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Le Rubriche di Positano News - Pensieri in parole di Luigi Di Bianco

INTERVISTA AD ALBERT EINSTEIN

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Ho immaginato di fare una intervista ad Albert Einstein.

Nell'intervista non gli pongo domande sulla teoria della relatività o su altre tematiche scientifiche ma su come egli vede la vita, la religione e il mondo. Ho lavorato di fantasia nello strutturare l’intervista e nello scrivere le mie domande ma mi sono attenuto strettamente al pensiero di Einstein nella composizione delle risposte. Nella maggior parte dei casi le risposte di Albert sono letteralmente 'copiate' dai suoi saggi "Come io vedo il mondo" e "La teoria della relatività". Altre risposte all'intervista sono ricavate da diversi scritti in inglese di Einstein. Queste ultime, essendo mie traduzioni, non sono da considerare trascrizioni letterali.

Per la serie completa dei miei scritti visita il mio sito personale [Sum Ergo Cogito]

 Io

Buongiorno Albert. Grazie innanzitutto per avermi concesso parte del tuo tempo prezioso per rispondere alle mie domande. Per rompere il ghiaccio posso rivolgerti qualche domanda personale?

 Albert

Certo.

 Io

Qualcuno dice che hai cominciato a parlare solo a tre anni. E’ vero?

 Albert

Sì, è vero. Il fatto è che prima di parlare rimuginavo a lungo una frase fino a che non la ritenessi degna di essere pronunciata. (sorridendo) … questa è una battuta … ma la mia propensione a pensare più che a parlare è continuata per tutta la vita. Forse pensare un po’ di più e parlare un po’ di meno non farebbe male a nessuno.

 Io

E’ vero che per qualche anno hai vissuto in Italia?

 Albert

Sì. Mio padre Hermann, a seguito di problemi economici in Germania, si trasferì con mia madre a Pavia dove lavorò come elettrotecnico. Io avevo allora 15 anni e non avevo ancora finito le superiori a Monaco. Seguii ugualmente i miei genitori in Italia e continuai a studiare privatamente con l’obiettivo di tentare l’ammissione al Politecnico di Zurigo.

 Io

E all’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo … ti bocciarono …

 Albert

E’ vero. Per questa bocciatura, ancora oggi ho la fama di pessimo studente. Al primo tentativo non fui ammesso al Politecnico e dovetti ripetere l’ultimo anno delle superiori in una scuola svizzera. Al secondo tentativo riuscii ad essere ammesso al Politecnico dove presi la laurea e l’abilitazione all’insegnamento di matematica e fisica.

 Io

La tua teoria che la massa ed energia sono equivalenti ha avuto una terrificante conferma quaranta anni dopo la sua formulazione con lo scoppio della prima bomba atomica. Non ti senti moralmente responsabile dello sviluppo delle armi nucleari e del conseguente pericolo che corre l’esistenza stessa dell’umanità?

 Albert

Mentre ideavo la formula E=mc2 io certo non immaginavo che potesse essere usata per costruire una bomba. Ma tu pensi veramente che uno scienziato o la comunità scientifica possa tenere nascosta una teoria scientifica solo per il timore che possa essere utilizzata nel modo sbagliato? Comunque, dopo la seconda guerra mondiale, visto il potere distruttivo delle armi nucleari, ho sempre cercato di convincere i potenti della terra ad abbandonare la corsa alle armi nucleari. Guarda qui, nel mio “Testamento spirituale” ho scritto “le maggiori autorità scientifiche sono unanimi nel ritenere che una guerra con bombe all’idrogeno potrebbe molto probabilmente porre fine alla razza umana. […] Desideriamo che ciò sia compreso sia in oriente che in occidente. Se vogliamo, possiamo avere davanti a noi un continuo progresso in benessere, conoscenze e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte perché non siamo capaci di risolvere le nostre controversie?”.

 Io

Come vedi l’avvenire dell’umanità? Saremo in grado di evitare la nostra auto-distruzione?

