 presso la “Picagallery”, in Via Vetriera, 16, a Napoli, Betteghella presenta un ciclo di opere recenti.

Gli esordi pittorici sono d’impostazione accademica, anche se molto presto trova mezzi espressivi e linguaggi di totale libertà creativa.

Nel ’72 realizza a Napoli, nella zona dei “Quartieri Spagnoli”, una vera e propria “Cravatta” per la facciata di un palazzo fatiscente, vero colpo d’occhio in una zona singolare.

L’immagine della “Cravatta” fa il giro del mondo, pubblicata dai maggiori giornali; ripete la provocazione visiva con un papillon per la “Torre Velasca” e un’altra “Cravatta” per il famoso e simbolico grattacielo Pirelli di Milano.

Utilizza stoffe e tessuti per realizzare opere di grande impatto visivo, manipolando, giustapponendo, decolorando, quella che l’artista definisce “la seconda pelle dell’uomo”.

Fanno parte dei vari cicli creativi opere realizzate con tessuti gessati, opportunamente elaborati, grandi “cavalcate morbide”, “fiori e fauni”, “le nuvole”, “anatomie in drappeggi”, “sculture inter-venti”.

Realizza per il primo concerto di Franco Battiato in Campania, le sue prime “sculture di vento”.

E continua a operare con estrema serietà nel suo studio napoletano, ma, di tanto in tanto, parte per lidi lontani, quasi a volersi ossigenare.

 

Si vedano le 12 foto in fondo alla pagina.

 

Ecco l’intervista realizzata:

Mi puoi raccontare delle tue origini vesuviane?

Veramente vulcaniche.

 

Puoi ricordarci i tuoi esordi, le difficoltà iniziali superate e i momenti attuali?

“Incravattamento”  di  vari edifici, “ Papillon” alla Torre Velasca di Milano, stoffe utilizzate come pittura parietale.

I momenti attuali artisticamente sono noiosi.

 

Quali motivazioni di fondo ti hanno spinto a intraprendere la carriera artistica?

Partendo da una identità personale volubile ricercavo nell’arte una certa stabilità, un ancoraggio a valori stabili; sono approdato a forme

espressive di una certa classicità.

 

Quale mostra ti ha consegnato più emozioni?

Quella tenuta alla galleria Borgogna nel 1978, a Milano,invitato da Pierre Restany.

Erano bei tempi e Milano era molto accogliente verso gli artisti.

 

Ho visto le tue diverse serie e ascoltato attentamente, via web, i video e penso che le composizioni che hai realizzato espongano canti e declinazioni di riflessione antropologica.

Il mio lavoro ha origine popolare.

Il giustapporre due drappi di tessuto è un gesto antichissimo che si ripete da sempre, le installazioni fatte utilizzando drappi per affrescare spazi urbani si ispirano alle coperte di raso messe fuori dai balconi durante le feste in onore del santo in processione.

 

Quali artisti sono più vicini a te e per quali sensibilità?

Mi è sempre piaciuto Mimmo Rotella, del quale ero amico.

 

Pensi che la crisi economica che non abbiamo superato e che stiamo vivendo sia anche di caratura esistenziale?

La crisi democratica mondiale ci sta portando lentamente verso una dittatura della finanza. Enormi risorse in poche mani.

La crisi esistenziale dipende dal  fatto che non è facilmente decifrabile l’origine del disastro economico che viene scaricato sulle fasce più deboli della popolazione.

La gente vive in costante disinformazione.

 

Con quali amici artisti operi e concretizzi mostre?

Sono una persona socievole che sta benissimo da solo.

 

Gli altri colleghi come li trovi?

Non esprimo mai giudizi sul lavoro altrui.

Cerco di capire quello che fanno quando ci riesco.

 

Quali i tuoi progetti prossimi?

Riuscire a dare un senso etico al mio lavoro.

Privo di senso etico la creazione artistica non esiste.

 

Lasceresti Napoli per un’altra città, e se sì perché? Il Brasile?

Lascio Napoli con una certa frequenza, ciò mi piace, non mi manca la città.

Tuttavia, devo dire che è una città fantastica per perdere tempo.

In Brasile mi trovo molto bene, ma lontano dalle grandi città.

Negli ultimi anni ci sono stato varie volte e conto di ritornarci dopo i mondiali.

 

 

 

 

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