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Le Rubriche di Positano News - Escursioni d'autore: Emozioni poetiche di Liuccio

MINORI: GUSTO A TUTTO TONDO

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Mi mancava da tempo una immersione nelle acque della minuscola rada di Minori in Costiera amalfitana, intima e raccolta: Di recente vi ho fatto il pieno di emozioni a scandire fotogrammi di esistenza alla moviola dei ricordi dal Lido di Ambrogio, con il mare a ricamare fiori alla battigia e a litaniare storie alle radici delle case fiorite per miracolo a grappoli sulle rocce. A destra la collina di Torre, con il campanile dell’Annunziata a cercare il cielo a solitaria preghiera, dava la voce, per intesa d’amore, a Villamena con l’arabesco dei coltivi ad invasione di solare cimitero a veglia di cipressi agili e diritti come fusi.

Ha radici antiche e nobili, pensavo, questa covata di case a forma di cometa con la coda ad illuminare la vallata verde fin lassù alle propaggini del Chiunzi e la stella protesa a raggiera con l’apertura ariosa ad anfiteatro all’azzardo della collina. Le facciate delle chiese sono quinte armoniose al salotto delle piazze. I campanili colorati inseguono cuspidi di cielo a filo di croce. La cittadina è ridente nella breve baia, con il mare che dilava sciabole di scogli o carezza anfratti e, se si rabbuffa, minaccia intrusioni alle finestre delle case a picco da Torre Paradiso.

Qui venne a svernare l’antica nobiltà romana ricca di titoli e sesterzi, come dimostra la bella villa marittima, un autentico gioiello di archeologia, che attende di entrare a pieno titolo nel circuito dell’offerta del turismo culturale. Minori si è ritagliato con intelligenza e lungimiranza un suo spazio nel panorama del turismo della Costa di Amalfi, puntando sull’enogastronomia ed autoproclamandosi “città del gusto”, un concetto che va esteso dalla gastronomia all’arredo urbano, dalla segnaletica al piano colori, all’animazione di piazze slarghi e vicoli per farne uno stile di vita della intera comunità.

E manifestazione di gusto è il rispetto della privacy dei turisti, l’estensione dell’isola pedonale, la tutela del silenzio, l’ideazione e  la realizzazione di percorsi alla scoperta di chiese e palazzi, vicoli e congreghe, campagne ariose e coltivi sapienti. Gusto è recuperare il piacere della conversazione, nel più perfetto stile del simposio greco e del convivium latino. Ed il polipaio dei vicoli che dal Corso Umberto si dipana a reticolo alla conquista dell’arioso sacrato della Basilica o al silenzio assorto della Congrega è cornice magica da animare con locali tipici dell’enogastronomia come dell’artigianato e della bigiotteria. E Minori diventerebbe d’incanto la Positano del futuro con in più il fascino dell’arte delle chiese, dei palazzi, dei cortili e dell’archeologia. E sarebbe da primato da località turistica top la passeggiata da Petrito a Santa :Lucia e giù giù alla scoperta ariosa del mare solo se vicoli e minuscoli slarghi si arabescassero di  cascate di fiori e bassi e supportici si colorassero di boutiques e localini di tendenza. E’ la miniera di tesori che Minori deve spendere con gusto sui mercato del turismo di qualità, nell’esaltazione dello stile di vita slow. E non è cosa di poco conto.

Io ho attraversato a passi lenti quella delizia di strada che spacca in due il paese e che ostenta con garbato pudore festosità di negozi, signorilità di ritrovi, alberghi di lusso e ristoranti da delizie  del palato.Ed ho riscoperto  atmosfere d’altri tempi e calda ospitalità d’altre stagioni stampata sul viso segnato dagli anni di amici affettuosi e contagiosamente sorridenti. E mi sono incantato a quei budelli di vicoli, ferite ardite nel costrutto delle case alla conquista ariosa dei giardini dei limoneti e dei vigneti, che sorridono ubertosi alla conquista della montagna di Maiori, da un lato, e delle colline di Ravello, dall’altro.

Era proprio bella Minori nei colori tenui e sfumati del tramonto, che accendeva le ultime iridescenze al corso del fiume, le cui acque riecheggiano, gorgogliando, storia e storie raccolte alle radici del Chiunzi e, via via, ai displuvi di  Sambuco e Torella di Ravello.! Ho rimosso con fastidio gli sfregi urbanistici a violenza di incultura al paese di un tempo ed ho mitigato l’ira solo quando su in cima mi sono incantato ai terrazzamenti arditi che testimoniano secoli di lavoro paziente a costruire macere da ingegneria sapiente, a piantare pali levigati a sostegno di vigneti generosi e di pergolati di limoni ad ombreggiare coltivi fecondi di ortaggi.

Su queste colline, digradanti nella vallata ad imbuto, generazioni di agricoltori hanno lavorato sodo alla conquista del pane stento nel saliscendi ardito e faticoso delle scale con il pesante carico di sporte luminescenti d’oro con frutti festosamente sorridenti e ribelli alla posticcia coperta del telo. Questi terrazzamenti hanno assicurato pane al desco dei minoresi, divisi tra la vanga ed il remo ed abilissimi a  districarsi nei percorsi per mare e per terra, nella pesca e nell’agricoltura. Ma hanno fatto anche la fortuna del turismo conservando ed esaltando uno dei paesaggi rurali più belli del mondo con gli agrumeti che rotolano dalla montagna al mare ed i vigneti che s’inarcano dal mare al cielo.

Fino a quando? L’interrogativo è legittimo e, sotto alcuni aspetti, allarmante se si guarda al processo di senilizzazione in atto nella campagne della costa ed al pericolo concreto che di qui a qualche decennio potremmo assistere all’abbandono deiterrazzamenti con conseguenze semplicemente disastrose non solo per l’agricoltura, ma per lo stesso turismo che non potrebbe più contare su di un patrimonio ambientale unico ed irripetibile altrove.

Ma la vallata è anche la testimonianza ancora viva di una bella pagina della proto industria  della Costiera con i mulini, i pastifici  e le cartiere azionate dalle acque del Reginna Minor. Questo straordinario patrimonio urbanistico va recuperato e riutilizzato e già si scatenano appetiti con voglie malcelate di speculazioni edilizie. Occorre occhio vigile da parte di tutti, comunità dei cittadini innanzitutto.

Qui si misurerà anche la capacità di inventiva  dei nuovi amministratori di innovare senza stravolgere, di finalizzare, nel segno del rispetto della tradizione e dell’anima dei luoghi, spazi adeguati a contenitori di prestigio per eventi culturali di livello internazionale. E’ una bella sfida, difficile e stimolante insieme. Ma questa è un’altra storia, un tema  attualissimo su cui riflettere. Prometto che lo farò.

                                                                                                   Giuseppe Liuccio

                                                                                      Email: g.liuccio@alice.it

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