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Le Rubriche di Positano News - Pensieri in parole di Luigi Di Bianco

SUPERSTIZIONE E MIRACOLI

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La maggior parte della gente crede nei miracoli, crede, cioè, che Dio intervenga nella nostra vita quotidiana per modellare il nostro destino in base alle nostre richieste e ai nostri comportamenti. Questa è una convinzione che, per una sana ecologia mentale, dobbiamo portare nella discarica dei rifiuti del pensiero.

 

Voglio subito chiarire che non nego che ci siano fatti che non si possono spiegare in base alla ragione e posso accettare che questi eventi inspiegabili siano chiamati “miracoli”. Sono d’accordo con Spinoza quando scrive che il miracolo è “ [] un prodotto di natura che non può essere spiegato mediante cause, ossia che trascende le capacità umane di comprensione” (Trattato Teologico-Politico, cap. VI). In altre parole, secondo me, i miracoli sono fatti naturali non spiegabili in base alle conoscenze umane del momento. Del tutto diversa è l’idea di miracolo per la religiosità popolare. Il miracolo, per la gente comune, è un fatto soprannaturale che avviene al di fuori e contro le leggi della natura a seguito di un atto di volontà divino che vince e sottomette la natura stessa.

 

Faccio subito un esempio. I miracoli che più frequentemente sono attribuiti, ai giorni nostri, a Padre Pio o alla Madonna di Lourdes, sono le guarigioni inspiegabili da forme di cancro ritenute incurabili. In effetti, luminari della medicina non riescono a spiegare scientificamente alcuni rarissimi casi di completa remissione della malattia. In questi casi, la religiosità popolare parla di miracoli, di guarigioni miracolose. Dio, per la “buona parola” di Padre Pio o della Madonna, secondo i credenti, interviene per bloccare lo sviluppo “naturale” delle cellule cancerogene. Io invece penso che, in questi casi,  non sia necessario immaginare interventi soprannaturali. Più semplicemente, occorre ammettere che le conoscenze scientifiche sull’evoluzione del cancro sono ancora molto limitate. Meglio prendere atto che statisticamente, anche se in casi rarissimi, si può guarire “naturalmente” anche da forme di cancro ritenute incurabili. 

 

La credenza popolare nei miracoli può essere contestata in base a numerosi ragionamenti logici. Io preferisco partire da un’accurata analisi della natura di Dio.

 

Dio, innanzi tutto, è ETERNO.

 

Come detto anche da S. Agostino, per eternità di Dio non si deve intendere una durata temporale infinita senza inizio e senza fine. Dio è eterno perché è fuori del tempo. Il tempo di Dio non ha un prima, non ha un dopo e non ha una durata: è un ETERNO PRESENTE. Il divenire, la storia, lo scorrere del tempo, esiste solo nell’angusta prospettiva dell’uomo, ancorata ad un piccolo angolo di spazio e di tempo dell’universo che conosciamo.

 

Nell’eterno presente di Dio esiste già tutta la nostra storia: la nostra nascita, gli eventi della nostra vita e la nostra morte. Questo concetto può essere facilmente compreso se si considera un altro attributo di Dio: l’onniscienza. Dio ONNISCIENTE conosce, a priori, tutti i più piccoli eventi del nostro divenire nel tempo. Fin qui siamo tutti d’accordo? Penso di si!

 

Adesso ti faccio una domanda: “Può Dio andare contro quello che lui già conosce in quanto onnisciente?”. Per esempio, se Dio sa oggi, nella sua onniscienza, che io morirò esattamente fra un anno, può egli, fra un anno meno un giorno, cambiare il mio destino e decidere, per accogliere una mia supplica, di farmi morire fra dieci anni? Cosa rispondi? Se rispondi di sì ammetti il concetto popolare di miracolo ma, allo stesso tempo, implicitamente affermi che Dio non è onnisciente. Altrimenti saprebbe già oggi che io morirò fra dieci anni e non fra un anno e, quindi … non avrebbe nessuno motivo di fare un miracolo. Ti vedo perplesso … pensaci bene, vedrai che è così.