 Albert

Vedendo come vanno le cose dovrei essere pessimista. I giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla cieca e ignorante a un tale stato di esasperazione e di eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l’abito militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani. In relazione a questo stato di cose non mancano profeti che prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà. Io non sono nel numero di questi pessimisti: io credo in un avvenire migliore nonostante io abbia fatto una volta la battuta "Ci sono due cose infinite: l'universo e la stupidità umana, e della prima non ne sono sicuro".

 Io

Qualcuno dice che sei religioso e che credi in Dio. E’ vero?

 Albert

A quale Dio ti riferisci?

 Io

Già … bella domanda. Bisognerebbe capire quale Dio avesse in mente quel qualcuno che dice che tu credi in Dio. OK! Riformulo la domanda, credi nel Dio delle Scritture, del Vecchio e Nuovo Testamento? Credi nella vita eterna, nella resurrezione della carne … in altre parole, nel Dio del cristianesimo?

 Albert

No. Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio soprattutto che esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l’esercitiamo noi stessi. Non voglio e non posso figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo si nutrono di simili idee!

 Io

Come spieghi allora che tanta gente crede invece nel Dio persona che premia e punisce e che interviene nella nostra vita di ogni giorno?

 Albert 

Questa è una domanda complessa che richiede una risposta articolata. Bisogna tener presente che tutto ciò che è fatto o creato dall’immaginazione degli uomini serve a soddisfare i loro bisogni e a placare i loro dolori.

 Io

Vuoi forse dire che Dio è stato immaginato dagli uomini per soddisfare i loro bisogni e placare i loro dolori?

 Albert

Sì, è proprio così. Ma quali sono i bisogni e i sentimenti che hanno spinto l’uomo ad accettare l’idea della fede, nel significato più esteso di queste parole?

 Io

Adesso va a finire che l’intervista la fai tu a me.

 Albert

 

Scusa, era una domanda retorica. Se riflettiamo però su questa domanda vediamo subito che all’origine del pensiero religioso c’è la paura. L’uomo primitivo viveva nella paura, paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie, della morte. Siccome, a questo livello primordiale, le idee sulle relazioni di causa ed effetto sono assai limitate, lo spirito umano immagina esseri più o meno analoghi a noi, dalla cui volontà e dalla cui azione dipendono gli eventi avversi e temibili.

 Io

In altre parole, se un fulmine colpisce l’ingresso della caverna vuol dire che Dio è arrabbiato con il cavernicolo.

 Albert

Esattamente, solo che non c’è un solo Dio. Per l’uomo primitivo c’è un Dio per ogni situazione, c’è un Dio della pioggia ed uno del vento. Ma soprattutto l’uomo crede di poter disporre favorevolmente di questi Dei con azioni ed offerte, le quali, secondo la fede tramandata di generazione in generazione, devono placarli e renderli benigni.

 Io

Tu pensi quindi che la religione sia fondata sulla paura?

 Albert

 

Ad uno stadio di sviluppo primordiale è senz’altro così. Io la chiamo ‘religione del terrore. Questa religione, se non creata, è stata almeno rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale che si dice intermediaria fra gli esseri temuti ed il popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante. Spesso, il capo tribù o il re che trae la sua autorità da altri fattori unisce alla sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al suo regime; oppure si determina una comunanza di interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.

 Io

Questo succederebbe in un stadio di sviluppo primordiale?  A me sembra invece che la casta sacerdotale, almeno in Italia, ancora oggi mantenga la sua posizione dominante in combutta con il potere politico. E’ normale vedere in televisione gli incontri fra Capi di Stato ed il Capo della casta religiosa, il Papa. Per esempio, recentemente, il Presidente Napolitano, laico di formazione marxista ed atea, ha ascoltato impassibile e sorridente Papa Ratzinger che  propinava, Urbe et orbi, la Verità, la ‘sua’ verità. La foto del Papa ed il Capo di Stato insieme rende bene visivamente l’alleanza teologica-politica per il controllo delle masse ignoranti e superstiziose.

 Albert

Non cercare di coinvolgermi in polemiche contingenti di bassa lega. Io faccio un discorso generale e, come in tutti i miei sforzi concettuali, io cerco di generalizzare, di vedere le cose nel loro complesso. L’alleanza fra il potere politico ed il potere religioso risale comunque ai primordi dell’umanità.

