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Le Rubriche di Positano News - Escursioni d'autore: Emozioni poetiche di Liuccio

COSTA DI AMALFI CITTA´ TERRITORIO- IL SONNO DELLA RAGIONE E L´AUTOSUFFICIENZA DELL´EGOISMO

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La lacerazione da nostalgia è lancinante, soprattutto se la “patria” lontana vagheggiata e desiderata è la Costa di Amalfi con tutto il suo carico prestigioso di miti, leggende e storia, arte e monumenti e lo scrigno inesauribile dei paesaggi mozzafiato. Io mi trovo da un po’ di decenni in questa condizione di ..emigrante, anche se la mia città di “esilio” è Roma con l’offerta prismatica di servizi e di opportunità culturali di una grande capitale. E di sicuro è questo il motivo per cui il mio pensiero corre ancora a quella mia casa amalfitana a strapiombo di mare con la nenia della risacca di notte ed il fiotto intenso di profumi di limoni, di giorno. E quel ricordo feconda spesso la mia scrittura creativa e gonfia di passione i miei interventi di impegno politico e civile. E’ una questione di flussi di sangue e di vibrazioni di cuore prima che di intuizioni del pensiero e riflessioni della ragione. Ubbidiva a questa logica la proposta di una “Città-Territorio” pubblicata con rilievo in primo piano da questo giornale. Mirava a gettare una pietra nello stagno della pigra rassegnazione, se non addirittura dell’indolenza. L’interevento ha suscitato notevole interesse visto che in una sola giornata è stato letto da oltre cinquecento persone, molte delle quali mi hanno addirittura telefonato o inviato email per invitarmi a continuare a battere con martellante insistenza sulla proposta. Si è trattato di professionisti, giovani, lavoratori di vari settori, esponenti insomma di quella che viene definita, con un termine abusato, la società civile. Silenzio invece da quelli che dovrebbero esserne i più diretti protagonisti, perché responsabili dello sviluppo del territorio: Amministratori locali ed operatori economici. I primi, sindaci, assessori, consiglieri comunali (di maggioranza e di opposizione) sono in preda ad un inspiegabile sonno della ragione. Pigrizia mentale, incapacità di misurarsi con una progettualità eccessivamente impegnativa, paura di perdere una quota del proprio potere? Qualunque ne sia il motivo , il silenzio non si giustifica ed una presa di posizione, in negativo o in positivo, sarebbe auspicabile oltre che doverosa. Di sicuro non si costruisce il futuro rimanendo vincolati nella logica asfittica del campanile. Una scheggia di utopia non guasta per volare alto e non ammarare nel pantano della routine della quotidianità. I secondi, gli operatori economici, sono rinserrati nell’autosufficienza da egoismo, nella convinzione che il mondo si apre e chiude nel e con il prestigio della propria azienda. Sarebbe opportuno, invece, che gli uni e gli altri cominciassero a riflettere con serietà su due considerazioni di fondo: 1^ Il turismo è una industria e come tale va studiato per essere competitivi sui mercati che diventano ogni giorno più esigenti. 2^ Una politica del e per il turismo potrebbe essere sintetizzata ed articolata in due avverbi e quattro verbi: altrove, altrimenti, qualificare, diversificare destagionalizzare. Nel turista si fa sempre più strada l’esigenza che la vacanza, breve o lunga che sia, non significa più tanto,o solo, l’andare altrove, ma lo stare altrimenti, in un luogo, cioè, che garantisca evasione dalla propria residenza abituale, quanto lo stare altrimenti dalla routine di tutto l’anno. Pertanto si chiede e chiede come sta, con chi sta e cosa fa per riempire di emozioni la propria vacanza. Da questa premessa scaturisce la necessità di qualificare l’offerta nella tutela, riscoperta e valorizzazione dei beni e nella infrastrutturazione dei servizi; così come nella improrogabile necessità di destagionalizzare la vacanza nella consapevolezza che l’offerta del solo mare non è nella storia della Costiera, il cui clima consente una vacanza gradevole lungo tutto l’arco dell’anno e come tale si affermò nell’immaginario collettivo europeo a partire dalla fortunata stagione dei viaggiatori del Grand Tour. Per riempire di contenuti la destagionalizzazione bisogna necessariamente ipotizzare una diversificazione dell’offerta che faccia leva sulla storia, sull’arte, sui monumenti, sull’ambiente con il suo paesaggio rurale unico al mondo e, naturalmente, sull’enogastronomia con la prismaticità dei prodotti tipici.

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