 

Io affermo che Dio non può cambiare il mio destino come da lui determinato per l’eternità.

 

Sono certo che molti riterranno questa opinione assurda perché in contrasto con l’idea comune di ONNIPOTENZA di Dio. Il fatto che Dio non possa intervenire con atti di volontà per determinare lo svolgersi della nostra vita e per sospendere o modificare le leggi della natura viene vista come una limitazione della sua libertà e potenza. Per la gente comune la dimostrazione più grande della potenza di Dio si manifesta principalmente nei miracoli specie in quelli scenograficamente più grandiosi come l’apertura del passaggio nel Mar Rosso per permettere la fuga degli ebrei dall’Egitto.

 

Costoro credono di esaltare convenientemente la potenza di Dio solo immaginando la potenza della natura come da lui sconfitta e soggiogata(TTP, cap. VI). Quindi ritengono che Dio possa, a un certo punto, decidere di ‘sconfiggere e soggiogare’ le leggi della natura da lui stesso decretate per l’eternità. La sua onnipotenza sarebbe quindi la sua capacità di sconfiggere se stesso … che assurdità!

 

Il problema è che si immagina la potenza e la volontà di Dio come qualcosa di esattamente uguale alla potenza e volontà umana. In altre parole si continua a vagheggiare un Dio ad immagine e somiglianza dell’uomo. Volontà, intelletto, libertà e potenza di Dio hanno solo il nome in comune con quello che noi intendiamo come volontà, intelletto, libertà e potenza. Come uomo, io agisco, quotidianamente, per atti di volontà. Oggi per esempio ho la volontà di andare a pescare. Ma decido di andare a pescare perché il mare è calmo (soffro di mal di mare), oggi c’è il sole, non c’è vento, ho trovato le esche, ecc. Se ci fosse mare mosso io non potrei decidere di andare a pescare. Tutto questo per dire che la volontà degli uomini è posteriore, o, al massimo, contemporanea alle cause che ne determinano la formazione.

 

La volontà di Dio non funziona in questa maniera semplicemente perché Dio è causa prima, non c’è una causa antecedente alla sua volizione. La volontà di Dio è a priori di tutte le cose, anche del tempo, anche delle tue preghiere. Per noi che siamo nel tempo, essa, per forza di cose, ci deve apparire statica, eterna ed immutabile.

 

Se Dio dovesse esplicare la sua volontà e potenza nel tempo, dovremmo ammettere che egli non è PERFETTO: sembrerebbe che egli fosse costretto a controllare costantemente le cose del mondo per apportarvi le opportune correzioni quando necessario. Più che un Dio sembrerebbe un architetto pazzo che costruisce un grattacielo per tentativi successivi. Secondo Voltaire […] osare attribuire a Dio dei miracoli significa in effetti insultarlo (ammesso che degli uomini possano insultare Dio): è come dirgli “voi siete un essere debole e volubile“.

 

Se vogliamo parlare della potenza di Dio dobbiamo intendere qualcosa di diverso da quanto comunemente si intende con questo termine. La vera potenza di Dio si manifesta nella forza di essere di tutte le cose, nell’infinità di cose e di forme di vita che ci circonda, nell’impronta sublime, nella magnificenza, complessità ed armonia dell’universo. Il nostro universo, i miliardi di galassie composte da miliardi di stelle, gli infiniti corpi celesti che danzano in armonia nel cielo, questa è la dimostrazione di potenza che deve generare meraviglia, stupore, ammirazione, rispetto e soggezione, non quella del miracolo dello storpio che cammina o del cieco che vede. Eventi forse prodigiosi, inspiegabili, ma molto simili ai prodigi del mago Copperfield.