 Io

Scusa l’interruzione. Mi sembra di capire che, per spiegare la nascita della religione, tu sia partito dall’uomo della caverna. Ma, più tardi, con lo sviluppo dell’uomo ed il formarsi delle prime società organizzate c’è stato anche un parallelo sviluppo del sentimento religioso?

 Albert

 

Bravo, è proprio così. Infatti nelle comunità organizzate l’uomo ha altri bisogni ed altre necessità. L’aspirazione ardente all’amore, al sostegno, alla guida, alla vita ordinata non può essere soddisfatta completamente dai capi della comunità in quanto essi sono mortali e fallibili. Nasce così l’idea divina sociale e morale. E’ il Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce. E’ quel Dio che ama e incoraggia la vita della tribù, l’umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle sciagure e nelle speranze deluse, protettore dell’anima dei trapassati. Tale è l’idea di Dio considerata sotto l’aspetto morale e sociale.

 Io

Quindi il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso importante nella vita dei popoli?

 Albert

Sì, ma non bisogna commettere l’errore di credere che le religioni delle razze primitive siano unicamente religioni-terrore e quelle dei popoli civili unicamente religioni morali. Ogni religione è in fondo un miscuglio dell’uno e dell’altra con una percentuale maggiore di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale. Ma sia la religione-terrore sia la religione morale sono fondate sul carattere antropomorfo di Dio.

 Io

Un Dio cioè, con volontà e psicologia umana, creato dall’uomo per superare la paura e per vivere meglio in comunità organizzate.

 Albert 

Il Dio persona è quello che meglio soddisfa le esigenze dell’uomo ed è quello che più facilmente può essere capito dalle menti sottosviluppate delle masse.

 Io

Mi sembra di capire che invece tu abbia in mente un altro Dio …

 Albert

Sì, ma andiamo con ordine. Innanzitutto devo dire che, nonostante non creda nel Dio persona, io mi ritengo una persona profondamente religiosa.

 Io

Ok, spiegami allora in cosa consiste la tua religiosità.

 Albert

 

La mia religiosità nasce dallo stupore di fronte alla vita, al mondo; dall’ammirazione estasiata della bellezza incredibile del cosmo e delle sue leggi naturali. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazione dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi. Mi basta sentire il mistero dell’eternità della vita, avere la coscienza e l’intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell’intelligenza che si manifesta nella natura. Io chiamo questa religiosità “religiosità cosmica”.

 Io

La religiosità cosmica sarebbe quindi, secondo te, il livello più elevato del sentimento religioso. Ma quanti sono i seguaci di questa religiosità?

 Albert

Per ora siamo in pochi … ma buoni. Difficilmente troverai uno spirito profondo nell’indagine scientifica senza la sua caratteristica religiosità cosmica. Questa religiosità si distingue da quella dell’uomo semplice: per quest’ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano: è un sentimento della stessa natura dei rapporti fra figlio e padre. Al contrario, il sapiente è compenetrato dal senso della causalità, dalla consapevolezza, cioè, che tutto avviene secondo le concatenazioni, ineludibili, di causa-effetto. La sua religiosità consiste nell’ammirazione estasiata delle leggi della natura nelle quali si rivela una mente così superiore che tutta l’intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo.

 Io

In questa prospettiva, c’è ancora spazio per l’antagonismo storico fra religione e scienza?

 Albert

 

La Chiesa, in ogni tempo, ha combattuto la scienza e perseguitato i suoi adepti. La religiosità cosmica rovescia invece la concezione storica dei rapporti fra scienza e religione. Scienza e religione non possono essere contrapposte perché, in fondo, sono la stessa cosa. Non è senza ragione che qualcuno, non ricordo chi, ha scritto che nella nostra epoca, votata in generale al materialismo, gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi. Io sostengo che la religiosità cosmica è l’impulso più potente e più nobile della ricerca scientifica. Quale ardente desiderio di conoscere al cospetto dell’edificio del mondo e quale gioia profonda devono aver provato Keplero e Newton per essere riusciti a svelare il meccanismo celeste? Per lo scienziato svelare il funzionamento del mondo equivale a leggere la mente di Dio.

