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Intervista a Stefano Arcella, a cura di Maurizio Vitiello.

Intervista di Maurizio Vitiello –  Risponde lo studioso e scrittore Stefano Arcella.

MV – Sappiamo che Napoli attira, ma quanto attira te?

SA – Napoli è la città del mistero, millenario centro di spiritualità misterica e di cultura esoterica, dal culto della Sirena Parthenope alla funzione oracolare della Sibilla Cumana, dall’esoterismo di Virgilio ai Misteri di Mithra e di Iside di età greco-romana, fino al fiorire della tradizione neoplatonica del ‘400, con l’Accademia Pontaniana, senza trascurare le radici arcaiche e misteriche della festa di Piedigrotta. E’ la città dei miracoli, da San Gennaro a Santa Patrizia, per limitarmi a quelli più noti. E’ una città che ama nascondersi, che cela i suoi tesori dietro stradine in apparenza marginali. Un città ricca di centralità marginali. E’ la città che si stende fra il fuoco sotterraneo del Vesuvio e quello dei Campi Flegrei, per cui è piena di energia, di vitalità tellurica, ma questo è anche il suo problema; la sua energia è prorompente e caotica come un’invasione lavica, quindi difficile da gestire, dispersiva, disordinata. Oggi Napoli manca di un centro ordinatore.

La mia sensazione nei confronti della mia città è ambivalente; fra l’atmosfera fascinosa del magico, del misterioso, e la percezione di un pantano, di una palude, per cui è difficile costruire, creare, aggregare. Il problema di Napoli è quello di saper discernere fra l’antico ed il vecchio, fra i valori culturali permanenti ed il vecchiume, le tracce eccessive, le forme esteriori di un passato che non va salvato nelle forme, ma solo in ciò che di valido ci ha tramandato. Come diceva un intellettuale tedesco della Rivoluzione Conservatrice “il vero conservatore trae dal passato non le ceneri ma il fuoco “. E’ quello che aveva capito il Futurismo, che aderiva idealmente ad un simbolo antico della tradizione romana, ma si scagliava energicamente contro il passatismo, in tutte le sue forme. Può sembrare una contraddizione, ma non lo è.  Abbandonare il vecchio per salvare l’antico, è la base migliore per proiettarsi creativamente nel futuro. Io sono un futurista nello spirito, proprio perché sono ancorato ad una spiritualità molto antica, capace di rigenerarsi in forme nuove.

MV – Da pubblicista tieni vivo la conoscenza delle tradizioni popolari e dei culti pagani: pensi che possano ancora interessare?

SA – Nel 2010 si svolgerà in Italia Il Congresso Mondiale delle Religioni Etniche, al quale parteciperanno i movimenti religiosi “pagani” di tutta Europa. In varie nazioni europee – ad esempio l’Islanda, la Grecia, la Danimarca – le religioni “pagane” sono riconosciute nella loro liceità giuridica. In Italia esistono varie associazioni religiose pagane regolarmente registrate, che si adoperano per attualizzare il retaggio spirituale greco-romano in forme adatte ai nostri tempi. Esiste anche il filone dell’ “antroposofia pagana”, che rilegge Steiner riportandolo ai modelli spirituali dell’età pre-cristiana ed attualizzando la formazione interiore dell’individuo in modo adatto all’uomo occidentale moderno. Vi è poi il fenomeno – complesso e da valutare con molta prudenza – della Wicca, la corrente che privilegia l’attenzione per i culti lunari e che sta assumendo dimensioni rilevanti. Si aggiunga anche la riscoperta del retaggio celtico nell’Italia centro-settentrionale, con forti ricadute pubbliche anche sul piano dei gusti musicali e delle feste collettive. Credo che una rinascita politica dell’Europa non possa prescindere da una rinascita spirituale e culturale che attualizzi le sue radici “pagane” recuperandone la lezione di saggezza e di civiltà in forme adatte ai nostri tempi. Gli dèi – per così dire – sono in noi, sono simboli di più alti stati di coscienza che noi possiamo risvegliare. Già i Neoplatonici lo avevano compreso e spiegato.

MV – Quanto pensi che il pubblico sia interessato alle tradizioni popolari, italiche, romane e mediorientali e quanto al futuro?