 

Il concetto di miracolo è supportato dal pregiudizio che Dio agisce in vista di un fine ultimo. In pratica, dietro ogni miracolo, il credente intravede il desiderio divino di ottenere un certo obiettivo che può essere quello di convertire un miscredente, di impressionare le masse, di esaudire una supplica, di punire un peccatore incallito.

 

Da dove nasce questo pregiudizio? Come al solito dalla nostra esperienza. Noi uomini, nella nostra vita di ogni giorno, vediamo che dietro ogni azione c’è un progetto o un’intenzione; di conseguenza proiettiamo in Dio la nostra umana psicologia e pensiamo che anche Dio agisce in vista di un fine.

 

Sembra che non ci sia niente di sbagliato in questa convinzione. Ma anche qui devo deluderti. Prova a seguire il mio ragionamento. Tutti siamo d’accordo che Dio è PERFETTO. Ora uno dei requisiti della perfezione è che una cosa perfetta non può mancare di nulla e Dio è perfetto proprio perché non manca di nulla. Non mancando di nulla, Dio non può agire in modo finalistico, non può avere un fine perchè avere un fine implica la mancanza di qualcosa, il desiderarlo e agire in modo da ottenerlo cioè tendere ad un obiettivo ultimo. La mancanza di qualcosa implica l’imperfezione.

 

Alla stessa conclusione si arriva partendo da un’altra considerazione. Se avere un fine significa agire per far in modo che qualcosa si verifichi nel futuro, allora Dio non può avere un fine per il semplice motivo che Dio non ha futuro, non è soggetto al divenire. Quello che noi chiamiamo futuro è già presente nell’eterno presente di Dio.

 

Inoltre Dio non può essere libero di scegliere in vista di un fine perchè il poter scegliere di comportarsi in una maniera piuttosto che in un’altra sarebbe un’imperfezione. L’idea della scelta in un certo senso implica che chi sceglie possa cadere in errore: la cosa giusta da fare é una sola e Dio non può far altro che compiere quella senza libertà alcuna, o meglio con libera necessità, e, dal punto di vista dell’eternità, in effetti, l’ha già compiuta. Da qui deriva l’immutabile eternità di Dio e il nostro ineluttabile destino in questa vita. ( mmm … “libera necessità” … questa è dura. Ok! basta … vedo del fumo uscire dalle tue orecchie … )

 

La conclusione a cui siamo giunti è che se Dio è perfetto, eterno, onnisciente allora è liberamente necessitato a non fare miracoli (o, più semplicemente, non può fare miracoli).

 

Spinoza, nel Capitolo VI del suo Trattato teologico-politico, dice che è semplicemente assurdo pensare che Dio possa fare miracoli, cioè agire contro la natura, contro le leggi naturali da lui stesse decretate, cioè, in ultima analisi, contro sé stesso considerato che la natura e le sue leggi sono parte della sua essenza.

 

Poiché dunque, di necessità, nulla è vero se non per decreto divino, ne consegue con la massima chiarezza che le leggi universali della natura sono veri e propri decreti divini che procedono dalla necessità e perfezione di Dio […] se a qualcuno venisse in mente di affermare che Dio può in qualche modo agire contro le leggi della natura, costui sarebbe allo stesso tempo costretto ad ammettere che Dio può agire contro la sua stessa natura; cosa di cui  nulla è più assurdo”. (TTP, cap. VI)

 

L’assurdità dell’idea di intervento divino ‘contro natura’ era già stato ravvisato dai teologi cristiani molti secoli primi. S.Tommaso, per superare il problema, aveva distinto fra miracula super, contra o praeter naturam. Aveva poi fatto un’altra distinzione tra piano naturale e soprannaturale, il che gli permetteva di affermare che in senso stretto, Dio produceva miracoli, dal suo punto di vista, al di sopra della natura, e non contro natura in senso assoluto (Summa Theol. I, 150;151).