 Io

Per quanto affascinante questa religiosità possa essere, penso che essa sia adatta solo a menti particolarmente elevate. Le masse popolari hanno bisogno di regole morali certe dettate da Dio. Cosa ne sarebbe dell’etica sociale se la religione del terrore e la religione morale dovessero essere soppiantate dalla religiosità cosmica?

 Albert

La morale non ha nulla di divino, è una questione puramente umana. Io sono convinto che per migliorare e rendere nobile la vita non siano necessarie leggi divine e specialmente leggi divine basate sulla ricompensa e sulla punizione. La condotta etica dell’uomo deve basarsi effettivamente sulla compassione, educazione e i legami sociali senza ricorrere ad alcun principio religioso. Gli uomini sarebbero da compiangere se dovessero essere frenati dal fare il male dal timore di un castigo e spinti a fare il bene dalla speranza di una ricompensa dopo la morte. Quindi, rispondendo alla tua domanda, credo di poter dire che se le masse aderissero alla religiosità cosmica, la vita di tutti noi sarebbe migliore perché guidata da principi morali più nobili e profondi.

 Io

A questo punto penso di poter tornare alla mia domanda di prima: Qual’è il Dio della religiosità cosmica?

 Albert

Ti risponderò con il testo del telegramma che inviai al rabbino di New York nel 1929. Alla sua domanda “Credi in Dio?”, io risposi: “Io credo nel Dio di Spinoza che rivela la sua esistenza nell'armonia ordinata dell'esistente, non nel Dio che si preoccupa per il destino e per le azioni degli esseri umani. Stop”. Mi affascina il panteismo di Spinoza, ma ammiro ben di più il suo contributo al pensiero moderno, perché egli è il primo filosofo che tratta il corpo e l'anima come un'unità e non come due cose separate. Tu sai chi è Spinoza?

 Io

Certo! Ho anche letto e cercato di capire la sua “Etica”. Purtroppo è un testo molto difficile. Più che capire quello che scrive, credo di aver intuito quello che Spinoza vuol dire. Ma tu, con il tuo testone, avrai senz’altro capito tutto.

 Albert

In effetti anch’io ho dovuto rileggere l’Etica varie volte e sai cosa ho pensato rileggendola? Che Spinoza abbia tratto la sua visione dell’universo e di Dio dalle implicazioni della mia teoria della relatività..

 Io

Peccato che la tua teoria della relatività sia venuta quasi trecento anni dopo l’Etica di Spinoza. Non è per caso che la derivazione sia al contrario, che cioè tu ti sia fatto guidare nella ricerca scientifica dalla visione spinoziana del mondo?

 Albert

Questa è una profonda riflessione che dovrei fare, prima o poi. Ma andiamo con ordine, vorrei innanzitutto raccontarti la storia del mio rapporto con Spinoza.

 Io

Vai avanti, sono molto curioso.

 Albert

Ero ancora molto giovane quando ho letto per la prima volta l’Etica. Con altri due amici ci riunivamo la sera in quella che enfaticamente chiamavamo ‘Akademie Olympia’ per leggere e discutere argomenti filosofici. L’Etica di Spinoza ci ha tenuto impegnati per lunghe serate. Sono rimasto profondamente affascinato da Spinoza sin dall’inizio. Ricordo che allora scrissi anche una breve poesia in suo onore. Vediamo se riesco a trovarla fra le mie carte.

Eccola:

 

How much do I love that noble man

More than I could tell with words

I fear though he’ll remain alone

With a holy halo of his own.

 Io

Spinoza è veramente rimasto un santo solitario senza seguito?

 Albert

Non completamente. Le masse non sono certo mature per capire il suo messaggio, ma nel mondo della cultura e della scienza moltissimi amano Spinoza.

 Io

Quale aspetto della visione del mondo di Spinoza ti ha colpito maggiormente?

