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CAVA DE TIRRENI, AL VIA LA FESTA DI MONTE CASTELLO

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Rimbombo di spari e odore di milza… Non si scappa…

A Cava de’ Tirreni sono i giorni della festa di Monte Castello.

Da ben 353 anni la Fede e la Tradizione mobilitano migliaia di persone e la spingono a ripercorrere passi e gesti che di padre e in figlio si tramandano di generazione in generazione.

Le famiglie cavesi custodiscono come un tesoro prezioso il pistone o trombone che viene tenuto come una reliquia segno dell’attaccamento alla Storia Cavese.

Dal 18 al 20 giugno i preparativi fervono, chi per fede chi per tradizione si appresta a salire sul Monte Castello per una visita alla cappella di S. Adiutore e uno sparo e una siesta meritata gustando i cibi della festa: la pastiera sia rustica che dolce, panini con milza cotta con la menta e il forte o ripieni di salame accompagnati dal buon vino locale.

Le radici sono antiche: nel 1656 la peste colpiva il sud e da Napoli come una saetta serpeggiò per la vallata metelliana colpendo senza pietà e fu una vera calamità: dal 20 maggio al 6 luglio si contarono 109 morti.

In quel frangente i cadaveri vennero seppelliti nelle campagne e non nelle chiese, per evitare che il morbo contagiasse i sopravvissuti.

Narra la pia tradizione che si riuscì a domare il flagello grazie al pellegrinaggio fatto dal popolo cavese per venerare il Santissimo nella Cappella esistente fra le mura del castello di S. Adiutore, con la Sacra Ostia che venne esposta, ad opera dell’unico prete sopravvissuto, nei quattro lati della terrazza del fortilizio a benedire la città.

Nasce da qui la popolarissima “Festa di Castello”, che da allora è stata tramandata ai posteri e che ogni anno si svolge nell’Ottava del Corpus Domini.

In seguito la processione fu anche arricchita dalla presenza dei Cavesi armati di pistoni (gli archibugi del tempo), di cui ciascun cittadino era fornito, dal momento che ognuno doveva essere pronto ad accorrere alle armi non appena la campana di San Liberatore avesse suonato a martello.

Questa tradizione è rimasta immutata fino ai nostri giorni, con l’aggiunta di una lunga serie di spari di pistoni, nel pomeriggio della Festa dagli spalti del Castello, in segno di giubilo.

Chi si trova a Cava per tutta la giornata sente riecheggiare i colpi che si rincorrono per tutta la vallata, nuvolette di fumo ornano il Monte Castello e sul castello stesso sventolano le 4 bandiere simbolo dei quattro distretti che rappresentano la città.

Nella serata del sabato da pochi anni è ripresa la tradizione dei “fuochi” che concludono la manifestazione.

Per i cavesi è un rito riunirsi a casa dell’amico o parente fortunato che ha la vista sul monte Castello e gustando i cibi tradizionali godersi i fuochi d’artificio che si concludono con il fantasmagorico incendio della fortezza e l’accensione della bandiera rossa che dichiara la fine della festa.

Dimenticavo.. il Castello  nei giorni della festa è illuminato e su di esso campeggia un grande Ostensorio a ricordare la devozione dei Cavesi verso il Corpo di Cristo che li salvò dalla pestilenza.

Monte Castello diventa, così, nella tradizione cavese, simbolo di fede religiosa e guerriera, che affascina e avvince i cavesi e non.

Magrina De Mauro

 

FESTA DI MONTECASTELLO CALENDARIO

Giovedi’ 18

– ore 08.00 Santa Messa nel Castello di Sant’Adjutore;

– ore 20.30 Processione Eucaristica dalla Chiesa della Santissima Annunziata al Castello di Sant’Adjutore;

 

Venerdi’ 19 giugno

– ore 20.30: Corteo degli appestati per il corso;

– ore 21.30: Rievocazione della peste del 1656 – Piazza Vittorio Emanuele III ossia Piazza Duomo

 

Sabato 20 giugno

– ore 18.00: Benedizione dei Trombonieri – Piazza Vittorio Emanuele III;

– ore 23.30: Storici fuochi pirotecnici dal Colle di Sant’Adjutore.

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