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Erchie prepara il divorzio da Maiori, lettera ai candidati sindaci

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Poco più di cento persone in inverno, che diventano migliaia in estate quando tantissimi vacanzieri scelgono di soggiornarvi. E’ l’identikit di Erchie, il caratteristico borgo marinaro, frazione del Comune di Maiori in costiera amalfitana . Qui vivono stabilmente 34 famiglie che dopo tante minacce, stavolta hanno deciso, sul serio, di essere “svincolate” da Maiori e di rientrare sotto la giurisdizione di Cetara in costa d’Amalfi. E, per testimoniare che l’intenzione è seria, è in fase di costituzione il comitato “Erchie pro Cetara”, nato proprio in concomitanza del rinnovo del consiglio comunale di Maiori. Tant’è che ai candidati sindaco è stata anche inviata una lettera in cui si chiede non solo di favorire il passaggio ma anche di confrontarsi sui tanti problemi, mai risolti, che attanagliano il villaggio. «Ci sentiamo abbandonati – sostengono gli erchitani – nessuno si prende cura di noi e il rapporto con Maiori è limitato esclusivamente al pagamento delle tasse. Nel corso dei fine settimana della stagione balneare siamo lasciati in balia di noi stessi. Il paesino è terra di nessuno e tutti possono fare ciò che vogliono a causa della scarsa vigilanza». In pratica i residenti si sentono come il brutto anatroccolo che diventa cigno solo in occasione della campagna elettorale. Quando tutti promettono tutto ma poi, a loro dire, alla fine si dileguano senza ricordarsi più degli impegni presi. «Gravitiamo geograficamente nell’area di Cetara – rimarcano i promotori del comitato – in quanto ne siamo separati solo da un paio di chilometri, mentre da Maiori la distanza è molto più consistente (poco più di otto chilometri n.d.r.). Anche per questo, la nostra vita sociale ed economica si svolge a stretto contatto con quella di Cetara. Che ci offre tutti i servizi a partire dallo scuolabus che ogni mattina preleva i nostri figli per portarli a scuola, fino ad arrivare all’assistenza sanitaria, in quanto la maggior parte di noi ha il medico di base a Cetara». «In definitiva – aggiungono – ci sentiamo cetaresi a tutti gli effetti, anche se non lo siamo anagraficamente e giuridicamente». Ed è proprio questo il nocciolo della questione: per cambiare “casacca”, infatti, occorre un iter burocratico abbastanza complesso e, soprattutto, necessita, come condicio sine qua non, che siano d’accordo i due comuni. Nel caso di Cetara non vi dovrebbe essere alcun problema, tant’è che il sindaco Secondo Squizzato ha giá tenuto una riunione preliminare con i rappresentanti del comitato, per gettare le basi del passaggio. A questo punto, tuttavia, bisognerá attendere che si insedi la nuova amministrazione a Maiori per vedere cosa deciderá il prossimo sindaco. Anche se, sicuramente, della questione se ne discuterá anche in campagna elettorale e, certamente, non mancheranno gli incontri “chiarificatori”. Stavolta, però, c’è da credere che gli erchitani non si accontenteranno delle solite promesse, ma vorranno un impegno scritto, una sorta di contratto, da “esibire” quando il responso delle urne sará ufficiale. Gaetano de Stefano

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