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Alluvione Atrani, il via ai lavori. Ecco cosa accadde dopo l´alluvione del 1988

30 settembre 2010 | 23:03
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Alluvione Atrani, il via ai lavori. Ecco cosa accadde dopo l´alluvione del 1988

La speranza è che i progetti di risanamento del fiume Dragone non facciano la fine del dopo alluvione del 1988. Allora, i finanziamenti furono dirottati altrove.

Ieri, 29 settembre 2010, durante il consiglio comunale svoltosi ad Atrani, il sindaco ha elencato una serie di lavori di “somma urgenza” da farsi in seguito alla devastazione provocata dall’ultima alluvione. Uno degli interventi elencati, riguarda il rifacimento di un tratto di copertura (tombinato) del fiume, esploso per la pressione delle acque, nel pieno del centro storico del paese. Il rifacimento della copertura ha destato sorpresa sia nel gruppo di opposizione sia in alcuni cittadini presenti. Il tratto “tombinato”  del fiume rappresenta infatti, anche da una relazione del 2009 dell’Autorità di Bacino Destra Sele, una delle “criticità” che porta il fiume Dragone ad esondare e invadere l’abitato di Atrani.

Alla domanda rivolta al Sindaco se si intende ripristinare tutto come era prima dell’alluvione, il Sindaco ha risposto che, trattandosi di lavori di somma urgenza, i circa due milioni di euro stanziati andranno a ripristinare ciò che l’alluvione ha compromesso o distrutto, da Atrani verso monte, così come era prima dell’evento…salvo progetti futuri più importanti per il  risanamento di tutto l’asse del torrente.

Se abbiamo capito bene, con i lavori che si andranno a fare, tutto rimarrà tale e quale come il giorno prima dell’alluvione.

Allora torna in mente l’alluvione del 1988, meno grave di quella del 9 settembre scorso ma, comunque, il fiume esondò e trascinò molte auto lungo il corso principale del paese. Fortunatamente non ci furono vittime.

A quell’epoca si parlò di megaprogetti per risanare l’intero corso del fiume Dragone ma…fallirono miseramente.

A tal proposito, il giornale Ecostiera www.ecostiera.it pubblicò sulla versione cartacea, nel lontano 1992, un’intervista curata da Gino Amato fatta ad un tecnico progettista, il Geologo Patti, incaricato dalla Edilter, la società che in seguito al sopralluogo della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile (dopo l’alluvione del 1988) ebbe l’incarico della progettazione e reperimento dei fondi per il risanamento del bacino del fiume Dragone.

Il titolo era:

A 4 anni dall’alluvione, a che punto siamo con il progetto di risanamento del Dragone?

Vi proponiamo la versione integrale

Atrani Il progetto generale di Atrani, che prevede un finanziamento tra i 40 e i 50 miliardi, per la sua complessità è stato scisso dai tecnici della Edilter in tre sezioni di intervento, in modo tale da percorrere tre distinte direzioni di finanziamento. La prima sezione (quella ambientale) riguarda la sistemazione delle reti fognarie e acquedottistiche, con la costruzione di un depuratore che serva il comprensorio di Atrani, Ravello e Scala. La seconda sezione riguarda i costoni rocciosi e la terza il bacino del torrente Dragone.

D: Dottor Patti, come vi siete mossi fino ad oggi per quanto attiene la ricerca dei finanziamenti, e a che punto siamo?

R: Per la sezione ambientale (depuratore, reti fognarie e acquedottistiche) è stato impegnato il Ministero dell’Ambiente tramite la Regione Campania, alfine di essere inseriti nel Piano Triennale per l’Ambiente. Il Piano Triennale è stato finanziato, ma il progetto di Atrani dalla Regione non è mai stato portato a Roma. Apprendiamo adesso dalla stampa che lo stesso piano è stato sequestrato dalla Procura della Repubblica. Il progetto di Atrani, tuttavia, non è stato mai visionato dalla commissione regionale, né approvato dal consiglio regionale.

D: Perché?

R: Perché i bisogni veri, i progetti veri presentati, non sono tenuti in nessun conto. Evidentemente gli interessi sono altri.

D: Può essere più preciso?

R: Nell’elenco dei progetti che sono stati finanziati col decreto dell’aprile scorso, apprendiamo dalla stampa che c’è, ad esempio, un progetto di 6 miliardi per un piano di occupazione aggiuntiva a Piaggine. Ora, non so cosa ci sia da fare con 6 miliardi a Piaggine.

D: Per quanto riguarda invece la ricerca di finanziamenti per il bacino del Dragone?

