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DOMANI LA FAIDA DI CAMORRA DI DE MEO AL DOMINA POSITANO

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CORONA E DI MEO ALLA DOMINA POSITANO

Positano, Costiera amalfitana . Proseguono con successo gli appuntamenti della quarta rassegna letteraria “Domina Positano” in Costa d’ Amalfi  curata dal giornalista Angelo Ciaravolo, coadiuvato da Roberto Illiano. Domenica 7 alle ore 21,00 all’hotel Domina Royal è di scena Simone Di Meo con “Faida di camorra”, Newton Compton editore. Con l’autore, intervengono il magistrato Giovanni Corona, ex sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, il sindaco Domenico Marrone e l’avv. Francesco Saverio Torrese. Nel corso della serata verrà estratto a sorte un weekend a Venezia, offerto dalla Domina in una delle sue strutture alberghiere. La musica è affidata al duo Giuseppe Lembo e Mario Gargiulo.I sei mesi che sconvolsero Napoli e l’Italia, a ridosso tra il 2004 e il 2005, sono al centro del nuovo lavoro letterario del giornalista Simone Di Meo. Il libro ripercorre la guerra di Secondigliano tra il clan Di Lauro e gli «scissionisti» per il controllo del mercato della droga nella provincia partenopea e si conclude con le pesantissime condanne che sono state inflitte al vecchio gruppo dirigente della cosca di via Cupa dell’Arco, al termine del maxi-processo scaturito dalla prima inchiesta alla holding del narcotraffico. Il testo svela, inoltre, alcuni particolari inediti sulle indagini e sugli omicidi che insanguinarono l’hinterland nord della città, sottolineando l’importanza del lavoro investigativo svolto da carabinieri e polizia, e coordinato dalla procura antimafia, in una fase di emergenza sociale che portò il capoluogo campano a conquistare le prime pagine della stampa internazionale e a costringere l’allora ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, a mobilitare i servizi segreti per frenare l’escalation di violenza e mettere ai ceppi «Ciruzzo ’o milionario», l’inafferrabile capo-camorra capace di guadagnare, con il monopolio del traffico di stupefacenti in Campania, fino a un miliardo di lire al giorno. «Faida di camorra» – che segue la precedente opera di Di Meo, «L’impero della camorra – Vita violenta del boss Paolo Di Lauro», dedicata agli esordi criminali del padrino di Secondigliano dal 1980 fino al 2002, anno dell’inizio della latitanza – ricostruisce, inoltre, l’appendice giudiziaria che vide coinvolti l’ex pm Giovanni Corona, il procuratore aggiunto Paolo Mancuso, l’allora senatore di Alleanza nazionale Luigi Bobbio e il costruttore melitese Stefano Marano, con riferimenti a documenti e note parlamentari, atti di indagine e risultanze investigative. Ai margini della città di Napoli, dilaniata dal degrado e dalla disoccupazione, c’è il più grande mercato di droga in Europa: Secondigliano. È qui che si combatte la spaventosa faida di camorra tra il clan del boss latitante Paolo Di Lauro e il gruppo degli “spagnoli”, una guerra in grado di provocare più di settanta morti tra il 2004 e il 2005. In palio c’è il controllo della più ricca impresa criminale del Sud Italia: il traffico internazionale di stupefacenti. In quei mesi, i killer delle due cosche decapitano traditori, uccidono e danno alle fiamme le fidanzate, i padri e le madri dei nemici e appiccano il fuoco a decine di negozi e appartamenti per snidare i rivali. La terza metropoli italiana si trasforma in un campo di battaglia, mentre il magistrato che indaga sulla strage scopre di essere intercettato abusivamente e i! fratello di un senatore della Repubblica trema al pensiero di cadere vittima di un’imboscata.

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