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MUORE CICCIO DEGNI, FUNERALI A SANT´AGATA. IL MONDO DEL GIORNALISMO SPORTIVO IN LUTTO

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A Sant’Agata sui due Golfi, in penisola sorrentina, fra Positano e Sorrento, si è spento Francesco Degni,  uno dei più popolari giornalisti sportivi napoletani. Aveva più di 80 anni ed era ammalato da due. Redattore del “Corriere dello sport”, poi caposervizio allo sport del “Roma”, conduttore di trasmissioni televisive, esperto di calcio e di ippica. Era il nostro capo ciurma quando si andava dietro al Napoli girando l’Italia e l’Europa. Sempre allegro, la battuta pronta, lo scherzo facile. Appassionato e competente di calcio, era il più svelto a trasmettere i suoi “servizi”, al volo dagli stadi e dagli aeroporti. Aveva la capacità di non scrivere, dettava “a braccio”. Questo era Ciccio Degni e, nella ciurma, c’erano Romoletto Acampora e Nino Masiello. Al “Corriere dello Sport” lo assunse Antonio Ghirelli. Ciccio era figlio di un grande padre, Beniamino Degni, prestigioso esponente della Democrazia Cristiana. Dal padre prese la verve e il fisico agile, scattante, magrissimo. Facevamo spesso circolo nella redazione del “Corriere dello sport” quand’era in via Chiatamone, nello stesso palazzo in cui ebbe sede per qualche tempo il Napoli, ai tempi di Roberto Fiore e all’epoca bislacca di quando venne Otto Gloria, il guru brasiliano maestro di calcio in Portogallo, che guardò il mare del golfo e se ne andò. In redazione c’erano Crescenzo Chiummariello, detto “Piombino”, e Gasparrino Acampora. Stava emergendo alla grande Antonio Corbo. Giocò al calcio, Ciccio, attaccante sgusciante nella squadra del Vasto, se ricordo bene, spesso avversario di Ferlaino nei tornei cittadini. Appassionato di cavalli e di casinò, i nostri giochi disastrosi. Aspettavamo le partite del Napoli vicino alle città dei casinò per fare le nostre puntate. In Svizzera, per la Coppa delle Alpi del 1966, noleggiò una Mercedes per imbarcarci tutti e scorazzare verso il 29, pieno, cavalli e carré a Gstaad. Una volta ad Atene scoprimmo un casinò dove andare a giocare, ma Ciccio disse di no. La moglie Antonella gli aveva messo le briglie. Ma non cedette facilmente. Era di una simpatia unica. Gli invidiai il “duetto” dell’Alfa che aveva comprato ed era di colore verde. Ce lo comprammo anche io, rosso, e Mimmo Porpiglia, bianco. Andavamo al “San Paolo” in parata tricolore. Ciccio, ragazzo di una spontaneità unica, aveva un cuore generoso. Impossibile non volergli bene. Dopo il calcio, il mare era la sua passione. Rubando il tempo al lavoro, faceva estati lunghissime, già in acqua a marzo e abbronzatissimo dopo pochi giorni. Negli ultimi tempi guidò la redazione del “Roma” e fu un capo sciampagnone, però il suo prestigio gli assicurava un certo carisma e i ragazzi erano felici di lavorare con lui. Amico di Maradona, così come lo era stato di Sivori. Stabilitosi a Sant’Agata, teneva un motoscafo a Sorrento con cui veniva a Napoli. Una vita insieme rende più profondo il dolore per la sua scomparsa. Era ammalato da tempo ed era diventato capriccioso come tutti quelli avanti negli anni che, dopo avere amato molto la vita, si arrendono all’inattività e non sopportano più nulla. La pazienza della moglie Antonella è stata grande negli ultimi anni difficili. Ciao, Ciccio. Se lassù troverai un pallone per giocare e uno scoglio di mare, la tua allegria continuerà. Noi ti penseremo sempre così, il più allegro di tutti noi.

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