 

Spinoza, a questo proposito, ribatte: … né qui ravviso nessuna differenza tra evento contro natura ed evento al di sopra della natura […] infatti il miracolo non si compie al di fuori del mondo naturale ma nell’ambito di esso, e, ancorché lo si dichiari semplicemente al di sopra della natura, tuttavia è necessario, in quanto miracolo, che interrompa l’ordine naturale delle cose che è invece immutabile e derivante dai decreti divini. […] onde possiamo ribadire la nostra conclusione: che il miracolo, sia esso qualificato “contro natura” o “al di sopra della natura”, è un vero e proprio assurdo ” (TTP, cap. VI).

 

Nonostante la sottile e convincente logica di Spinoza, la credenza negli interventi estemporanei di Dio per modificare il corso naturale degli eventi è diffusissima in tutti gli strati sociali e in tutte le culture, si potrebbe dire che è iscritta nelle stesse condizioni esistenziali del genere umano. Ma se dedichi appena un po’ di tempo ad analizzare la credenza nei miracoli ti renderai conto della sua profonda irrazionalità. Faccio due esempi.

 

Un pilota americano vola sulla Germania durante la seconda guerra mondiale. Il tenente G.C. Mynchenberg è impegnato nelle operazioni di bombardamento delle città tedesche. Egli è alla sua prima missione e, mentre scarica il suo carico mortale di bombe sulla città di Amburgo, finisce sotto il tiro della contraerea tedesca. Proiettili della contraerea sfiorano il suo aereo da tutte le parti. Mynchenberg, terrorizzato dalla paura di lasciarci le penne, prega il Signore da buon cristiano. Supplica Dio, pregando a voce alta, di proteggerlo, di salvargli la vita, di non essere abbattuto. Alla fine Mynchenberg riesce a sganciarsi dal fuoco della contraerea nemica e torna alla base non prima di aver scaricato tutte le bombe sulla città. Durante il viaggio di ritorno ringrazia vivamente il Signore per averlo miracolosamente salvato.

 

Solo a sera, mentre è sulla sua branda, Mynchenberg si rende conto dell’assurdità della sua preghiera. Egli rivede nella sua immaginazione le bombe che cadono verso le case di Amburgo, e, contemporaneamente, vede, con la mente, le migliaia di preghiere dei poveri abitanti della città, buoni cristiani anch’essi, che, alzandosi verso il Cielo, incrociano le bombe che cadono. Cosa faceva intanto il buon Dio? Deviava le pallottole della contraerea perché egli potesse sganciare le sue bombe? Spostava il punto di impatto di una bomba di qualche decina di metri per salvare la vita di un devoto tedesco e, conseguentemente, condannare a morte un altro forse meno devoto?

 

Mynchenberg racconta che solo quella sera egli capì l’enorme assurdità, l’egoismo, la presunzione e l’ignoranza che è alla base di ogni preghiera o supplica a Dio. Si tratta niente di meno che pretendere di piegare la volontà di Dio, del Dio perfetto, onnipotente, onnisciente ed eterno, ai nostri personali bisogni, e, a volte, addirittura ai capricci generati dal nostro egoismo.

 

Da quel giorno Mynchenberg non pregò più il Signore durante le sue missioni e, ciò nonostante, riuscì a sopravvivere e a tornare (miracolosamente J) illeso a casa alla fine della guerra.

 

Siamo abituati a vedere per televisione calciatori che entrano in campo facendosi il segno della croce e che, dopo aver segnato un gol, alzano il dito al cielo per ringraziare Dio. Un allenatore, credo sia Ancelotti, durante le partite più importanti, tiene stretto in mano un rosario. Tu come giudichi questi gesti? Sono certo che tu, come la maggioranza degli italiani, li valuti positivamente perché esprimono fede e devozione. Io invece mi arrabbio. Secondo me costoro offendono Dio! (se Dio potesse essere offeso, come diceva Voltaire). Ma cosa pretendono? Che Dio intervenga nello svolgimento della partita per favorire il risultato a loro favorevole? Come? Caso mai con un refolo di vento che sposta la traiettoria del pallone e lo guida in rete? Che idea bassa e meschina ha di Dio certa gente!  (se io fossi l’arbitro, quando Kakà alza il dito indice per ringraziare Dio dopo aver fatto gol, annullerei il gol per gioco sleale: non vale giocare a calcio in dodici! J )

