Alluvione Atrani, parla il Geologo locale Vittorio Di Benedetto
Vittorio Di Benedetto è di Atrani, conosce il territorio della Costiera amalfitana ed è Geologo. Questa figura professionale è determinante per lo studio dei suoli e su come intervenire sul territorio per evitare catastrofi come quella che ha colpito Atrani. Troppo spesso capita che le amministrazioni locali cercano altrove professionisti per risolvere un problema, senza preoccuparsi di guardare prima sotto casa. PositanoNews ha intercettato il geologo Di Benedetto e gli ha chiesto una relazione su quello che è accaduto nel proprio Comune di Atrani e le possibili soluzioni future per mitigare i rischi.
Di seguito pubblichiamo uno stralcio della sua relazione.
In fondo all’articolo è disponibile la relazione integrale in PDF.
Spostare l’evento di Atrani nel campo del generico dissesto idrogeologico e attribuire all’imprevedibilità della natura stessa del fenomeno (frane) danni e lutti, a parere dello scrivente significa non aver presente le vere cause e i pericoli allo stato ancora incombenti ad Atrani, che traggono origine non dalle frane (peraltro prevedibili in queste condizioni), alla fine della copertura dell’alveo (interno al centro storico) utilizzato a parcheggio comunale, ma da esondazioni provocate da ben note insufficienze idrauliche derivanti da condizioni naturali e artificiali esistenti.
Nel 1949 l’alluvione formò un conoide che consentiva di raggiungere la vicina spiaggia di Castiglione a piedi e non esisteva la “scogliera frangiflutti”.
L’evento piovoso, più forte dell’ultimo, avrà trasportato una massa detritica tripla rispetto a quella del 9 settembre scorso.
Nel 1954 (evento di ottobre, con 100 mm di pioggia distribuita sull’area del bacino idrografico), l’esondazione si ridusse molto (erano state ultimate qualche anno prima le traverse e briglie di contenimento, le “bottazze”, vuote e in grado di trattenere anche volumi d’acqua).
Allora la massa d’acqua torrentizia, dopo aver superato la strozzatura sottostante l’arco del giardino – oggi parcheggio – con un innalzamento del livello dovuto alla divaricazione dell’alveo torrentizio (effetto serbatoio), usciva dall’arco con un rialzo a forma d’onda causa la spinta idrodinamica proveniente dalla parte posteriore.
Lo scrivente ha più volte assistito a questo fenomeno nelle piene avvenute successivamente, poi la corrente proseguiva veloce verso il tratto coperto. Con le mutate condizioni ambientali dopo la copertura, dove si formava il suddetto rialzo ora la corrente incontra all’inizio del parcheggio una sezione di appena 2,60 m x 3.70 m, sono sufficienti eventi piovosi non eccezionali per provocare esondazioni, l’ultima avvenuta perchè 70 cm di tirante (l’altezza della superficie libera dell’acqua rispetto al fondo del canale o della condotta) della corrente non hanno potuto scorrere sotto la copertura.
Il dissesto idro-geologico in questo punto assume il vero aspetto di dissesto idraulico.
I suggerimenti, indicativi e necessariamente schematici, ma essenziali alla risoluzione sono:
1) la sistemazione dell’alveo fluviale a monte di Atrani è un problema organizzativo tra più Autorità Amministrative, ma nelle linee guida si avvale di svariati tipologie di interventi e tecniche già sperimentate e note, tra cui la stabilizzazione dei versanti dove le acque hanno comportamenti irregolari dovuti alle improvvise variazioni di direzione e pendenza dell’alveo, dove si possono avere improvvise variazioni della massa d’acqua; risistemazione e manutenzione delle briglie e traverse che hanno la funzione di trattenere la massa dei detriti e contemporaneamente regolare la massa e velocità della corrente.
Non è possibile e non servirebbe realizzare a monte aree dilaminazione (superficie più o meno piana di terreno che si realizza ai lati di un corso d’acqua) o golenali (area compresa tra l’argine di un fiume e il letto vero e proprio del fiume) data l’angusta morfologia e la notevole pendenza dell’alveo. Il Comune di Atrani potrà contribuire alla soluzione non autonomamente.
2) Quando la corrente entra nel tratto urbano non ci sono più variazioni di portata ma si presentano due talloni d’Achille, uno è la copertura dell’alveo, l’altro la mancata realizzazione del parcheggio in roccia, ma per ambedue è possibile esaminare le seguenti possibilità:
a) Modificare la giacitura del fondo alveo nel tratto subito a monte dell’abitato risagomando un profilo più scorrevole simile al profilo di equilibrio naturale dei corsi d’acqua in modo che si assicura un facile e rapido drenaggio alla corrente;
b) abbattere il parcheggio con copertura ad arco ad ampliare quanto più possibile la sezione;
c) realizzare un’area golenale subito a valle quanto più ampia possibile utilizzando anche il giardino sulla sinistra dell’attuale parcheggio a pagamento. L’effetto “imbuto”, per raccogliere qualche perplessità, avviene dove esiste una netta e improvvisa discontinuità della sezione di un condotto;
d) esaminare la possibilità di aumentare la sezione dell’alveo per il restante percorso praticando sulle sponde laterali microsondaggi per accertare la presenza e la continuità delle rocce calcaree (il solo rilevamento allegato non è sufficiente) che permetterebbero un aumento di sezione sufficiente per difendersi dagli eventi come l’ultimo. Tecniche di rilievo con georadar possono dare risultati non accettabili data l’umidità dell’ambiente e il rivestimento in pietrame delle sponde;
Una copertura con griglie creerebbe discontinuità, ritornare alla situazione urbana con l’alveo interamente scoperto determinerebbe una vita civile ai limiti della esistenza stessa, in tutte le situazioni naturali di rischio ne resta una quantità residua, importante è conoscerla;
e) esame e studio della possibilità di realizzazione del parcheggio in roccia ubicato nell’area utilizzata a deposito dei rifiuti urbani. Data l’altezza del rilievo montuoso, la galleria sarebbe di tipo profondo e quindi con capacità di avere la calotta portante, l’edificio che ospita la “biblioteca” fu espropriato per essere abbattuto (lo spazio ricavato per la manovra dei mezzi pubblici di trasporto);
f) utilizzando i fondi della legge del 15.12.98 installare un sistema di allarme acustico. E’ vero che il bacino del Dragone ha un’area di circa 10 Km, quindi piccolo e con tempo di corrivazione di circa un’ora (tempo che passa dal massimo di intensità di pioggia fino alla formazione del massimo della portata del fiume), ciò nonostante per il limitato territorio potrebbe risultare un provvedimento efficace.
Gli interventi, dai punti citati da “a” ad “f” sono competenza del Comune di Atrani, è responsabilità amministrativa preparare un progetto, portarlo all’approvazione del comitato tecnico e attuarlo. La pioggia è un evento imprevedibile, l’esondazione invece è funzione dell’insufficienza di quella sezione e quindi non dipende dal caso come la pioggia, ma è prevedibile.
Ne deriva che, a parere dello scrivente, interventi di copertura della zona parcheggio comunale a monte, non dovevano essere eseguiti.
E’ necessario, quindi, volontà, informazione ed uno scatto culturale.
Vittorio Di Benedetto – Geologo