SA – Come dicevo prima, l’interesse per le tradizioni italiche e greco-romane sta crescendo. In un’ epoca di disorientamento generale, di transizione epocale, di passaggio dal vecchio Novecento ad un diverso assetto culturale non ancora definito nei suoi contenuti e nelle sue forme, cresce l’esigenza di riscoprire le radici spirituali e culturali più autenticamente nostre, proprio allo scopo di proiettarsi verso il futuro. Se sappiamo chi siamo, da dove veniamo e come possiamo utilizzare il retaggio antico dei nostri predecessori, sappiamo verso cosa dobbiamo andare. Una cosa è importante dire: la riscoperta delle radici non è sterile tradizionalismo, non è attaccamento immobilistico alle forme del passato. E’ la lezione di saggezza che bisogna recuperare. Si pensi agli Stoici romani, si pensi alle pagine immortali delle Lettere a Lucilio di Seneca, alla Repubblica di Platone: sono lezioni di grande attualità, perché insegnano la semplificazione dei bisogni, la riscoperta dell’essenziale, la pratica di un calmo autodominio, il rapporto con gli Archetipi eterni. Non è un caso che le grandi case editrici, in questi ultimi anni, abbiano ristampato i grandi classici del mondo greco-romano. Per esempio, Adelphi ha ripubblicato L’Antro delle Ninfe di Porfirio, così come Rusconi ha ristampato, in una nuova edizione molto curata, le Enneadi di Plotino. Ciò vuol dire che esiste una domanda collettiva, una sete di conoscenza dei nostri classici, proprio nell’epoca della telematica e del post-moderno.

MV – Hai collaborato con delle importanti riviste. Puoi indicarmi il tuo apporto?

SA – Ho collaborato a numerose riviste, sia partenopee, che di altre città. Ho collaborato con l’Italia Settimanale – diretta da Marcello Veneziani – sulla quale esordii nel ’95 con un articolo sulle lettere –  allora inedite – del filosofo Julius Evola a Giovanni Gentile. Il mio articolo suscitò l’attenzione del Corriere della Sera, con una recensione in terza pagina di Cesare Medail, che poi recensì anche le Lettere di Julius Evola a Benedetto Croce, da me curate e pubblicate dalla Fondazione J. Evola nel 1995. Ho collaborato a riviste di diffusione nazionale, come Hera (Roma) diretta da Adriano Forgione, Fenix (Roma) sempre diretta da Forgione, L’Officina (Roma) vicina al quotidiano Linea, col quale pure ho lungamente collaborato. Sulle riiviste di Forgione ho scritto molti articoli sulle religioni misteriche nel mondo greco-romano,  su L’Officina ho scritto articoli su temi di costume e di attualità. I miei studi sullo Stoicismo hanno avuto la loro espressione negli articoli e in un saggio che ho pubblicato sulla rivista Cittadella di Messina, ormai costante riferimento, da vent’anni, dell’area “pagana” italiana.

Per le riviste napoletane ho dato il mio contributo a Il Cerchio di Giulio Rolando, soprattutto con un saggio sul cardinale Ruffo, che considero una figura straordinariamente moderna, unico conservatore di fine ‘700, che ebbe un’impostazione culturale ed una strategia politica vincente. Ruffo è una figura di grande interesse storico. Ho collaborato anche alle riviste L’Alfiere (Napoli), Hyria (Nola), Vie della Tradizione (Palermo), Futuro Presente (Perugia).

Un particolare ringraziamento voglio esprimere a Gianfranco De Turris, Presidente della Fondazione Julius Evola che, sin dai primi anni ’90, ha creduto nelle mie possibilità, aprendomi sempre nuovi spazi di espressione.

MV – “L’Antro della Sibilla e le sue Sette Sorelle” è un libro scritto da Giuliana Poli, giovane ricercatrice?

SA – Sì, certo, è il primo libro della scrittrice ascolana. E’ un testo interessante, stimolante, innovativo, perché propone una nuova lettura della realtà “magica” dei Sibillini. Partendo dalla ricerca delle fonti orali sul territorio dei Monti Sibillini e polarizzando la sua attenzione, in particolare, sulla litania delle Sette Sorelle, la Poli legge in modo nuovo la topografia delle chiese del territorio, secondo il modello della Costellazione della Vergine, vista come simbolo astrologico del Femminino cosmico. Questo tema è, poi, legato alla lettura della Sibilla Appenninica, vista come un culto oracolare preistorico incentrato sul culto della Grande Madre, sul quale poi si sovrappone il culto italico-piceno di Picus, il Picchio come epifania di Marte. E tutta la leggenda del Guerin Meschino connette la Sibilla Appenninica a quella Cumana. Giuliana Poli è una scrittrice molto intuitiva e sensibile, che nel preparare questo libro ha affrontato il difficile compito di coniugare l’intuito sui simboli e sui miti con la rigorosità dello studio scientifico. Per questo il nostro dialogo è stato vivace, sempre proficuo e  costruttivo; c’è un positivo rapporto, culturale e amicale,  di reciproco arricchimento.