 

C’è poco da meravigliarsi di questa visione superstiziosa, infantile, ingenua e irrazionale della realtà. Tutti siamo stati educati da bambini secondo le Sacre Scritture e tutti conosciamo le storie del Vecchio e Nuovo Testamento dove si narrano gli sfacciati interventi divini nelle faccende umane. In particolare, tutti noi abbiamo ‘apprezzato’ la potenza del Signore quando interviene, in modo sleale e razzistico, a favore del popolo di Israele, come se gli esseri umani delle popolazioni da lui massacrate non fossero anche figli suoi. Sono sempre rimasto colpito dalla crudeltà della decima piaga d’Egitto. In una notte il Signore ammazza tutti i primogeniti d’Egitto, inclusi, chissà perché, anche i primogeniti del bestiame. (già che c’era … J … dirai tu …)

 

A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame.  Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c’era casa dove non ci fosse un morto! (Esodo, XII, 29-30)

 

Dicono che la Bibbia sia ispirata dallo Spirito Santo. Da dove viene allora la violenza e l’odio che traspaiono da questi racconti? Il salmo 137 del Libro dei Salmi si conclude in questa maniera:

 

[…] Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra.

 

Incredibile! Si invita a prendere i neonati dei nemici e a massacrarli sfracellando il loro tenero cranio contro le pietre. E questo in nome di Dio!

 

Un altro esempio di intervento divino nelle cose terrene è lo sfacciato, sleale aiuto del Signore a Giosuè nella sua guerra contro la coalizione di cinque re Amorrei. In un primo momento, il Signore interviene nella battaglia scagliando personalmente grosse pietre sull’esercito della coalizione in rotta.

 

Mentre essi fuggivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi grosse pietre fino ad Azeka e molti morirono.” (Giosuè, X, 11)

( … ma come? … quelli già sono stati sconfitti, fuggono a gambe levate e tu gli scagli addosso dall’alto dei cieli delle grosse pietre? Allora sei proprio …. un cattivone …  per usare un eufemismo J )

 

Poi, siccome non c’è tempo prima del calar della notte per annientare l’esercito sconfitto e ormai ridotto a quelli sopravvissuti alla pioggia di sassi, il Signore ferma il sole in cielo:

 

Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto: «Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele» (Giosuè, X, 11-14).

 

L’immagine del Signore arruolato in servizio permanente effettivo nei ranghi dell’esercito di Israele è proprio il non plus ultra! “Che cosa non pretende mai l’insipienza del volgo! (Spinoza)

 

Per fortuna, Dio non è il bullo misogino, geloso, meschino, iniquo e spietato, infanticida e sanguinario istigatore della pulizia etnica descritto nella Bibbia. Il Dio della Bibbia ha il solo scopo di impressionare il popolo ignorante con le manifestazioni della sua potenza. Il Dio del Vecchio e Nuovo Testamento è però rimasto impresso nei nostri ‘memi’, cioè nella nostra memoria genetica.

 

La credenza nei miracoli, oltre che dall’educazione religiosa ricevuta negli anni cruciali della nostra infanzia e prima adolescenza, trae forza e vigore anche da altri fattori quali l’ignoranza e le difficili condizioni esistenziali.

 

Nella credenza nei miracoli si concentra in massimo grado il sentimento della speranza, un sentimento tanto più grande quanto più grandi sono l’ignoranza, l’infelicità e il timore in cui gli uomini vivono o sono costretti a vivere. L’ignoranza genera la paura, la paura è stemperata dalla speranza, la speranza genera i miracoli, la fede nei miracoli alimenta l’ignoranza … e il cerchio si chiude.

