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Le Rubriche di Positano News - Escursioni d'autore: Emozioni poetiche di Liuccio

PAESTUM: IL SONNO DELLA RAGIONE E L’AUTOSUFFICIENZA DA EGOISMO

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Mi mancava da tempo un tramonto a Paestum nel Cilento. L’emozione, forte, l’ho vissuta di recente dal solarium di uno stabilimento balneare con lo spettacolo della conflagrazione di cielo e mare lì dove fu l’approdo degli dei  e degli eroi sulle rotte da e per il Mediterraneo. Sulla destra la Costa di Amalfi con i  monti a scivolo o a catapulta sulle acque ed i paesi adagiati pigramente nelle brevi rade ad ossificare pagine di storia/storie di gente operosa e con in lontananza il canto delle Sirene ammarate a LiGalli; sulla sinistra la baia di Agropoli  con il castello a volo d’abisso a ritmare aspirazioni alla libertà di eroine destinate al patibolo, la Punta Tresino a rievocare scorribande di pirati truci e difese ardite di monaci intenti tanto alla cura delle anime quanto a presidiare attracchi e porti con le veloci “saette” e,  più in là, Punta Licosa dove la nenia della risacca lamenta, tra grotte e calanchi, il mito di amore e morte della ninfa gabbata da Ulisse pellegrino.

Sulle striature d’oro della rena il biancore virgineo dei gigli di mare, gocce di latte schizzate dalle poppe gonfie di Era/Demetra/Cerere che il figlio Ercole, aggressivo già in fasce, addentò con eccessiva voracità. Alle spalle la barriera verde della fascia pinetata con tronchi e rami contorti dalle sevizie delle libecciate e coni d’ombra fruscianti a carezza di brezza  iodata.

Ed il naufragio smemore a cavallo di schegge di infanzia lontana ha azionato la moviola della vita ed ha fatto ressa alle porte del cuore sul terrazzo del Savoy Beach Hotel nella degustazione di delizie di una cucina creativa innervate nelle tipicità del territorio, frutto dell’inventiva di Cristian Torsiello, un giovane chef dal promettente futuro, e servite dall’amabile professionalità del maitre Pasquale Frusciante e dalla coinvolgente simpatia affabulatrice di Salvatore Aceto, che hanno maturato esperienze in giro per l’Europa prima di approdare alla sontuosa struttura pestana. E’ un proscenio spalancato sui monti dell’interno, il cono rovesciato del Sottano  e le dentellature accidentate del Soprano, da cui scivolano in dolce pendio verso la pianura le colline ridenti di paesi, che accesero la fantasia  dei poeti, Ungaretti e Gatto ma non solo. Nella calma sera di giugno roteano le lucciole a messaggi d’amore con luminosità intermittente in gara con i ricami accesi di chiese e case a mosaico festoso di pianori e masserie. Per il blu lavagna del cielo alitano le ombre dei Padri ed accendono sorrisi di memoria dolce a pioggia di stelle. Ed il pensiero galoppa a ritroso di ricordi ad esaltare fotogrammi di esistenza: la piana  regno d’acquitrini e di zanzare, i braccianti all’assalto dei latifondi incolti, la rinascita della bonifica con occhi accesi a speranze di futuro e, via via, lo sviluppo impetuoso  dell’agricoltura fiorente e del turismo, spesso d’assalto e un po’ sguaiato e, qualche volta raffinato e colto, come la grande tradizione di storia ed arte del territorio consiglia  e consente.

Fu quella una bella stagione di entusiasmo a covare sogni di democrazia nel nome del riformismo socialista, che fecondò cuore, anima e pensieri dei giovani come me feriti e contagiati da schegge di utopia.

Oggi i sogni si sono infranti e l’utopia è morta a fronte dello spettacolo,   a dir poco mortificante, di un Paese che da repubblica è scaduto in sultanato popolato da favorite del principe, il quale trasforma le sue residenze in suburra con cene alla Trimalcione ed esibizioni  di guitti prezzolati con aspirazioni ricattatorie alla conquista delle istituzioni. Siamo alla volgarità della simonia laica!!!

E’ il trionfo del cesarismo da basso impero, che pretende di sostituire lo Stato con un uomo, il governo con il comando, la politica con il potere assoluto e ..carismatico. E, purtroppo, l’esempio ha fatto scuola e lo spettacolo effettua le sue repliche anche nella provincia con i tanti satrapi di periferia che popolano le loro piccole corti di servi osannanti, guitti incolti e favorite esigenti. E la democrazia appassisce in lenta inarrestabile agonia.

La malinconia mi incupisce. Ci pensa Peppino Pagano, caldo di amicizia e carico di umanità, a darmi fiducia con i suoi progetti che scommettono sul futuro. È un imprenditore prismatico a tutto tondo, che ha colto con intelligenza l’inesauribile ricchezza dello scrigno dei tesori della sua e mia terra ed investe con coraggio e lungimiranza su turismo, agricoltura e zootecnia, nella consapevolezza che il futuro è in una economia integrata  in  sinergia feconda dei vari settori produttivi. L’imprenditoria se la porta nel sangue per tradizione familiare , come, d’altronde, la sua brava, garbata ed effervescente signora. Insieme contagiano di positività il promettente figliolo, che incarna nel fisico gli dei greci/pestani: l’armonia di Apollo e la intelligenza creativa di Minerva. Confesso loro la mia sfiducia nel rilancio del territorio a fronte del sonno della ragione delle istituzioni che si impigriscono e si impaludano nella routine della quotidianità senza un guizzo di fantasia in grado di volare alto ed ideare e programmare progettualità di largo respiro per coinvolgere l’intero territorio della kora, che dalla pianura trasmigra verso colline e paesi dell’interno e ridare a Paestum il ruolo esaltante di città pilota, attingendo alle radici della propria storia e della grande cultura con lo spessore, il profumo ed il sapore della tradizione secolare. Né va meglio nel privato dove quasi sempre si ubbidisce alla logica dell’autosufficienza da egoismo con la cura a volte addirittura maniacale della propria azienda, che, per quanto prestigiosa ed esclusiva per prodotti di nicchia, non contribuisce a dare una spinta all’economia collettiva, se si rinserra in orgogliosa e splendida solitudine nel proprio recinto. Fa fatica a farsi strada la consapevolezza che o si cresce insieme o,prima o poi, insieme si perisce. E ciò, nonostante gli sforzi del neonato consorzio retto dall’ottimo Bartolo Scandizzo che stimola e spinge ad una visione d’insieme soprattutto nel settore dell’accoglienza.

E’ notte fonda quando, con il contributo di un corposo fiano, mi riconcilio con il territorio nella logica saggia del pessimismo della ragione mitigato dall’ottimismo della volontà anche  per e  con il sottofondo dell’acqua  che gorgoglia argento in giochi che figurano spumeggianti coppe di champagne.

E dal davanzale del Calpazio, la montagna sacra di pellegrinaggi pagani/cristiani, la luna nuova mi contagia di sorriso e mi riaccende la voglia d’utopia della giovinezza:

                                                                                               Giuseppe Liuccio

                                                                                        Email:g.liuccio@alice.it

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