MV – Il saggio introduttivo è firmato da te. Perché questa tua partecipazione?

SA – Ho conosciuto e “sentito” col cuore la realtà dei Monti Sibillini molti anni prima di conoscere Giuliana Poli. Ho avuto modo di intuire e sentire la magia di quel territorio, la sua carica energetica, la sua vibrazione magnetica, di comprendere ed apprezzare la sua spiritualità profonda, la sua storia, la sua cultura. Per questo, quando l’editore Controcorrente, Pietro Golia e la scrittrice Giuliana Poli mi hanno proposto di scrivere il saggio introduttivo al libro, sono stato ben lieto di accettare. Ho parlato di una realtà che conosco e che amo da molti anni e ho cercato di comunicare ai lettori non solo una chiave di lettura mitico-simbolica – il metodo ”tradizionale” di cui avevo già parlato nel mio libro I Misteri del Sole – ma soprattutto le emozioni che i Monti Sibillini hanno suscitato in me. E’ un saggio scritto col “cuore”, nel senso della mia  immedesimazione interiore.

MV – Nella tua vita hai fatto di tutto? Sei curioso?

SA – “Di tutto” non è esatto. Ho scelto di occuparmi bene di alcune tematiche  che hanno un comune filo conduttore, secondo la mia sensibilità e le mie inclinazioni. Lo studio dei culti gentilizi nella Roma arcaica  e delle spiritualità misteriche di età imperiale – in particolare il culto di Mithra – e lo studio del pensiero tradizionale del Novecento hanno in comune il mio amore per la conoscenza spirituale, la ricerca della Trascendenza, vissuta non come concetto astratto, ma come realtà vivente, una trascendenza immanente, per dirla con Evola. I miei contributi critici sulle arti visive contemporanee, pur essendo, in apparenza, molto lontani dallo studio delle spiritualità misteriche, muovevano dall’esigenza di verificare e conoscere la presenza del linguaggio simbolico arcaico nell’arte contemporanea. In altri termini, un esperimento di applicazione del “metodo tradizionale” alle arti visive contemporanee. E i riscontri sono stati sorprendenti.

MV – La tua attenzione dove ti dirige?

SA – Verso una lettura organica, completa ed attualistica delle spiritualità misteriche del mondo antico, secondo l’approccio che ho già espresso negli articoli pubblicati su Hera e su Fenix. In altri termini, individuare se ed in che modo i Misteri antichi possono offrire una lezione valida all’uomo del XXI secolo. Credo al riguardo che un esoterista come Rudolf Steiner abbia molto da dirci al riguardo e credo che vada letto secondo l’approccio di un altro grande Maestro spirituale, celebre orientalista, che mi onoro di aver avuto: Pio Filippani Ronconi, L’integrazione del retaggio di Evola – il mio primo e importantissimo Maestro –  con la lezione di Steiner e di Filippani Ronconi è stato il momento centrale di svolta non solo del mio pensiero, ma del mio approccio esistenziale. Peraltro, nello stesso periodo in cui, intorno ai 40 anni, incontrai Filippani, ho avuto anche l’esperienza dell’incontro col buddhismo e, in particolare, con lo Dzogh-Chen (Il Grande Compimento) tibetano, che viene insegnato in Italia  – e nel mondo – da un grande Maestro, Namkhai Norbu Rinpoche.

MV – Le tue prossime presentazioni dove saranno, e perché?

SA – Parlerò del libro della Poli il 10 ottobre 2009 a Norcia, insieme all’editore Pietro Golia (Controcorrente), a Giuliana Poli, all’antropologo Mario Polia.

I miei libri sul dio Mithra saranno presentati al Salotto Cerino – prestigioso salotto letterario partenopeo –  ed alla Fondazione Humaniter di Napoli. Penso che fra poco li presenterò anche in un’importante città dell’Italia settentrionale.

MV – Hai in mente altri libri?

SA – La parola è d’argento, ma il silenzio è d’oro …