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Iran, l´Onda verde torna in piazza-Appelli contro la repressione-il regime oscura internet

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 La polizia: «Ogni complotto sarà vanificato». Si temono scontri. Le autorità oscurano il servizio mail di Google

TEHERAN – In un clima di forte tensione tra governo e opposizione l’Iran festeggia il trentunesimo anniversario della Rivoluzione islamica, dopo otto mesi di proteste seguite alla rielezione di Ahmadinejad, culminate con l’impiccagione di due manifestanti a fine gennaio. Il regime ha organizzato celebrazioni di massa: anche i contestatori, la cosiddetta Onda verde, scenderanno in piazza, ma la polizia ha annunciato che «ogni complotto sarà vanificato». Il tutto sullo sfondo delle crescenti pressioni della comunità internazionale, che minaccia sanzioni per il programma nucleare della Repubblica islamica. L’Unione Europea ha «condannato con forza» le manifestazioni ostili davanti alle ambasciate italiana e di altri Paesi europei. In segno di protesta l’ambasciatore italiano Alberto Bradanini e altri diplomatici della Ue non partecipano al ricevimento organizzato in occasione delle celebrazioni.

«NO ALLA VIOLENZA» – L’Onda verde torna in piazza per la prima volta dopo la repressione delle manifestazioni del 27 dicembre, ricorrenza sciita dell’Ashura, con un bilancio di almeno otto morti. Gli ex candidati rivali di Ahmadinejad, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karrubi, hanno invitato i propri sostenitori a manifestare ma senza cedere alla tentazione della violenza. Lo stesso ha fatto l’ex presidente riformista Khatami. Ma le forze di sicurezza hanno avvertito che non saranno tollerate manifestazioni di dissenso e in un discorso pronunciato tre giorni fa la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che le celebrazioni saranno «un pugno in faccia ai nemici». Il capo della polizia, Esmail Ahmadi-Moqaddam, ha spiegato che sono state adottate «tutte le misure» per impedire che siano gridati slogan anti-governativi o esibiti simboli dell’opposizione e ha reso noto che alcune persone sospette«sono state arrestate». I giornalisti stranieri non potranno seguire nemmeno i sette cortei ufficiali che attraverseranno Teheran e saranno portati direttamente sulla grande Piazza Azadi, nel sud-ovest della capitale, dove Ahmadinejad terrà un discorso. Appelli perché le manifestazioni dell’opposizione non vengano represse con la violenza sono stati rivolti alle autorità iraniane da diversi Paesi occidentali e da Amnesty International. «Siamo preoccupati per il pericolo che le manifestazioni possano degenerare», ha detto Frattini. Intanto martedì le autorità hanno annunciato che un altro manifestante che aveva preso parte a precedenti raduni di protesta è stato condannato a morte, portando il totale delle sentenze capitali a 12.

OSCURATA GMAIL – Ed è arrivata una nuova stretta su internet: l’agenzia per le telecomunicazioni di Teheran ha oscurato Gmail, il servizio di posta elettronica di Google. L’annuncio della «sospensione permanente» del servizio, di cui hanno dato notizia il Wall Street Journal e la Fox, è arrivato in contemporanea a quello del lancio di un servizio di e-mail nazionale per tutti i cittadini iraniani. Dalla sua sede di Mountain View, Google ha confermato di avere avuto notizia di «difficoltà di accesso» da parte di internauti iraniani ma non per problemi tecnici. «Abbiamo ricevuto segnalazioni da parte dei nostri clienti iraniani – ha detto un portavoce di Google – che hanno problemi con la loro casella postale Gmail. Confermiamo che ci sono forti cali di traffico e abbiamo verificato che non sono dovuti a problemi di natura tecnica. «L’Iran sembra deciso a negare ai suoi cittadini l’informazione, ma gli iraniani sapranno trovare come superare gli ostacoli» ha commentato il portavoce del Dipartimento di Stato Usa P. J. Crowley.

CONFISCATE PARABOLE – Fonti governative iraniane citate dal Wall Street Journal hanno detto che la misura mira a rafforzare lo sviluppo locale di tecnologia internet e «costruire fiducia tra cittadini e governo». Non è la prima iniziativa delle autorità iraniane sul gigante di Silicon Valley, bersaglio nelle scorse settimane di attacchi informatici provenienti dalla Cina. Recentemente le autorità hanno bloccato l’accesso a Google Translate, che aveva offerto da giugno, dopo le controverse elezioni, il servizio di traduzione dall’inglese in farsi e viceversa: un programma di aiuto alla democrazia «per aumentare l’accesso all’informazione» mentre l’onda verde della protesta contro Mahmoud Ahmadinejad scendeva in strada. L’annuncio di mercoledì coincide con le ultime misure di sicurezza ordinate dal governo iraniano alla vigilia delle celebrazioni. La polizia ha confiscato le parabole del satellite dai tetti delle case, secondo siti internet dell’opposizione, mentre altri iraniani citati su questi siti hanno detto che i loro cellulari sono stati controllati e in certi casi sequestrati. Dalle elezioni di giugno il governo di Ahmadinejad ha studiato vari modi per bloccare l’uso di internet. Il servizio di mail nazionale, presentato la scorsa settimana attraverso il portale Iran.ir, era stato inizialmente destinato solo ai dipendenti del governo. Secondo cifre ufficiali di Teheran il 95% degli utenti iraniani usa servizi di posta stranieri come Yahoo mail, Gmail e Hotmail. Il timore degli attivisti per i diritti umani è che il servizio nazionale sia parte di un più vasto piano di localizzare internet entro i confini dell’Iran.

SANZIONI DAGLI USA – Sul fronte delle sanzioni, tornate di forte attualità dopo che Teheran ha avviato l’arricchimento dell’uranio al 20% e in attesa di un’eventuale decisione delle Nazioni Unite (sulla quale però pesa il possibile veto della Cina, finora contraria), gli Stati Uniti hanno già adottato misure restrittive selettive contro quattro società e una persona legati ai Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione. «Credo che sia il tempo delle sanzioni» ha detto il ministro degli Esteri Frattini: parole condivise anche dal premier Berlusconi

corriere.it              inserito da michele de lucia

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