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Le Rubriche di Positano News - Escursioni d'autore: Emozioni poetiche di Liuccio

L’AMALFI CONTADINA DEI VILLAGGI

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Potenza della toponomastica! Uno dice Pastena di Amalfi e, per miracolo, si materializza un grappolo di case disseminate a raggiera su per la collina, che scala il cielo o caracolla a mare, ad accendere vita nel reticolo delle vie a  servizio di case e poderi. Ma il pensiero vola anche al Medioevo e al contratto di “pastinato” con cui gli abati dei conventi ed i nobili del patriziato concedevano ai contadini parte dei loro prodotti agricoli per costruirvi “macere” e case, sperimentarvi nuove  colture e riceverne in cambio parte dei prodotti. E Salita dello Spinale, Via Dolina, Via Pomicara, Salita Pastena, Via Carramone, Via Apotheca sono ferite ardite nel cuore dei giardini dove esplode la festa dei limoneti, dove i vigneti si gonfiano di dolci umori. E le chiese rifrangono gloria di sole alle facciate bianche ed assorbono profumi di campagna alla carezza della brezza, che si insinua tra le fessure dei portali e canta inni di preghiera alle navate vuote: da quella della Madonna del  Carmine che regala sosta obbligata e frescura di porticato al viandante stanco a quella bellissima dell’Assunta, che, a dominio di agrumeti a mare, minaccia trafitture al cielo con la cuspide del campanile arioso. E Via Maestra dei Villaggi, aorta zigzagante, pompa vita e lavoro a Lone, a Pogerola, a Vettica e a Tovere, sospesa lassù tra  falesie di monti e cupole di cielo. E case ed orti si rincorrono tra salite a perdita d’occhio e discese ad abbraccio di mare con soste a virgola di incroci e pause da svenimento estatico a slarghi precipiti. E ritualità di fede e di cultura popolano i sagrati di chiese in festa per i santi protettori: Santa Maria a Lone, San Michele a Vettica, Madonna delle Grazie a Pogerola, Sant’Anna a Tovere in Costiera amalfitana.

E’ bella e pudica, riservata ma ospitale, questa Amalfi dei villaggi, che recitano il ruolo di parenti poveri al gran banchetto del turismo. Eppure questa Amalfi contadina è una risorsa di enorme valore da immettere con intelligenza e lungimiranza nel circuito dei mercati.

Tutti esaltano, e giustamente, il turismo come settore trainante dell’economia cittadina. Pochi, invece, dedicano attenzione all’agricoltura, che pure investe quasi tutto il territorio comunale. Sono tantissimi gli ettari coltivati a limoneti e a vigneti, che straripano  dai terrazzamenti fino ad invadere il centro storico, come capita lungo il Chiarito, a Valle dei Mulini, o suo dorsali assolati di Madonna del Rosario e Capodicroce.

Dall’altro versante uno qualsiasi degli slarghi di Lone è un punto di osservazione straordinario per un colpo d’occhio che non ha eguali, con l’arditezza dei coltivi che penetrano fin lassù alle montagne di Agerola o ruinano a mare, giù giù fino alle anse raccolte di Duoglio e Santacroce.

Questo miracolo di coltivi, fioriti fin sulla battigia e strappati con caparbia maestria alla montagna, è frutto di lavoro paziente e duro di generazioni di contadini che nel corso dei secoli hanno sarchiato e piantato, potato e protetto alberi e ortaggi, hanno irreggimentato acque in fossati e canali, hanno consolidato macere che sembrano ricami ed ideato pergolati che sono baldacchini ad ombreggiare gradini per scalare il cielo. Senza questo paesaggio rurale, che hanno cantato i poeti e dipinto i pittori ed ha fatto da magica cornice a tumultuose storie d’amore, Amalfi vedrebbe ridotto di molto le sue fortune turistiche. Di qui  la necessità di una forte sinergia tra turismo ed agricoltura.

 

                                                                                                     Giuseppe Liuccio

                                                                                             Email:g.liuccio@alice.it

 

 

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