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Avellino, false indennità disabili: truffa da due milioni, quattro arresti

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 Avellino- Il dramma di decine di famiglie alle prese con congiunti colpiti da gravissime e invalidanti malattie, era diventata la loro fortuna. Si erano già impossessati di 2 milioni e 200 mila euro e stavano per mettere le mani su altri 2 milioni se non fossero intervenuti la Guardia di Finanza di Sant’Angelo dei Lombardi e il Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Benevento che stamattina all’alba hanno arrestato quattro persone e notificato altrettanti avvisi di garanzia. Registi della truffa, una nota avvocatessa di Benevento, residente a San Giorgio del Sannio, Maria Antonietta Calligaro, 50 anni, finita agli arresti domiciliari, e Giuseppe Lamparelli, 55 anni, direttore della filiale di un importante istituto di credito con sede nel capoluogo sannita, arrestato nella sua abitazione e trasferito in carcere.

Con la complicità di Vincenzo Lamusta, 36 anni di Roma, agli arresti domiciliari, e di un altro funzionario della banca, la 45enne Tullia Bartolini, sottoposta all’obbligo di firma, incassavano le indennità che la Regione Campania destinava alle famiglie di persone paraplegliche, poliomelitiche, colpite dalla sclerosi multipla e dalla sindrome di Down. Cinquantaquattro le persone truffate, assieme alle rispettive famiglie, ed altre 41 erano sul punto di essere defraudate di un diritto che per essere riconosciuto aveva dovuto affrontare prima le aule giudiziarie e poi i giudici dei tribunali amministrativi.

A questo punto intervenivano loro: l’avvocatessa entrava in contatto con le famiglie e, attraverso procure false, chiudeva i singoli contenziosi consegnando loro una piccola parte delle somme realmente spettanti. Il resto, attraverso dichiarazioni false, lo faceva il direttore della banca e gli altri complici che attraverso atti di precetto presso la tesoreria della Regione Campania incassavano il grosso delle somme attraverso persone che si impadronivano della identità degli aventi diritto.

Ai legittimi destinatari degli assegni, veniva fatto sottoscrivere un accordo di molto inferiore rispetto a quello erogato con una clausola: in futuro, non avrebbero potuto accampare diritti su quanto la Regione avesse eventualmente elargito.

L’operazione «Camaleonte», come l’hanno denominata gli investigatori, era nata quasi per caso a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino) in seguito alla denuncia presentata dal familiare di un invalido per un assegno di mille euro incassato attraverso false generalità da una persona che faceva parte della organizzazione messa in piedi dalla Calligaro e da Lamparelli.

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