 Albert

 

Il pensiero di Spinoza si può riassumere in tre parole, “Tutto è Uno”. Spinoza riunisce, in un armonioso Uno, il corpo e la mente, la più piccola delle particelle e le stelle del cielo, il mondo fisico ed il mondo del pensiero, l’uomo e la natura, Dio e l’universo. La frase “Deus sive Natura”, Dio cioè la Natura, esprime l’unitarietà del mondo e della vita. Come puoi ben capire l’unificazione di tutte le cose dell’universo ben si adatta al mio bisogno innato di generalizzare, di trovare, cioè le leggi della natura che sono comuni e si applicano a fenomeni fisici apparentemente molto diversi fra loro.

 Io

Adesso capisco cosa volevi dire quando dicevi di essere profondamente religioso: nell’armonia del cosmo tu vedi Dio.

 Albert

… un Dio la cui magnificenza, potenza e bellezza noi umani, con la nostra limitata mente, siamo capaci di intuire solo lontanamente. E pensare che al cospetto della bellezza e armonia del cosmo c’è ancora gente che dice che Dio non esiste!

 Io

Se nell’armonia del cosmo tu vedi Dio, allora il tuo impegno nel campo scientifico per capire le leggi della natura non è altro che un tentativo di capire Dio.

 Albert

 

Sì, come ho detto prima, scienza e religiosità sono per me la stessa cosa. E’ interessante notare come il “Deus sive Natura” , il Dio-Natura di Spinoza agisca solo secondo la legge della causalità, cioè della concatenazione di causa-effetto; questa peculiarità della natura permette alla ricerca scientifica di fare progressi nella comprensione delle sue leggi.

 Io

Non credi che sia riduttivo equiparare Dio e Natura? In fin dei conti noi sperimentiamo una natura imperfetta, fatta di cose e corpi finiti, corruttibili e mortali.

 Albert

 

Occorre intendersi bene cosa si intende per Natura. Secondo me la Natura è la manifestazione dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, ma, al tempo stesso, è qualcosa di impenetrabile, assolutamente inaccessibile per la nostra debole mente. La nostra ragione deve faticare duramente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell’intelligenza che si manifesta nella Natura.

 Io

Va bene … questo l’ho capito. Ma quando si parla di Dio si parla dell’Ente increato, causa di sé, eterno, fuori del tempo, infinito, onnisciente e perfetto. Non vedo come la natura possa avere questi attributi. Per esempio, l’universo non è eterno: è nato 15 miliardi di anni fa a partire dalla singolarità del Big-Bang …

 Albert 

(interrompendomi con un sorriso) … e sono certo che qualcuno ha detto che il Big-Bang è il momento della creazione dal nulla da parte di Dio.

Io

Vero. In effetti, Papa Giovanni Paolo II, ricevendo in Vaticano nel 1981 un gruppo di scienziati, ha detto che è giusto indagare l’evoluzione dell’universo dopo il Big-Bang ma che gli scienziati devono lasciar fuori dall’indagine scientifica il momento stesso del Big-Bang perché quello è il momento della Creazione e quindi opera di Dio. Devi ammettere che l’idea è plausibile oltre che affascinante.

 Albert 

… ma sbagliata perché l’energia era già presente nella singolarità e quindi non c’è stata una creazione ‘ex nihilo’, dal niente, ma semplicemente una trasformazione di energia in materia.

Io

Allora da dove viene l’energia della singolarità? (leggi big bang)

Albert

Nessuno è in grado di dare una risposta scientifica a questa domanda. Il fatto è che le mie equazioni della relatività, che mettono la curvatura dello spazio-tempo in relazione con la distribuzione di massa ed energia, non possono essere applicate alla singolarità del big bang.

Io

D’accordo. Ma hai una tua ipotesi in merito?

Albert

Certo. Secondo me il fenomeno del Big Bang non è stato altro che un buco bianco formatosi all´estremo opposto a quello da dove era collassata la materia di un enorme buco nero.

Io

Vorresti dire che la materia è prima implosa in un buco nero per poi esplodere e creare così un nuovo universo?

Albert

Sì, diciamo che è più o meno così.

Io

E l’enorme buco nero da dove viene fuori?

