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Positano, le case si arrampicano su un pendio, John Steinbeck 1953 corrispondenza di un premio Pulitzer

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 Positano e John Steinbeck; passeggiava o scriveva buona parte del giorno, godeva del clima e della luce primaverile, un posto amato da Steinbeck; se il rok adora gli audaci; il grande scrittore adorava Positano, questa una corrispondenza mitica per il giornale Harper Bazaar di uno tra i più forti narratori americani, il californiano John Steinbeck, pescatore, bracciante, impiegato, giornalista, (si legge nella sua biografia) vincitore nel 1937 del Premio Pulitzer con il libro Uomi e topi.

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Positano colpisce profondamente. È un posto di sogno che non vi sembra vero finché ci siete ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato. Le sue case si arrampicano su un pendio talmente ripido da sembrare una scogliera, se non fosse per le scale che vi sono state tagliate. L’acqua della piccola baia ricurva, di un blu e verde incredibili, lambisce dolcemente una spiaggia di piccoli ciottoli.
Il proprietario dell’Hotel Sirenuse è un nobile italiano, il marchese Sersale, che è anche il sindaco di Positano: un bell’uomo sulla cinquantina, che veste come un pescatore e ha un monte di daffare come sindaco. È un archeologo, un filosofo e un amministratore. Ha una sola guardia per mantenere l’ordine, e questa non ha molto da fare. “Qui sono più o meno tutti parenti – dice il sindaco – e se succede qualcosa non è molto diverso da una lite in famiglia,e, ch’io sappia, non giova a niente mettere bocca nelle discussioni familiari”.
Il sindaco è sempre su e giù per Positano. Porta vecchi calzoni, camicia di fuori e sandali. Dà udienza ovunque, dove si trova: su uno scoglio a picco sul mare, appoggiato al bancone di un bar, raggomitolato sulla spiaggia o mentre nuota. Poche sono le cose che sbriga in Comune.
Positano elegge un consiglio comunale di quindici membri, e il consiglio elegge il sindaco fra i membri stessi. La gente di Positano è tutta monarchica; se questo è vero per gran parte dell’Italia del sud, lo è ancora di più per Postano. Pescatori e calcolai, falegnami e carrettieri vogliono un re, e in special modo un re di Casa Savoia.
Così stavano le cose quando fu eletto il sindaco attuale. Il marchese Paolo Sersale fu eletto perché era comunista, l’unico del posto: proprio per questa sua particolarità, fra tutti gli elettori monarchici.

Il marchese Sersale non dice perché diventò comunista; dice solo che lasciò il partito nel 1947, non in collera ma per una specie di disgusto. Fu un po’ una delusione, per la cittadinanza, che il marchese avesse perso la sua particolarità, ma malgrado questo continuarono ad eleggerlo.


La storia di Positano è lunga, ricca, e anche un poco strana; ma una cosa è certa: che dura da un sacco di tempo. Quando l’imperatore Tiberio si trasferì a Capri perché a Roma era odiato, non si fidava di nessuno. Aveva paura che tutti cercassero di avvelenarlo, e forse aveva ragione. Non voleva pane fatto con la farina del posto; la sua triremi si spingeva lungo la costa di Positano e gli portava la farina da un mulino che è ancora in piedi, sul fianco della collina. Il mulino naturalmente è stato aggiornato, ma ancora macina farina per la gente di Positano.
Questo piccolo centro ha avuto un notevole passato. Come parte della Repubblica di Amalfi nel nono, decimo e undicesimo secolo, contribuì alla prima raccolta scritta di leggi marittime che si conoscano, nelle quali furono sanciti i diritti dei naviganti. Nel decimo secolo fu uno dei centri commerciali più importanti del mondo, in gara con Venezia. Non avendo porto, le sue navi erano tirate a riva a mano, dalla popolazione.  Giovanni Farzati

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