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I saperi umani e la consulenza filosofica – mercoledì 3 giugno – Archivio di Stato del comune di Salerno

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Ultimo appuntamento della Società Filosofica Italiana con Giuseppe Cacciatore, mercoledì 3 giugno, presso l’Archivio di Stato del comune di Salerno, prestigioso ospite del  dodicesimo ciclo di conferenze promosso da Carmine Mottola

Mercoledì 3 giugno, ultimo appuntamento di “SalernoinFilosofia”, giunta ormai  alla sua dodicesima edizione . Dal 1993 la Sezione di Salerno  della Società Filosofica Italiana  svolge un importante ruolo di mediazione tra ricerca e innovazione  teorica e divulgazione  filosofica ,rendendo accessibile al vasto pubblico temi e concetti altrimenti ristretti ad un’esigua élite di specialisti. Mercoledì, alle ore 17,30, nel Salone Bilotti  presso  l’Archivio di Stato , sito in Piazza Abate Conforti n.5 , di fronte al Convitto Nazionale, sarà Giuseppe Cacciatore, professore  dell’Università Federico II di Napoli a concludere il ciclo di conferenze con una lezione sul tema “I saperi umani e la consulenza filosofica”, titolo anche di un suo volume scritto a quattro mani con Vanna Gessa Kurotschka, edito dalla casa editrice Meltemi nel 2007. I disagi della vita dipendono spesso dalle difficoltà che si incontrano nell’affrontare adeguatamente i dilemmi dai quali essa è investita. Spesso le più profonde inquietudini possono essere superate attraverso un chiarimento della situazione problematica che le fa sorgere, un chiarimento capace di investire anche le emozioni e i sentimenti e, dunque, di operare una trasformazione personale. Altre volte sono più profondi atteggiamenti individuali nei confronti della esistenza umana a dover essere esaminati e radicalmente trasformati perché gli individui abbiano il sentimento di condurre una vita piena. Altre volte ancora sono le istituzioni a dover mettere a disposizione presupposti legislativi più adeguati affinché gli individui possano condurre bene la propria vita. Come agire quando si devono compiere scelte per le quali non si posseggono parametri e criteri univocamente fondati e condivisi? Cosa è il male di cui radicalmente intuiamo la presenza ma che abbiamo difficoltà a definire? Quale cura dobbiamo dedicare a noi stessi e agli altri, alla natura e agli altri esseri viventi sulla terra perché la nostra vita possa svilupparsi e trascorrere nel suo complesso bene e felicemente? A quale terapia dobbiamo sottoporre i nostri desideri, le nostre emozioni e passioni affinché le nostre scelte possano condurci a raggiungere scopi che autenticamente favoriranno il rigoglio della nostra vita? Come affrontare le difficoltà e i dolori che necessariamente sono connessi alla vita umana, anche a quella che può essere giudicata la più felice? Quale uso fare dei risultati conoscitivi che le scienze empiriche della vita ci mettono a disposizione e delle tecniche che da tali risultati conoscitivi si sviluppano in modo che tale uso renda la nostra vita più umanamente rigogliosa e fiorente?
Il sapere umano, necessario per Socrate ad affrontare le questioni più importanti e difficili che riguardano la vita – un inquietante sapere il cui primo il compito era per l’antico filosofo quello di mostrare la intrinseca incapacità di ogni sapere particolare, di ogni arte e di ogni tecnica ad assolvere la funzione di definire l’umano – deve essere oggi riformulato facendo dialogare in maniera complessa con la filosofia nelle sue diverse dimensioni (antropologia filosofica, etica, filosofia politica, filosofia della religione, filosofia della mente, filosofia del linguaggio, antropologia culturale) anche quei molteplici saperi positivi che hanno ad oggetto aspetti particolari dell’umano: le neuroscienze, la genetica, la bioingegneria. Oltre che i conflitti legati alla vita personale e al trasformarsi delle forme di relazione più intime e rilevanti per la nostra vita (amore, amicizia, legami familiari e sociali), il consulente dovrebbe essere in grado di esaminare dialogicamente le questioni che sorgono dalla possibilità di utilizzare le biotecnologie; i problemi legati al confronto oramai quotidiano con culture molteplici e fra loro molto differenti con le quali vogliamo convivere; i conflitti che sorgono dall’esigenza di mantenersi fedeli alle proprie credenze religiose e dall’esigenza di rispettare contemporaneamente la libertà e la dignità di chi ha altri credi religiosi o non ne ha nessuno. Ma, se i saperi umani necessitano della filosofia per essere apprezzati nel loro valore umanologico, qual è il rapporto fra il sapere umano, pensato come quella forma di conoscenza che può guidarci nelle scelte più importanti e difficili della nostra vita, e quei saperi tecnico-pratici con i quali la filosofia fin dalle origini si è confrontata? Se vi è un ampio consenso sul fatto che la questione del rapporto fra sapere umano e saperi scientifici è filosoficamente rilevante, non altrettanto accettata è la funzione di tali saperi per la formazione dei consulenti filosofici. Finora essi – e con essi la filosofia del linguaggio – non hanno giocato alcun ruolo nella formazione dei consulenti filosofici. E’ dunque, prioritario porre la questione se e in quale modo per formulare un concetto di sapere umano adeguato al compito di formare consulenti filosofici, sia necessario fare riferimento agli esiti delle ricerche delle scienze empiriche della vita, delle scienze cognitive, del linguaggio e della comunicazione, e al significato antropologico ed etico in esse incapsulato.
Olga Chieffi

 

 

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