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Il pasto in comune….con Cristo

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Metafora della mensa come pasto in comune …con Cristo

 

 

“…Mentre si consegnava liberamente alla passione

Per distruggere la morte, spezzare le catene del demonio,

calpestare l’inferno,illuminare i giusti,

fissare la legge e manifestare la Resurrezione,

prese il pane , Ti rese grazie e disse….”

( Traditio Apostolica)

 

 

Ogni uomo da sempre costretto a nutrirsi, si rende conto che la fonte della vita non sta in lui, ma che il ricevere è una condizione fondamentale dell’esistenza. Perciò la maggior parte dei popoli ha dato vita  ad una cultura del convito e del banchetto: il mangiare e il bere insieme ha rappresentato e creato la comunità umana . Ringraziando il Creatore, il convito dunque è diventato il segno della vita e della comunione con Dio e con i commensali.

Anche nell’Antico Testamento il pasto consumato in comune era un segno fatto per realizzare pace , alleanza e benedizione tra i commensali, ma in primis  era segno di unione davanti a  Dio. Dire davanti a Dio e non con Dio, significa voler affermare certamente  un collegamento fra Dio e l’uomo, ma evidenziare sopratutto la loro disparità: Dio è il fondatore dell’alleanza, Colui che offre il banchetto, Colui che si fa alleato; ma non è il Commensale accanto agli altri commensali umani. E’ il sacrificio cruento che sta in primo piano,che si fonde con il banchetto :il sangue sacrificale suddiviso fra l’altare e il popolo unisce  a Dio che libera e salva.

Il memoriale centrale dell’azione di Jahvè, per il popolo ebraico, è la festa di Pesah. Nata come festa nomade di ringraziamento della mietitura fatto dai contadini di Canaan(i si sacrificavano le prime spighe d’orzo e si teneva un banchetto con pane azzimo),essa fu poi collegata con l’evento dell’Esodo e della liberazione. Ancora una volta pasto, sacrificio e memoriale vengono congiunti e diventano i  segni di una storia eterna.

Anche nella predicazione di Gesù, il pasto consumato in comune diviene quell’azione simbolica di cui più spesso parlano i Vangeli. Essa è compresa da amici e avversari .I primi però lo vedono come un invito, gli altri come uno scandalo, per cui Gesù a coloro che  lo accusano di mangiare con pubblicani e prostitute,risponderà:”Non sono venuto per i giusti ,ma per i peccatori”(Mc 2,17).Soprattutto  nelle parabole il banchetto diventa per Gesù l’immagine della av-venuta  venuta del regno di Dio. Con la parabola del grande banchetto ( Mt.22,1-10), Egli comunica l’invito di Dio, fa conoscere da una parte la possibilità che si offre a quanti stanno fuori e dall’altra, il pericolo che i primi chiamati corrono il rischio di mancare la festa.

Così con la parabola del padre misericordioso (Lc.15,11)Egli giustifica la sua abitudine di mangiare con i peccatori  con l’invito a banchettare memtre sollecita il “ giusto” a rallegrarsi del ritorno del cosidetto  “perduto”.

 La metafora del banchetto intende ricordare che l’invito è aperto a tutti , ma che i posti al banchetto, sia i posti avanti che gli ultimi,sono garantiti solo con lotta e sacrificio. Gesù perciò in ognuno dei pasti consumati  in comune nel vangelo, si espone con il suo messaggio sempre un poco di più. E l’ultimo di questi pasti, l’ultima cena appunto, possiede per questo un’importanza particolare. Sia a motivo della vicinanza con la passione e morte del Signore, sia perché l’opposizione al male si fa in Lui sempre più forte e decisa e la riposta del male sarà  proprio per questo,tremenda , mortale. Perciò la comunione di mensa con il traditore Giuda, diventa il simbolo più eloquente in Gesù del nesso fra dedizione ed esposizione di sé, fra banchetto e dono della vita.

 Il pane che Gesù spezza come ogni capofamiglia  ebraico all’inizio della cena, e il calice che porge sono segni nel segno, il corpo richiama l’io concreto da cui si separerà, il sangue la vita che donerà. IL duplice aspetto del congedo e del futuro in Gesù, è espresso in modo pregnante da queste parole del Vangelo:”da ora non berrò più di questo frutto  della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del  Padre mio”(Mt.26,29)

Nell’incontro fra uomini, nell’assemblea della comunità convocata nella S. Messa , nella frazione del pane, il Gesù crocifisso si fa sperimentare in modo vivo dai presenti, come il Risorto:essi lo riconoscono, come il vero ospitante , come colui che li invita , li raduna , li ciba, li trasforma , li cristifica,vincendo ogni tipo di morte……  

 

Trudy Borriello

e-mail :trudy.vitolo@fastwebnet.it

 

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