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La Polizia scopre a Carpi la maxi truffa dei mutui

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Individuavano immobili di basso valore e li facevano acquistare attraverso prestanome. Poi intascavano i soldi erogati dalle banche. Nei guai un imprenditore edile e il titolare di un’agenzia immobiliare

Modena, 15 febbraio 2010. Il commissariato di Carpi, dopo quasi due anni di complesse ed articolate indagini, ha portato alla luce una maxi truffa ai danni di varie banche. Sfruttando la relativa liberalizzazione dei mutui (in atto fino alla fine del 2008), due professionisti del raggiro hanno ricevuto dalle banche, in poco più di un anno, fra il gennaio e il dicembre 2007, finanziamenti per oltre settecentomila euro.  

L’inchiesta, che vede coinvolte a vario titolo una decina di persone, si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio, per truffa aggravata continuata e falsità in scrittura privata, nei confronti di un 33enne, imprenditore edile originario di San Cipriano d’Aversa (Caserta), che per un lungo periodo è stato residente a Carpi, ed è stato esponente politico, e di un 42enne, originario di Genova ma residente in città, titolare di una importante agenzia immobiliare. Secondo la Polizia, le truffe accertate sono sette (un’altra posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti.

Secondo la Polizia, lo ‘schema’ di azione della truffa era ben collaudato. Venivano cercati immobili di modesto valore e poco appetibili sul mercato. “Non a caso – dicono al commissariato – metà degli appartamenti in questione sono dislocati in via Lago di Bolsena e via Etna a Carpi, in ‘casermoni’ dove vivono circa una ottantina di famiglie quasi tutte di nazionalità straniera, anche recentemente alla ribalta della cronaca per situazioni di degrado”. Tutti gli immobili sono ‘transitati’ presso l’agenzia del 42enne genovese.

Poi i truffatori si procuravano perizie di stima superiori al valore reale degli immobili, “cosa resa possibile dal fatto che per mutui fino a 100mila euro molte banche accettano (o meglio accettavano) le autocertificazioni dei clienti, e per il fatto che in molti casi sono stati indicati anche lavori di futura ristrutturazione,poi non eseguiti”. Venivano quindi individuate, anche attraverso promotori finanziari, le banche a cui chiedere i mutui. Il fatto che le pratiche venissero istruite da un’agenzia immobiliare garantiva rapporti privilegiati con gli istituti bancari (procedure più rapide e agevoli) e il sicuro accoglimento della richiesta.

Dopodiché si passava a trovare i prestanome, solitamente giovani squattrinati della zona, a cui venivano pagati qualche migliaio di euro per farli recitare come fittizi acquirenti. Fra i prestanome scoperti ci sono giovani tossicodipendenti e un nomade, con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio. Le loro posizioni reddituali e lavorative erano state falsificate, con la creazione di false buste paga, false dichiarazioni di assunzione e falsi modelli Cud, in modo da farli apparire solvibili,  e ottenere dalle banche i mutui per acquistare e ristrutturare gli immobili. Si tratta di mutui per la prima casa, quindi con particolari agevolazioni fiscali sia per l’acquirente che per il venditore.

Quindi venivano stipulati i contratti di mutuo e di compravendita, formalmente regolari. In questa fase sono intervenuti due notai, con studi in altre città. “Ottenuto il finanziamento – dice la Polizia -, il gioco era praticamente fatto: le rate venivano pagate solo per due o tre mesi (giusto per tirare in lungo la finzione quanto bastava per mettere in piedi ulteriori truffe), e quando le banche sono andate in ‘sofferenza’ e hanno cercato di rivalersi sui prestanome hanno constatato che questi non avevano alcuna liquidità né disponibilità patrimoniale e che gli immobili (su cui grava l’ipoteca), avevano un valore reale di gran lunga inferiore rispetto alle somme elargite. Un rudere di 50 mila euro aveva ottenuto un finanziamento di ben 100 mila euro. I tempi tecnici dei pignoramenti da parte delle banche sono piuttosto lunghi, non meno di tre – quattro anni.

In sostanza, detratto il denaro versato ai venditori, ai notai e qualche limitata somma ai prestanome, è rimasta nelle mani delle persone indagate una somma che si aggira sui 250mila euro (accertati), degli oltre 700mila euro, complessivamente erogati dalle banche. 

L’indagine ha avuto inizio nel dicembre 2007: nel corso di una perquisizione nell’abitazione dell’imprenditore edile, eseguita in relazione a una indagine su matrimoni fittizi tra stranieri e cittadine italiane, il personale della Polizia di Stato del Commissariato di Carpi aveva rinvenuto sul computer portatile in uso all’uomo un ‘file’ contenente una busta paga intestata a una giovane pregiudicata residente nel casertano, poi risultata completamente falsa, e una ricevuta di acconto relativa a un deposito cauzionale per la locazione di un immobile intestata a un noto tossicomane, pluripregiudicato. In seguito, la Polizia ha scoperto che l’imprenditore si circondava di molte persone senza alcun reddito che vivevano come senzatetto, dormendo anche sulle panchine dei parchi, eppure erano intestatarie di case, acquistate di recente.

Secondo la Polizia, il giro è certamente ancora più vasto di quanto finora accertato; per questo il commissariato invita i proprietari di case, che fra il 2006 e il 2008 hanno venduto immobili del valore di circa centomila euro a persone viste solo in occasione della sottoscrizione del rogito a mettersi in contatto con il personale della Polizia di Stato. “Nessuna conseguenza né responsabilità a carico dei venditori”, sottolinea la Polizia.

fonte Il Resto Del Carlino                                         inserito da Michele Pappacoda

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