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Le Rubriche di Positano News - Pensieri in parole di Luigi Di Bianco

L’UOMO NON E’ UN REGNO A PARTE NEL REGNO DELLA NATURA

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[LUIGI DI BIANCO] Nel mio articolo di sabato 18/04/2009,  IL DESTINO DELL´ANIMA ovvero SIAMO IMMORTALI?   ho sostenuto che l’anima personale non è immortale. Per la verità ho concluso l’articolo affermando che qualcosa di noi rimane ed è immortale. Ciò ha creato non pochi dubbi e qualche lettore mi ha scritto. Per cercare di chiarire il mio modo di vedere,  ho aggiunto, in fondo all’articolo, l’e-mail di una lettrice e la mia replica.

Nella puntata di sabato scorso,  Il CERVELLO UMANO ed il suo rapporto con L´ANIMA  ho descritto sommariamente come è fatto il cervello e come funziona per dimostrare l’intima connessione fra mente e cervello e, conseguentemente, per attaccare  l’illusione che l’anima sopravviva alla morte del corpo.


In questo articolo mi appresto ad attaccare un’altra illusione: che “Dio ha creato tutto per l’uomo” e che per l’uomo “esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione”. Catechismo, 358. In altre parole cercherò di dimostrare l’inconsistenza della convinzione che l’universo intero sia stato creato e predisposto ad esclusivo beneficio dell’uomo.


Cosa ha a che fare questo argomento con il nostro percorso verso l’intima serenità secondo il metodo spinoziano? Il fatto è che le credenze che vanno contro la ragione, quelle che nascono dall’esperienza vaga e superficiale, dall’immaginazione, dagli istinti viscerali conducono immancabilmente alla superstizione, all’occultismo, alla credenza nei diavoli, negli spiriti, nel soprannaturale.  Tutte cose queste che fanno male al nostro benessere spirituale.


Spinoza fa risalire la convinzione che l’uomo occupi un posto assolutamente speciale nella natura all’ignoranza dell’uomo. Riporto qui un brano tratto dall’Appendice alla Parte Prima dell’Etica. Anche se ci sono periodi particolarmente lunghi, questo non è un brano particolarmente difficile … basta leggerlo lentamente.


 “ [gli uomini]…  poiché in sé e fuori di sé trovano parecchi mezzi che contribuiscono non poco al conseguimento del loro utile, per esempio, gli occhi per vedere, i denti per masticare, le erbe e gli animali per nutrirsi, il sole per illuminare, hanno finito per considerare tutte le cose naturali come mezzi predisposti per il loro utile; e poiché sanno di aver trovato questi mezzi, ma di non averli predisposti essi stessi, ne hanno tratto motivo per credere che vi sia qualcun altro che li ha predisposti per il loro uso. Infatti, dopo aver considerato le cose come mezzi, non hanno potuto credere che si fossero fatte da sole, ma, pensando ai mezzi che essi stessi sono soliti approntare, hanno dovuto concludere che ci sono uno o più reggitori della natura, dotati di libertà umana, che si sono presi cura di tutto per loro e che hanno preparato tutte le cose perché loro ne disponessero. Ma non avendone mai saputo niente , hanno dovuto giudicare anche l’indole dei reggitori in base alla propria, e così hanno stabilito che gli Dei dispongano tutto ad uso degli uomini, per legarli a sé ed essere tenuti in sommo onore. […] e così [gli uomini] hanno adorato Dio, affinché questi li prediligesse e disponesse l’intera natura al servizio della loro cieca cupidigia e insaziabile avidità“.


Ti consiglio di leggere due volte questo brano; capirai chiaramente su quali basi si fonda la religiosità popolare. Ma andiamo avanti. Spinoza ha spiegato la nascita della convinzione che tutto sia creato e predisposto per l’uomo dal punto di vista psicologico. Io cercherò di affrontare l’illusione avvalendomi delle odierne conoscenze scientifiche.


L’ipotesi maggiormente accettata dagli antropologi è che l’ Homo sapiens si sia originato in Africa circa 200.000 anni fa, evolvendosi dall’ Homo erectus, risalente a 2 milioni e 300 mila anni fa. Cosa vuol dire 2 milioni di anni? E’ già difficile immaginare una durata di 10.000 anni!  Nella nostra mente rinunciamo ad immaginare un tempo così lungo, semplicemente lasciamo perdere … prendiamo la cifra come un numero senza valore. Un milione di anni? Un miliardo di anni? Che differenza fa.