Albert

E’ generato, in una dimensione spazio-tempo diversa dalla nostra, da un universo madre.

Io

Quindi il nostro sarebbe un baby universo. Ma quanti baby universi ci sono?

Albert

In teoria un numero infinito. Ma non è corretto chiamare il nostro universo ‘baby universo’ perché anche il nostro universo è pieno di buchi neri capaci di generare buchi bianchi e quindi nuovi universi neonati.

Io

Allora alla stessa maniera si può presumere che l’universo madre che ha generato il nostro universo sia a sua volta figlio di un altro universo.

Albert

In effetti è così. Da qui nasce il concetto del multiverso, del numero infinito di universi.

Io

Woww! Questo sì che è pensare in grande!

Albert

Adesso forse capisci meglio la mia affermazione che la Natura è qualcosa di impenetrabile, assolutamente inaccessibile per la nostra debole mente! Ora immagina che tutta questa meravigliosa architettura di universi sia stabile, immobile, immutabile, fuori del tempo quindi eterna. Perché non potrebbe essere anche ‘causa di sé’? Che bisogno c’è di ricorrere ad un altro Ente che crea dal nulla tutto ciò? Hai mai sentito parlare del ‘rasoio di Ockham?

Io

No.

Albert

Guglielmo di Ockham, filosofo e frate francescano inglese vissuto nel XIV secolo, suggerisce che tra le diverse spiegazioni di un fenomeno naturale si deve preferire quella che non moltiplica enti inutili, ‘entia non sunt multiplicanda’. Il rasoio di Ockham viene utilizzato in ambito del ‘problem solving per eliminare tutto quello di cui si può fare a meno. Nel nostro caso abbiamo due teorie sulla generazione dell'universo. Nella prima abbiamo un universo generato da una divinità, la quale è eterna, generata da sé e per motivi sconosciuti. Nella seconda si ipotizza un universo eterno, generato da sé e per motivi sconosciuti. Come puoi vedere la seconda versione non postula enti inutili (la divinità) ed è quindi preferibile.

Io

In proposito mi viene in mente un aneddoto che ha come protagonisti Laplace e Napoleone. Quando Laplace presentò la prima edizione di un suo importante lavoro a Napoleone, questi osservò: "Cittadino, ho letto il vostro libro e non capisco come non abbiate dato spazio all'azione del Creatore". A queste parole Laplace replicò seccamente: "Cittadino Primo Console, non ho avuto bisogno di questa ipotesi."

Albert

Laplace aveva fatto un giusto uso del rasoio di Ockham. D’altra parte se si ammette l’azione di un Creatore nella generazione dell’universo si potrebbe sempre chiedere ‘chi ha creato il Creatore?

Io

E potremmo così andare indietro all’infinito a porci la stessa domanda … mi hai quasi convinto. L’unica cosa che non capisco è come tu possa affermare, come hai fatto poco fa, che la “meravigliosa architettura di universi sia stabile, immobile, immutabile, fuori del tempo quindi eterna”. Noi invece sperimentiamo che tutte le cose cambiano, si modificano. Lo stesso nostro Universo generato dal big bang non è statico ma in fase di espansione.

Albert

Davo per scontato che tu conoscessi la mia teoria della relatività. Nella teoria speciale della relatività, la nostra realtà si svolge all’interno di un continuum spazio-temporale quadridimensionale che si può pensare in termini statici. Ne consegue una realtà in cui gli eventi non si svolgono dinamicamente in termini di passato, presente e futuro, bensì sono presenti tutti contemporaneamente. Matematicamente, pur potendo apparire assurdo per i nostri sensi, ogni avvenimento che a noi sembra svilupparsi nel tempo è già presente in toto nel continuum spazio-tempo, ovvero passato, presente e futuro esistono tutti insieme contemporaneamente. Tutti conoscono il ‘paradosso dei gemelli’ ma nessuno si sofferma abbastanza su questa conseguenza della mia teoria forse perché le sue implicazioni andrebbero ad intaccare il potere teologico costituito.

