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Cetara, sulla violenza alle bambine escono le intercettazioni

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 Dalle testimonianze alle intercettazioni ambientali. Si sviluppa ulteriormente l’inchiesta di Cetara, che ruota attorno ai presunti molestatori di minorenni, e adesso passa anche attraverso i metodi investigativi. Perché se fino ad ora l’accusa, coordinata dal sostituto procuratore Cristina Giusti, per il filone delle violenze, e dal pubblico ministero Valleverdina Cassaniello, per gli accertamenti relativi alla ipotesi che possa esistere un giro di pedopornografia, aveva fondato la propria teoria principalmente sulle dichiarazioni e sui diari della quattordicenne (l’ultimo dei quali è apparso, a sorpresa, solo qualche giorno fa) che, per sette anni, sarebbe stata l’oggetto dei desideri sessuali del padre, del fratello e del vicino di casa, adesso si baserá anche sulle registrazioni ambientali che sono entrate a far parte del “corredo” a disposizione degli inquirenti.
• Così, assieme alle dichiarazioni spontanee con le quali l’adolescente avrebbe indicato le brutture subite e le persone coinvolte nella vicenda (alcune per nome, altre, invece, addirittura indicate con il soprannome), adesso spuntano anche le riproduzioni ottenute con le intercettazioni. E, infatti, proprio una registrazione sarebbe stata la prova principale che avrebbe “incastrato” il ventiduenne fermato mercoledì scorso dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Salerno, e dai colleghi del Ros, diretti dal comandante Gregorio De Marco e dal colonnello Francesco Merone, e incolpato di aver abusato della sorellina di appena dieci anni. La violenza contestata, infatti, sarebbe avvenuta nella stessa giornata in cui è scattato il blitz, che ha portato al fermo del ragazzo. Arresto, poi, convalidato dal giudice per le indagini preliminari, Lerose, ma contestato dai legali del giovane (Antonio Bruno, Giovanni Cirillo e Marcello Feola) che, senza ombra di dubbio, impugneranno la decisione al Tribunale del Riesame. Anche perché l’esame ginecologico sulla bimba, che è stato effettuato presso l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, avrebbe accertato “l’assenza di lesioni traumatiche sui genitali esterni”, come è riportato chiaramente sul certificato del nosocomio. Insomma vi sarebbero, a detta dei legali del giovane, alcune contraddizioni evidenti che, sicuramente, saranno chiarite con il ricorso al Tribunale del Riesame.
• Riesame che, tuttavia, nel frattempo ha rigettato la richiesta di remissione in libertá per i tre principali imputati che, quindi, non si muovono dal carcere di Secondigliano, dove sono stati portati dopo che i detenuti della casa circondariale di Fuorni si erano rifiutati, inscenando anche una protesta, di averli come “compagni” di cella.
Gaetano de Stefano

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