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MOSTRA DI PAESAGGI COSTIERI E GIARDINI DELL’ANIMA DI VINCENZO STINGA A VILLA FIORENTINO – dal 30 maggio al 28 giugno

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Arriva un momento nella vista di ogni persona in cui si sente l’esigenza di guardarsi dentro e di ripercorrere il cammino fatto, pensando e ripensando ai vari periodi e all’esperienze maturate. Questo l’obiettivo di Vincenzo Stinga, pittore sorrentino, romano di adozione, che dal 30 Maggio al 28 Giugno espone a Villa Fiorentino una sua mostra delle opere più rappresentative del variegato percorso professionale e umano, recuperate tra gli acquirenti e gli amici di una vita.

Una mostra antologica che ripercorre i cinquant’anni di carriera artistica lì da dove era partito per la sua esperienza, con l’obiettivo di fermare nel tempo emozioni, sensazioni e stati d’animo, spesso contestualizzati in un territorio oggi molto diverso. Un percorso esemplificativo della sua arte nella sua Sorrento, a pochi passi dalla casa materna, luoghi che anche quando non li viveva direttamente erano impressi, vividi nel suo cuore, nella mente, sulle sue tele. In tutto il suo essere.

Oltre cento le opere di grandi e medie dimensioni esposte a Villa Fiorentino, Ottocentesca dimora sul Corso Italia a Sorrento, per illustrare il percorso artistico compiuto, in parte proposto negli anni in diverse città italiane e straniere, con lusinghieri apprezzamenti della critica tra cui ricordiamo gli scritti di Paolo Ricci, Massimo Bignardi, Dario Micacchi, Gino Grassi, Lorenza Mazzetti, Gianni Toti, Edoardo Cintolesi, Michele Prisco, Bernard Vadon.

Un cammino artistico ben tracciato sul catalogo realizzato in collaborazione con la Belmare Travel di Sorrento. Da una parte è lo stesso Stinga che ripercorre nel catalogo il suo personale percorso di vita con brevi note a commento delle riproduzioni fotografiche dei quadri (realizzate da Gianfranco Capodilupo), e dall’altra una recensione della critica d’arte Anna Villari in cui, tra l’altro, scrive: “Incanta la pittura di Vincenzo Stinga, proprio perché si muove tra la chiarezza delle forma, la assoluta realtà del dato e del dettaglio, la nitidezza smagliante e quasi feroce dei colori, e quel mondo fluttuante, problematico, indefinito, doloroso alle volte che è il mondo della memoria, personale e storica, del confronto con l’esterno e con se stessi.

…La libera ricerca di “semplicità complesse”, come le chiama lui, si muove tra le sollecitazioni del presente, in anni di impegno personale e collettivo, di politica viva, e le eredità del passato artistico più o meno vicino: eredità credo non sempre consapevoli, ma alle volte quasi magicamente istintive, intuite.” Nino Esposito

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