Se si vuole afferrare il senso della teoria evoluzionistica bisogna invece dare alla durata del tempo il giusto valore. Andiamo indietro nel tempo per vedere dove affondano le radici della vita. Il ramo dei primati, ordine di cui fanno parte l’Uomo e tutte le scimmie, compare circa 70 milioni di anni fa.


L’origine della vita sulla Terra è invece databile entro un periodo compreso tra i 4,4 miliardi di anni fa, quando l’acqua allo stato liquido comparve sulla superficie terrestre, e i 2,7 miliardi di anni fa quando la prima incontrovertibile evidenza della vita è verificata scientificamente dalla presenza dell’attività di fotosintesi. Tieni presente che il sistema solare ha 5 miliardi di anni e che l’universo ha avuto inizio con il Big-Bang 15 miliardi di anni fa.


Vedo che stai ricadendo nel vecchio errore di non dare la giusta importanza alla durata del tempo. Stai pensando: 5 miliardi, 15 miliardi? Che differenza fa! Per rinfrescarti la memoria ti ricordo che un miliardo di anni equivale a 1000 milioni di anni e che Cristo è nato solo 2000 anni fa!


Certo per la tua capacità di immaginazione sarebbe più facile credere ad un mondo vecchio di solo 6000 anni come affermano i creazionisti radicali. Costoro ricavano la data della creazione del mondo dalla lettura letterale della Bibbia. James Ussher, religioso inglese del diciassettesimo secolo, ha calcolato che la creazione avvenne esattamente il 23 ottobre 4004 a.C., a mezzogiorno. Chissà perché proprio a mezzogiorno? Certo i creazionisti radicali hanno qualche difficoltà a spiegare l’esistenza dei fossili. Ma se si chiede loro ragione non si scompongono più di tanto e spiegano che i fossili sono stati creati da Dio per mettere alla prova la fede dei credenti.


Chiudiamo la parentesi sull’irrazionale e torniamo alla nostra visione del mondo basata sulle conoscenze scientifiche. Immaginiamo di tornare  ai primordi della vita sulla Terra, diciamo a 3 miliardi di anni fa, per assistere ad uno degli innumerevoli processi di evoluzione naturale, ad una lotta per la vita, o “struggle for life” come la chiama Darwin, fra due batteri, cioè fra due cellule procariotiche che si incontrano per caso nel brodo primordiale. Racconterò la storia della lotta come se durasse un tempo ragionevole, qualche giorno o settimana; per la verità la sua durata è in realtà di circa 3 miliardi di anni.


La lotta, come detto prima, è fra due tipi di batteri. C’è un batterio predatore/parassita che aggredisce dall’interno un batterio più grande. Ancora oggi ci sono parassiti batterici che penetrano nella parete cellulare della preda, poi, quando sono al sicuro dentro, sigillano la parete  e divorano la cellula dall’interno. La particolare lotta a cui assistiamo ha però un esito diverso. Il piccolo batterio predatore/parassita, ad un certo punto, cambia strategia: decide di tenere in vita il suo ospite per sfruttarlo più a lungo. Dopo un certo lasso di tempo (un miliardo di anni?) la cellula ospite comincia addirittura a trarre beneficio dall’attività metabolica dell’aggressore e il rapporto predatorio o parassitico (buono per una delle parti in causa, cattivo per l’altra) si trasforma in rapporto mutualistico (buono per entrambe). Dopo ancora po’ (un altro miliardo di anni?) il rapporto mutualistico diventa ancora più profondo, l’ex-parassita e l’ex-ospite finiscono per dipendere interamente l’uno dall’altro, e ciascuno perde i pezzetti di sé il cui scopo è reso superfluo dal nuovo e più soddisfacente rapporto di dipendenza reciproca. L’ex-parassita e l’ex-ospite, uniti a questo punto indissolubilmente in una nuova cellula di tipo eucariota, vivono insieme per i miliardi di anni a venire … e vivono ancora oggi come costituenti fondamentali del nostro corpo.


Il corpo umano è costituito un numero impressionante di cellule (il loro numero è espresso ad un 10 seguito da 14 zero) che derivano direttamente dal processo endosimbiontico sopra esposto e teorizzato dalla biologa statunitense Lynn Margulis.


Ogni cellula del nostro corpo è un microcosmo a se stante. E’ in grado di nutrirsi, di convertire i nutrienti in energia, di svolgere funzioni particolari e di riprodursi quando necessario. Ogni cellula inoltre conserva il proprio set di istruzioni su come svolgere ciascuna di queste attività quindi sembra essere dotata di una certa intelligenza. Fra i vari componenti delle cellule ci sono i mitocondri, microscopiche centrali energetiche, che, tramite reazioni biochimiche, attivano la formazione di ATP (energia necessaria per le cellule).