 

La Chiesa, nella sua profonda “sapienza” affinata nel corso dei millenni, tiene vivo il circolo vizioso, e non perde occasioni per alimentare la fame di miracoli, di magia, di superstizione e di occulto della gente comune. Il miracolo, in quanto unico elemento di speranza in questa ‘valle di lacrime’, è forse il più importante tassello del complesso sistema di potere teologico-politico della Chiesa.

 

La religione cattolica non si accontenta del Padre Eterno come unico patrono soprannaturale. Sarebbe troppo semplice. La mitologia cattolica, con allegra nonchalance e un indubbio gusto kitsch, ha arricchito il pantheon di personaggi in grado di intervenire, anche in concorrenza fra di loro, nelle nostre faccende di poveri mortali. La Trinità viene arricchita (o vengono arricchiti) di Maria, una dea di fatto se non di nome, seconda di poco a Dio come oggetto di preghiere, e di un esercito di santi, la cui capacità di intercedere li rende, se non semidei, referenti idonei a secondo della loro specialità. Il forum on-line di una comunità cattolica elenca 5120 santi ciascuno con la propria area di competenza come ossa rotte, dolori addominali, anoressia, disordini intestinali, malattie infettive, balbuzie, mal di gola … c’è anche un Santo Protettore di Internet: è Sant’ Isidoro (Michele sa adesso a chi rivolgersi quando il server di Positanonews comincia a fare le bizze J ).  Ma questo forum si sbaglia per difetto sul numero dei santi. C’è infatti un libro, il Martyrologium Romanum, che contiene l’elenco ufficiale dei santi e beati venerati dalla Chiesa, e che ne elenca quasi diecimila (9.900).

 

Né vanno dimenticati le schiere degli angeli, i quali si dividono in nove cori: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli e angeli, compresi i nostri amici, i vecchi angeli comuni, i sempre vigili angeli custodi. E i diavoli, demoni,diavoletti e spiriti vari dove li metti? Anche loro si danno un bel da fare per romperci le scatole.

 

Secondo te, i teologi moderni e le alte gerarchie ecclesiastiche, menti sopraffine e raffinate, veramente credono in questo mondo fantastico e immaginario? Macchè! Neanche per sogno. L’imbarazzante schiera di entità soprannaturali è riservata esclusivamente al popolo superstizioso e ignorante. Faccio solo un esempio.

 

Vito Mancuso è un teologo cattolico docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. Vito Mancuso scrive (Corriere della Sera, 26.05.2008): “Tutte le argomentazioni elaborate dalla teologia lungo i secoli per motivare la fede (grazia divina, obbedienza a Dio che si rivela e alla Chiesa che ne annuncia la rivelazione) non sono altro che tentativi indiretti di fondare l’unico, perenne, a mio avviso indistruttibile motivo che, da sempre, è alla base dello sguardo che dalla terra si rivolge al cielo, e che consiste precisamente nell’amore per la vita e per gli uomini in essa“. Grande! Sono perfettamente d’accordo! Questo è il pensiero di un teologo cattolico dei giorni nostri. Ma chi lo va a dire ai buoni cristiani, alla gente comune, che abbiamo scherzato, che il peccato originale, la resurrezione di Cristo, il dogma della resurrezione della carne sono solo argomentazioni fittizie propinate per secoli nel ‘ tentativo indiretto di indicare l’unica perenne verità?

 

Per perpetuare il potere della Chiesa è più vantaggioso e utile lasciar crogiolare la gente comune nell’ignoranza con le madonnine che lacrimano sangue, frati con le stimmate, sangue che si scoglie a comando e altri miracoli da baraccone da circo di questo tipo.