R: Abbiamo percorso la strada della legge di Difesa del Suolo. Però le risorse di questa legge sono andate su altri comprensori idrografici, tra cui Salerno con l’Irno, oppure Sarno, dove abbiamo dovuto spendere una battaglia per bloccare un intervento di 35 miliardi che voleva bucare a Nocera una montagna per farci passare sotto la Solofrana. Un intervento che non è né intervento di risanamento ambientale, né un intervento efficace sotto il profilo idraulico, per cui non si capisce per quale motivo doveva essere finanziato dalla legge di Difesa del Suolo. Però qualcosa si capisce quando si vede che il progetto, sostenuto dal Consorzio di Bonifiche, è un progetto a firma di Galdi e Vincenzo Maria Greco, cioè i tecnici rispettivamente di Conte e Cirino Pomicino.

D: Galdi. Il tecnico recentemente arrestato per la vicenda della valle del Calore?

R: Esatto. Perciò i soldi dovevano andare là. Noi ci siamo opposti a quell’intervento e quell’intervento non è stato fatto. Ma ne sono stati fatti altri, poiché comunque i fondi andavano impiegati. È stata sistemata la scogliera a Foce Sarno, per esempio. Interventi che non sappiamo fino a che punto siano stati utili, ma tant’è. Quindi i fondi per la Difesa del Suolo, che potevano servire per risolvere i problemi del bacino del Dragone, sono stati dirottati in altri siti. E arriviamo ai costoni rocciosi. La Protezione Civile, che ha esaminato il caso di Atrani, ha steso un verbale (vedi i numeri precedenti di Ecostiera, N.d.R.); noi abbiamo effettuato lo studio del fenomeno. A questo punto ci vogliono i fondi. I fondi vengono gestiti dalla Regione, la quale provvede ogni anno a derogare finanziamenti a pioggia di qualche centinaia di milioni, che non sono altro che pezze calde in situazioni così complesse. Per cui, su questo capitolo, francamente non si sa che cosa fare. Finora su queste tre sezioni abbiamo percorso tutte le vie percorribili in Italia per ottenere i finanziamenti e risolvere i problemi di Atrani. Ma non ci siamo fermati qua. Siamo andati anche in Comunità Europea, a Bruxelles, dove abbiamo proposto un progetto di difesa passiva.Questo progetto, per la scarsa disponibilità dei fondi, anch’esso non è stato finanziato. La Edilter e i suoi progettisti sono impegnati quotidianamente nel rispetto del mandato conferito loro, a percorrere tutte le vie per ottenere i finanziamenti per Atrani.

D: In che modo può collaborare l’amministrazione di Atrani?

R: C’è da augurarsi che l’amministrazione di Atrani insieme ad altri comuni interessati (anche se non vedo altri comuni interessati, perché Atrani ha la disgrazia di essere il collo di un imbuto posto a valle di un bacino dove chi sta sopra sta bene), Atrani, dicevo, deve porsi nelle condizioni di portare all’attenzione nazionale questo problema. Atrani deve muoversi su questi percorsi che noi abbiamo individuato, non cercare le risorse economiche. Quelle ci sono. Deve trovare gli interlocutori che si facciano carico di questi interventi, che sono assolutamente necessari, impellenti, così come documentato dalla commissione Grandi Rischi, così come documentato dall’ultima alluvione, così come, ahimé, saranno documentati dalle prossime piogge venture.

D: Lei è il tecnico che forse più conosce la situazione di Atrani in questo momento. Quali sono i reali pericoli che essa corre?

R: I pericoli sono quelli che già conosciamo. Un’alluvione è sempre pericolosa. Senza voler ricordare quelle di Maiori e Vietri, il pericolo è che si può distruggere un patrimonio urbano, architettonico e paesaggistico come quello di Atrani che è unico nel Mediterraneo.

D: I vostri prossimi passi?

R: Saranno quelli di insistere. Da settembre, col prossimo Piano Triennale per l’Ambiente, ripresenteremo i progetti tramite la Regione e, speriamo, che essa possa questa volta trasmettere il piano per quanto riguarda la parte ambientale. Per la Difesa del Suolo, speriamo che questa volta i fondi vadano a difendere il suolo e non gli interessi di qualcuno, come finora è stato. Su questo si chiede l’attenzione e la presenza del Comune di Atrani di rappresentare in sede politica, cioè in sede di scelte, questo problema, perché, fatto il progetto, bisogna attivare le volontà politiche, affinché questo progetto possa essere portato avanti.

Intervista realizzata da Luigi Amato.

Dal giornale Ecostiera, anno II n.8 del 1992