La Margulis ha convinto il mondo scientifico che i mitocondri sono i discendenti dei batteri parassiti/predatori. Quando avevano vita autonoma, i batteri antenati dei mitocondri hanno messo a punto i “trucchi”  biochimici che chiamiamo respirazione aerobica; noi eurocarioti beneficiamo di questi trucchi perché le nostre cellule contengono i discendenti dei batteri che li scoprirono. Secondo questa teoria, gli attuali mitocondri discendono direttamente dai batteri ancestrali che vivevano allo stato libero nel mare. Infatti, a tutt’oggi i nostri mitocondri hanno ancora il loro DNA che è connesso con il “nostro” solo alla lontana, mentre è più strettamente correlato con quello di certi batteri dei giorni nostri.


Già ti dava fastidio pensare che discendi dalle scimmie, … ora hai scoperto che discendi dai batteri!  A questo punto mi chiederai “ Va be’ … ammettiamo pure che io discenda dai batteri, ma dove vuoi arrivare? Non vorrai mica farmi una lezione di biologia? ” A parte il fatto che di biologia ho dimestichezza solo dei concetti fondamentali che conoscono tutti, il mio scopo è quello di inquadrare nella giusta prospettiva l’origine dell’Uomo.


L’Uomo, come tutti gli esseri viventi, trae origine da semplici molecole organiche concentrate nei mari in un brodo primordiale che dettero origine a semplici forme di vita, presumibilmente delle cellule molto simile alle attuali cellule procariotiche. L’Uomo, come tutti gli esseri viventi, si è evoluto nel corso di miliardi di anni partendo dalle cellule primordiali ed è, a tutti gli effetti, parte della natura. La natura non è stata creata per l’Uomo, non è al suo servizio; viceversa è l’Uomo che, come tutti gli esseri viventi, per sopravvivere nell’ambiente naturale, deve opportunamente adattarsi, pena l’estinzione della specie.


Il giornalista e scrittore britannico Christopher Hitchens ricorda in un suo libro che la sua insegnante di Bibbia e scienze naturali alle elementari ( bella accoppiata! Bibbia e scienze naturali vanno d’accordo come i cavoli a merenda J  ), Mrs. Watts, durante una passeggiata nei campi, si rivolse ai suoi giovani alunni dicendo: “ Vedete dunque, bambini, quanto Dio sia generoso e potente. Ha fatto gli alberi e l’erba verdi, e il verde è il colore più riposante per i nostri occhi. Immaginate come sarebbe terribile se, invece, la vegetazione fosse tutta rossa o arancione ”. Hitchens, benché avesse solo nove anni, intuì che c’era qualcosa che non andava nell’affermazione della maestra: l’occhio umano si era adattato alla natura, e non la natura all’occhio umano.


Cosa ci dice invece la religione? Secondo le tre religioni del monoteismo (ebraismo, cristianesimo e islamismo) Dio crea il mondo poi crea l’Uomo e lo pone in una posizione di dominio rispetto alla natura: “ […] soggiogate la terra e dominate sugli animali ”. (Genesi, 1) 


La Chiesa  cattolica ripropone il primato e la centralità dell’Uomo nell’universo quale fondamento del suo complesso impianto teologico.


Dio ha creato tutto per l’Uomo.  […] L’Uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell’intera creazione: è l’Uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito.” (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 12).


Padre santo, […] a tua immagine hai formato l’Uomo, alle sue mani operose hai affidato l’universo, perché, nell’obbedienza a te, suo Creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato. ” (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 50).


La religione insegna agli uomini a essere estremamente egocentrici e presuntuosi: proclama che l’universo ( la totalità della creazione) è stato creato con essi, specificatamente, in mente e li assicura che Dio si prende cura di loro singolarmente e che lo scopo di tutto è la loro salvezza.


Che dire? Questo primato dell’uomo su tutto l’universo non mi convince per niente. Anzi penso che mettere l’Uomo al centro dell’universo e dell’attenzione di Dio sia un atto di presunzione inconcepibile. Faccio un esempio. Mettiamo che fra un mese o un anno un asteroide di grosse dimensioni colpisca la Terra cancellando la vita dal pianeta. E’ già successo al tempo dei dinosauri. L’universo assisterebbe impassibile all’evento, il sole continuerebbe a bruciare idrogeno per altri miliardi d’anni ruotando imperturbabile con altre centinaia di miliardi di stelle intorno al centro della nostra galassia mentre altri miliardi di galassie continuerebbero la loro danza nell’universo. Cosa farebbe Dio nei miliardi di anni a seguire senza la sua creatura preferita? O l’evento sarebbe considerato come la fine del mondo, giorno del giudizio universale? E in questo caso, le stelle, le galassie continuerebbero ad esistere? e a quale scopo senza l’Uomo?