 

E infatti lo stesso Papa Giovanni Paolo II non perdeva mai occasione per rafforzare il circolo vizioso ignoranza->paura->speranza->miracolo->ignoranza. Per esempio, nel 1981, quando subì l’attentato in piazza S.Pietro, attribuì il fatto di essere sopravvissuto all’intervento di Nostra Signora di Fatima. “Una mano materna guidò il proiettile” disse. Ma come? Se la mano materna era intervenuta per guidare il proiettile non poteva guidarlo in modo di mancarlo del tutto? Troppo facile! Se il Papa non fosse stato colpito per niente, la Madonna non avrebbe poi potuto mostrare la sua grande benevolenza guidando con “mano materna” i chirurghi che eseguirono sul papa un intervento durato sei ore. E’ molto interessante notare che, secondo Woytila, non fu genericamente la Madonna a guidare il proiettile, ma Nostra Signora di Fatima. E’ da ritenere che Nostra Signora di Lourdes, Nostra Signora di Medjugorje, Nostra Signora di Pompei e Nostra Signora di Guadalupe avessero altri impegni in quel momento. L’impegno del Papa a corrompere la mente razionale della gente si può solo perdonare se si considera il suo stesso duro impegno, profuso durante tutto l’arco della sua vita, per ingannare se stesso.

 

La credenza nei miracoli e nella magia, nonostante i progressi tecnologici e scientifici, è dura a morire, sembra inestirpabile. In Italia, l’ignoranza e la superstizione della gente comune sono giornalmente alimentate dai mass-media. Basta vedere la rilevanza che, per aumentare l’audience, viene data da giornali e televisioni a fatti considerati miracolosi o a eventi inspiegabili che eccitano la fantasia delle masse ignoranti affamate di occulto e magia. Né i giornali né le televisioni, poi riparlano di questi stessi eventi quando, qualche volta, l’evento misterioso o il presunto miracolo viene spiegato.

 

Nel prossimo articolo parlerò dello scorrere del tempo. Del tempo di Dio, fermo nell’eterno presente, e del tempo, esistente in blocco, nell’universo quadridimensionale della teoria della relatività di Einstein.

 

Luigi Di Bianco

 

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Il contenuto di questo articolo e i relativi diritti sono di proprietà dell’autore.

 

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Ricevo e pubblico il breve commento a questo articolo di Rita S.

Gentile signor Luigi, i suoi ragionamenti sono assurdi. Come fa ad essere così presuntuoso? Si ritiene più intelligente di S.Agostino e S.Tommaso senza parlare dei numerosi scienziati che credono in Dio? I miracoli esistono eccome. Io posso dare testimonianza di almeno due miracoli. Ma vorrei sapere una cosa. Come fa a spiegare con la sua astrusa logica il miracolo della Sacra Sindone?

 

Cara Rita, innanzitutto devo ripetere che anch’io credo in Dio anche se non credo al Dio “persona” che interviene nelle faccende umane. Non mi credo senz’altro più intelligente di S.Agostino e S.Tommaso … ci mancherebbe. Solo che  S.Agostino e S.Tommaso, erano figli del loro tempo ed avevano una conoscenza della realtà fisica ingenua e primitiva (per esempio, non per colpa loro, credevano che la Terra fosse al centro dell’universo). Mi domando cosa avrebbero scritto e pensato se fossero vissuti ai giorni nostri e avessero conosciuto la moderna cosmologia, la teoria della relatività, la meccanica quantistica, la teoria delle superstringhe e del multiverso. Tu pensi che sarebbero giunti alle stesse conclusioni teologiche? Io credo di no!

 

Ma veniamo al miracolo della Sindone. In questo caso non devo usare la logica ma raccontare una storia. Come noto la credenza religiosa afferma che il tessuto conservato a Torino riporta, in negativo, il volto di Cristo appena deposto dalla croce. Quindi, secondo la credenza, il tessuto dovrebbe essere vecchio di circa 2000 anni. Ora esiste un metodo scientifico per datare i reperti storici. Il metodo della «radiodatazione» mediante misurazione del C14 si propone di individuare gli anni trascorsi dal momento in cui gli organismi presenti in un certo reperto hanno cessato di vivere.

