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Truffa immigrati, arrestato avvocato di Salerno

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Avviavano l’iter di assistenza legale per gli immigrati sbarcati in Sicilia e smistavano la pratica sempre allo stesso studio legale salernitano che otteneva «la liquidazione di ingente somme di denaro attraverso il riconoscimento del gratuito patrocinio», si legge nell’ordinanza. La particolarità: firme e timbri sarebbero stati falsificati e molte di queste contraffazioni sarebbero state troppo grossolane per passare inosservate. È questa l’accusa contestata dai magistrati di Siracusa all’avvocato penalista salernitano Pierluigi Spadafora, 39 anni, finito ieri mattina agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione «Zero tituli», insieme a due sue collaboratrici siciliane, Corrada Sapia di 44 anni (sorella del comandante della stazione carabinieri di Cassibile) e Bruna Di Rosolini di 28 (figlia di un assessore della Provincia di Siracusa). Entrambe sono rinchiuse ora nel carcere di Catania. La Sapia (di qui il nome dell’inchiesta rubato dal famoso «slogan» del tecnico interista Mourihno) si sarebbe anche spacciata per avvocato senza mai aver conseguito la laurea in Giurisprudenza. Mentre la sua collega, pur presentandosi come avvocato, non aveva ancora superato l’esame di abilitazione professionale. Secondo quanto emerge dall’inchiesta le due donne avrebbero lavorato per conto del legale salernitano, presidente di un’associazione onlus che si occupa proprio di immigrati, il «Ponte sul Mediterraneo». La responsabilità della due donne emerge anche da un’intercettazione telefonica durante le quali le due colleghe si lamentano dello stipendio ricevuto: 700 euro a testa. «Ci paga troppo poco – dicono le due – quando poi facciamo tutto noi». Tant’è che, per arrotondare, le due avrebbero chiesto illegalmente 30 euro a pratica agli immigranti. Per ciascun patrocinio gratuito, Spadafora avrebbe dovuto guadagnare circa 1000 euro. Denaro che, di fatto, non gli sarebbe mai stato liquidato in quanto (al momento) i fondi pubblici sono bloccati. Secondo le stime della procura di Siracusa, dunque, l’avvocato salernitano sarebbe a credito dello Stato per un importo quantificato per circa 430mila euro. Finora, difatti, i magistrati avrebbero accertato (appunto) 403 false autentiche di firma in mandato difensivo e di altrettante per gratuito patrocinio. Contestati anche 24 falsi per il rilascio di permessi di soggiorno e sedici reati di favoreggiamento per la permanenza di clandestini. Una tecnica utilizzata soprattutto per i ricorsi presentati fuori tempo che venivano così contraffatti nella data, passavano al vaglio dei magistrati e consentivano agli immigrati di ottenere il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo e all’avvocato di ottenere il gratuito patrocinio. L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Siracusa Ugo Rossi sulla base delle risultanze investigative della polizia, verte sui rapporti tra il centro di accoglienza di Cassibile (al momento chiuso a causa di un’altra inchiesta giudiziaria), l’associazione Alma Mater di Siracusa, in cui lavoravano le due donne, e la onlus Ponte sul Mediterraneo, della quale è presidente l’avvocato Spadafora. Secondo l’accusa l’Alma Mater indirizzava le pratiche legali di immigrati sempre alla Ponte sul Mediterraneo, permettendo all’avvocato di avviare ricorsi. A far scattare il filone d’indagine, il problema giudiziario che ha portato alla chiusura del centro di accoglienza di Cassibile, gestito dall’Alma Mater, i cui responsabili sarebbero stati difesi proprio da Spadafora (e poi prosciolti da qualsiasi accusa). La polizia, nel corso di un anno di indagine, ha scoperto che a depositare i ricorsi era materialmente la Sapia. La donna, insieme alla Bruna Di Rosolini gestivano lo studio nel Siracusano che faceva riferimento all’avvocato Spadafora di cui falsificavano loro stesse la firma. Secondo quanto emerge dagli atti in possesso della magistratura, sembra che Spadafora avesse intenzione di ampliare la sua attività anche a Catania stipulando una convenzione con un altro centro di accoglienza per immigrati. Il mattino

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