E se l’umanità dovesse autodistruggersi a causa di una spaventosa guerra termonucleare, come reagirebbe l’universo che noi dovremmo “dominare”. Quali tremende conseguenze comporterebbe la fine dell’Uomo per i miliardi di galassie e i miliardi di miliardi di stelle? Se è solo grazie all’uomo che  “ …  esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione”, quale sarebbe il destino delle stelle e delle galassie una volta che la stirpe umana fosse estinta? Hai un’idea a proposito? Io una risposta ce l’avrei: tutto continuerebbe come prima … nell’infinito firmamento. L’universo non se può fregare di meno se sulla terra dominano i dinosauri, come è stato per centinaia di milioni di anni, o se domina l’Uomo, come succede nelle ultime centinaia di migliaia di anni.


Certo se io fossi vissuto ai tempi di Sant’Agostino o di San Tommaso non avrei avuto nessun problema ad accettare l’idea dell’Uomo al centro dell’universo. Il modello cosmologico accettato a quei tempi era quello “geocentrico” di Tolomeo. La terra, al centro dell’universo, era circondata da otto sfere che reggevano la luna, il sole, i cinque pianeti conosciuti e le stelle fisse nel loro movimento intorno alla Terra. Il modello tolemaico era molto ben accetto alla Chiesa in quanto descriveva un universo che andava d’accordo con le Scritture e aveva il vantaggio di lasciare un ampio spazio oltre la sfera delle stelle fisse ove mettere ‘il Cielo’ con il trono di Dio, Gesù risorto, i profeti, i santi, gli angeli e gli eletti in paradiso.


Partendo da questo modello cosmologico ingenuo e primitivo, i padri della Chiesa ( le madri le lasciavano sempre a casa J ) ed i teologi hanno definito, nel corso dei secoli, un sistema dottrinale fantastico basato sull’immaginazione: il Dio persona, il peccato originale, la redenzione, la resurrezione di Gesù, l’inferno, il paradiso, il purgatorio, il limbo, Satana, gli angeli e i diavoli, l’anima immortale, la parusia, cioè il ritorno di Gesù a cavallo delle nuvole, il primo giudizio sommario, il giudizio universale, la resurrezione della carne …  tutto un mondo immaginario con l’Uomo al centro di tutto. Quanta vanità celiamo in noi per illuderci di essere l’oggetto personale di un progetto divino così complesso, fantasioso oltre che assurdo? 


Un mondo fantastico che niente ha a che fare con la realtà. “ […]  un mondo di pura finzione che si differenzia, e molto in peggio, dal mondo dei sogni, per il fatto che quest’ultimo rispecchia la realtà, mentre quello falsifica, svaluta, nega la realtà “ (Nietzsche).
 
Fra un mondo fantastico creato da Dio in sei giorni a beneficio dell’Uomo ed il mondo fantastico di coloro che affermano che l’universo che conosciamo si sia formato al momento del Big Bang quale conseguenza della formazione di un buco bianco, io scelgo il secondo. Almeno è più affascinante, richiede un po’ di immaginazione.


Avrai senz’altro sentito parlare dei buchi neri, ma sai cosa sono i buchi bianchi?


Un buco bianco è un oggetto cosmico teorico che viene fuori dalla teoria della “relatività generale” di Einstein. Un’ipotesi scientifica sostiene che i buchi bianchi siano l’altro estremo dei buchi neri, e che siano connessi a loro da cunicoli spazio-temporali ( wormhole ). In particolare, esistono teorie secondo le quali entrando in un buco nero si uscirebbe da un buco bianco in una dimensione spazio-tempo diversa, cioè in un Universo diverso. Albert Einstein fu il  primo a parlare di buco bianco come di ipotetica controparte di un buco nero. Alcuni sostengono come ipotesi, che il fenomeno del Big Bang, che ha dato inizio al nostro Universo, altro non sia stato che un buco bianco formatosi all’estremo opposto a quello da dove era collassata la materia di un enorme buco nero. Ad ogni modo, questa rimane una speculazione scientifica, ma almeno fa sognare nella sua grandiosità!