 

Esso sfrutta il «ciclo del carbonio» presente in natura e parte da una constatazione fondamentale: nella materia organica esistono tre isotopi di carbonio: il C12, il C13 ed il C14. Di essi il C14, presente in quantità minima, è instabile e radioattivo. Esso decade, emettendo particelle ß (elettroni), trasformandosi col tempo nell’isotopo N14 dell’azoto.

 

Mentre l’organismo permane in vita, la quantità totale di C14 resta in un rapporto di equilibrio con gli altri isotopi attraverso lo scambio metabolico con l’ambiente esterno. Dal momento in cui cessa la vita, la quantità del radioisotopo non si rinnova più e comincia gradatamente a diminuire in modo costante, dimezzandosi in un periodo di circa 5730 anni.

 

Nel 1988, il cardinale Ballestrero autorizzò la datazione della Sindone con questo metodo. La ricerca fu applicata supponendo che il tessuto sindonico, di origine vegetale, sia stato realizzato subito dopo la cessazione della vita della pianta da cui è stato ricavato e quindi impiegato, dopo breve tempo, per l’uso a noi noto: dalla misura della quantità di C14 presente sull’attuale telo sindonico si può concludere l’età della Sindone.

 

Per fare quest’esame su alcuni campioni del telo venne deciso l’uso dell’acceleratore-spettrometro di massa e l’analisi venne affidata, separatamente, ai laboratori di Zurigo, Oxford e Tucson in Arizona. Il prelievo venne effettuato il 21 aprile 1988. Ad ogni laboratorio fu consegnato un campione del peso di ca. 50 mg. Col campione sindonico furono consegnati altri tre campioni di tessuti antichi di datazione nota (compresa fra l’epoca romana e l’epoca tardomedioevale) per effettuare un esame alla cieca, ciascun centro di ricerca autonomamente e senza contatti con gli altri due.

 

Il risultato dell’esame venne comunicato al cardinale Ballestrero, Custode pontificio della Sindone, il 28 settembre dello stesso anno. Egli lo rese pubblico il 13 ottobre successivo: secondo il giudizio concorde dei tre laboratori “la Sindone risulta radiodatata a un periodo compreso fra il 1260 e il 1390 dopo Cristo“. Anche i tre campioni di tessuti antichi di datazione nota, ma non sindonici, furono correttamente datati.

 

Ora dal 1988 sono passati 21 anni e sarebbe da presumere che il fatto che il telo sindonico non risale ai tempi di Cristo e che quindi non c’è niente di miracoloso nella Sindone, sia un dato di fatto acquisito per i fedeli e l’opinione pubblica in generale. Neanche per sogno, infatti lei, signora Rita, ancora crede che la Sindone sia vecchia di 2000 anni. Come mai? C’è sempre all’opera l’inganno e la menzogna dei cortigiani della Chiesa impegnati a travisare la realtà e ad alimentare l’ignoranza e la superstizione.

 

Sul “Corriere della Sera” di mercoledì 4 luglio 2007, per esempio, è apparso un articolo che è rivelatore della strategia di disinformazione messa in atto dagli apologeti cattolici. Nell’articolo “Il corpo di Cristo. Un’immagine cambiò la storia del mondo”, Sandro Lussato, a proposito della figura umana scoperta sul telo a seguito della prima fotografia scattata a Torino dall’avvocato Pia nel 1898, scrive: “… Dopo diciannove secoli di storia cristiana, nuove tecnologie (la fotografia) restituivano intatto lo spettacolo tragico e salvifico del Golgota”.

 

Ma quando mai! La tecnica della radiodatazione dimostra che il telo sindonico ha solo sette secoli e non diciannove o venti. Lussato non è forse a conoscenza dei risultati dell’analisi scientifica del 1989? Non credo … più probabilmente egli è in mala fede e imbroglia le carte e per continuare ad alimentare il popolo ignorante con la dose giornaliera di superstizione secondo la strategia essoterica.

 

Grazie a questa opera di disinformazione la signora Rita può ancora oggi chiedermi “ … allora … come spieghi il miracolo della Sacra Sindone?”

 

 

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