 Io

Se la realtà contiene tutto il passato, il presente ed il futuro allora lo scorrere del tempo è solo un'illusione umana? Devi ammettere che questo concetto appare inaccettabile per la nostra mente perchè è lontano anni luce dalla nostra esperienza sensoriale.

Albert

Sì è così. In effetti quanto più un concetto si allontana dall'esperienza sensoriale, tanto più difficile è accettarlo e comprenderne il significato. Non siamo meglio, nelle nostre speculazioni, di un pesce che si sforza di comprendere cosa sia l’acqua.

 Io

Certo una realtà che contiene tutto il passato, il presente ed il futuro non può essere che Dio.

Albert

Come vedi il Dio-Natura di Spinoza, la cui magnificenza, potenza e bellezza noi umani, con la nostra limitata mente, siamo capaci di intuire solo lontanamente, è ampiamente plausibile.

 Io

Secondo Spinoza il libero arbitrio è solo un’illusione di noi uomini. Cosa pensi in proposito?

 Albert

Concordo con Spinoza anche su questo aspetto. Spinoza dice che l’uomo crede di essere libero perché non riesce ad afferrare tutte le molteplici cause che lo determinano all’azione. Egli usa l’esempio del sasso per spiegare il concetto: immaginiamo di lanciare con forza un sasso lontano da noi; se il sasso, ad un certo momento, durante il volo, dovesse prendere coscienza di sé e del suo stato di volo libero, allora penserebbe di volare per un suo preciso atto di volontà. Come Spinoza, non credo affatto alla libertà dell’uomo. Ciascuno agisce sotto l’impulso di un imperativo esteriore e secondo una necessità interiore. In ambedue i casi non c’è spazio per la libertà. L’aforisma di Schopenhauer: “E’ certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole ” mi ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza. Nel turbine di avvenimenti e di prove imposte dalla durezza della vita, quelle parole sono sempre state per me un conforto e una sorgente inesauribile di tolleranza. Aver coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di responsabilità che facilmente ci mortifica e ci evita di prendere troppo sul serio noi come gli altri; si è condotti così a una concezione della vita che lascia un posto singolare all’humour.

 Io

Spinoza sosteneva che l’universo è regolato dal più rigido determinismo, dalla necessaria concatenazione di causa-effetto. Questo era accettabile nel 1600. Ma come fai tu a sostenere, ancora oggi, la teoria deterministica quando la meccanica quantistica ha dimostrato che la natura, almeno a livello delle particelle elementari, può avere un comportamento casuale e imprevedibile? Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg si può solo calcolare le probabilità che da un fatto A derivi un fatto B, ma non c’è modo di averne la certezza e, conseguentemente, sembra che la casualità, il contrario di causalità, sia inevitabile nella natura.

 Albert

 

Spinoza scriveva: “Nella natura non vi è nulla di contingente, ma tutte le cose sono determinate dalla necessità della divina natura ad esistere e a operare”. Ora invece sembra che le cose siano determinate ad esistere e operare dal puro caso (sorridendo). Ma vediamo di capire meglio il principio di indeterminatezza di Heisenberg. Il problema è la localizzazione delle particelle secondo un modello matematico. Per veder dove si trova una particella si deve proiettare su di essa un pacchetto, o quanto, di luce. Questo quanto di luce, investendo la particella, la fa muovere velocemente in una certa direzione. Quando più esattamente si vuole localizzare la particella tanto maggiore deve essere l’energia del pacchetto e quindi tanto più è disturbata la posizione della particella. Per quanto ci si possa sforzare di localizzare esattamente la particella, l’incertezza nella sua posizione, moltiplicata per l’incertezza nella sua velocità, è sempre maggiore di una quantità minima accettabile. Quindi le funzioni di spazio che intervengono nelle equazioni quantistiche non riescono a fornire un modello matematico della posizione delle particelle. Esse riescono solo a determinare, col calcolo, le probabilità che ci sono di trovare particelle su un’area data o in un determinato stato di movimento.

 Io

Ok … slow down. Rallenta. Stai andando troppo sul difficile. Ricordati che non sono né un fisico né un matematico.

 Albert

Scusa, in effetti mi stavo sforzando di parlare in modo semplice. Ma sembra che il tuo standard di intelligenza sia al di sotto di quello che io mi aspettassi da te.