Non c’è bisogno di nascondersi dietro un dito, diciamoci la verità: la religione popolare proviene dalla preistoria umana quando nessuno aveva la minima idea di come funzionassero le cose. Aveva ragione Spinoza. Essa ci arriva dall’infanzia ignorante e timorosa della nostra specie ed è un tentativo puerile di dare risposta al nostro ineludibile bisogno di conoscenza, di calore, di rassicurazione ed altri simili bisogni infantili. Oggi il meno istruito dei nostri bambini sa molto di più sull’ordine naturale delle cose che qualsiasi fondatore di religione sia esso Sant’Agostino o  San Tommaso. Elisa va in prima elementare ma già sa che è la Terra che gira intorno al Sole e non viceversa.


Nelle epoche buie la miglior guida dell’uomo è la religione, così in una notte nera come la pece la migliore guida è un cieco: costui riconosce strade e sentieri meglio di chi vede. Quando arriva il giorno, però, è da sciocchi usare per guida un vecchio cieco” (Heinrich Heine).


Il buonsenso, l’osservazione della natura, la moderna cosmologia ci mostrano che l’Uomo non ha un posto privilegiato nell’universo. La sua collocazione nell’immensità dello spazio e nello scorrere del tempo è veramente insignificante. L’Homo sapiens abita da circa 200.000 anni (un nulla paragonato ai 15 miliardi di anni dell’universo) il pianeta di una stella, il sole, che non è nient’altro che una delle centinaia di miliardi di stelle che ruotano alla periferia di una galassia media che, a sua volta, è solo una delle centinaia di miliardi di galassie che formano il nostro universo. E non è detto che il nostro sia l’unico universo esistente. Secondo la teoria dell’universo a bolle, ogni buco nero che si forma crea un nuovo ‘baby’ universo. Siccome probabilmente ci sono miliardi di buchi neri, ci potrebbero essere miliardi di universi ciascuno con le sue proprie leggi fisiche. Qual è il nostro posto e rilevanza in questo immenso spazio fisico? E qual è il nostro posto e rilevanza nel tempo universale?


L’universo ha circa 15 miliardi di anni e i primi ominidi sono apparsi sulla terra solo qualche centinaia di migliaia di anni fa. Se la vita totale dell’universo viene equiparata a 24 ore, da mezzanotte a mezzanotte, allora l’Uomo compare nell’universo solo qualche momento prima di mezzanotte. Cosa faceva Dio nelle 23 ore e 59 minuti prima della comparsa dell’Uomo?


La verità è che l’Uomo fa parte della natura a tutti gli effetti ed è soggetto alle sue leggi, … altro che dominare la natura. Come tutti gli esseri viventi è plasmato secondo le leggi dell’evoluzione naturale, nasce e muore come tutti gli animali, è soggetto alle malattie, un insignificante virus può portarlo alla morte, si rompe l’osso del collo se cade da una certa altezza, è governato, come tutti gli esseri viventi, dall’istinto primordiale della sopravvivenza e della riproduzione.  L’Uomo quindi è parte della natura a tutti gli effetti ed è soggetto alle sue leggi come tutte le cose e gli esseri viventi di questo mondo.


Da dove nasce la nostra presunzione e la nostra superbia di considerare l’Uomo al centro di tutto? Perchè è così difficile prendere coscienza della scarsa rilevanza dell’Uomo nel contesto del tempo e dello spazio dell’universo?  L’Uomo è solo un curioso animale bipede che per un’infinitesima frazione del tempo totale dell’universo si è trovato ad essere l’animale più evoluto su un pianeta, la Terra, che è solo uno dei miliardi di miliardi di corpi celesti dell’universo conosciuto.


Cosa ci rende diversi, superiori al resto della natura? Sento già la risposta corale: “l’anima !!!”.


Nei miei precedenti articoli ho dimostrato l’intima connessione dell’anima con il cervello. Ora il cervello è un organo del corpo umano soggetto all’evoluzione come tutti gli altri organi del corpo. Il cervello umano si è evoluto come si è evoluto l’occhio umano. Il fatto che l’Uomo abbia una mente razionale, sia capace di pensare ‘io sono’, di scrivere poesie e opere musicali geniali, di dipingere dipinti bellissimi, non cambia nulla circa il posto dell’Uomo nella natura. Solo le leggi naturali dell’evoluzione hanno dotato l’Uomo di un cervello così complesso da essere in grado di fare queste ed altre cose. L’uomo non è un regno a parte nel regno della natura.


Fino a quando i credenti faranno proprie le parole Sant’Ignazio “noi sacrifichiamo l’intelletto a Dio” (Ignazio di Loyola) essi non saranno in grado di vedere e giudicare le cose con gli occhi della ragione. Peccato perché da queste convinzioni irrazionali nasce l’infelicità ed il malcontento dell’uomo su questa Terra.


La prossima puntata andrà in onda nella seconda metà di maggio. Bye, Bye


Luigi Di Bianco
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ldibianco@alice.it



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