 Io

Non c’è bisogno di offendere. Non tutti possono avere il tuo testone. Ma credo che una forma di intelligenza sia anche quella di essere capaci di spiegare con parole semplici i concetti difficili. Ad ogni buon conto, ho capito che il tuo determinismo è andato a farsi benedire. Se si ammette anche la più piccola casualità nel mondo fisico, tutto il castello del determinismo crolla e ci ritroviamo solo con un mucchio di sassi.

 Albert

 

Fai confusione fra casualità e imprevedibilità. Il fatto che la scienza non riesca a prevedere l’esito di un esperimento non dimostra che l’esito sia indeterminato. Credi forse che la natura sia tenuta ad adeguarsi ai modelli matematici pensati dall'uomo? La natura agisce secondo leggi eterne ed immutabili. Un modello matematico che cerca di formalizzare un fenomeno naturale è solo un affannoso tentativo umano di capire la natura. Una teoria scientifica o un modello matematico che faticosamente svela qualche aspetto della realtà naturale può essere accettabile ed utile in un certo momento storico per essere superato in fasi storiche successive. La teoria dei quanti, nell’attuale momento storico, è logicamente inconfutabile, ha avuto e avrà risultati importanti. Ma non posso fare a meno di confessare che io non accordo a questa interpretazione che un significato provvisorio. Credo ancora alla possibilità di un modello della realtà, vale a dire di una teoria, che presenti le cose stesse e non soltanto la probabilità della loro apparizione. In sintesi, confermo la mia convinzione che “Dio non gioca a dadi”, e quindi la mia fede nel determinismo. Non esiste la casualità ma solo la casualità apparente che nasce dalla nostra ignoranza della realtà e quindi dalla nostra incapacità a prevedere il risultato degli esperimenti.

 Io

Comunque, da un punto di vista scientifico, puoi provare che la pura casualità non esiste?

 Albert

No, non si può provare scientificamente che la casualità, quella vera, assoluta, non esiste in natura. Ma anche in questo caso risento dell'influenza di Spinoza e quindi credo intimamente che la casualità possa essere solo apparente. Ad ogni modo, un vero determinista non ha bisogno di escludere la pura casualità dalla sua visione della realtà. C’è una forma di determinismo che può accettare la pura casualità e ugualmente credere nella predeterminazione universale. Alla domanda “La predeterminazione universale può comprendere e controllare la casualità?”, il vero determinista risponderà: “.

 Io

Peccato che il tempo che mi hai dedicato stia per scadere. Mi ha colpito molto la tua idea di razionalità del Tutto, del "Deus sive Natura" di Spinoza, e trovo sorprendente la tua meraviglia ed estasi di fronte alla Natura quasi si trattasse di un miracolo o di un eterno mistero.

 Albert

 

Il sentimento del “miracoloso” cresce sempre più con lo sviluppo della nostra conoscenza. E qui sta il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, che si sentono paghi per la coscienza di avere con successo non solo liberato il mondo da Dio, ma persino di averlo privato dei miracoli. La cosa curiosa, certo, è che dobbiamo accontentarci di riconoscere il “miracolo”, senza poter individuare una via legittima per andar oltre. Capisco che devo ben esplicitare quest’ultima considerazione in modo che non ti venga in mente che, indebolito dall’età, io sia divenuto vittima dei preti.

 Io

A proposito di preti, la tua teoria del potere teologico-politico mi porta a chiederti, con Gilles Deleuze  "perché il popolo é così profondamente irrazionale? Perché si vanta della propria schiavitù? Perché gli uomini si battono 'per' la loro stessa schiavitù come se si trattasse della loro libertà? Perché é tanto difficile non solo conquistare ma anche sopportare la libertà? Perché una religione che fa appello all'amore e alla gioia ispira la guerra, l'intolleranza, la malevolenza, l'odio, la tristezza e il rimorso? "

 Albert

Belle domande! Se trovi le risposte fammi un colpo di telefono che ne parliamo.

Al prossimo articolo.  

Luigi Di Bianco

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