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Il gran Tour di Peter Ruta – venerdì 29 maggio

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Il gran Tour di Peter Ruta

Questa sera alle ore 19,30, verrà inaugurata presso la galleria Il Catalogo, la personale curata da Massimo Bignardi, dedicata a Positano e ad altri panorami della nostra Italia

 

 

Così ha inizio la storia di Adamo e di Eva, cioè la storia degli uomini, secondo gli Apocrifi del Vecchio Testamento: “Dopo che furono cacciati dal Paradiso, costruirono una capanna e passarono sette giorni piangendo e gemendo in grande afflizione. Dopo sette giorni, però, provarono fame e cercarono del cibo che potessero mangiare, ma non lo trovarono(…) E Adamo si mise in cammino per tutta la terra….” Il viaggio nasce dalla trasgressione, è la trasgressione. E come ogni violazione comporta sofferenza, tensione radicale, disagio e timori, ma anche conquista di conoscenza. Si è osservato che travel, viaggio, e travail, il travaglio del parto, hanno in inglese la stessa radice. Patimento e vita nuova, nella medesima esperienza. Questa commistione benefica e dannosa si pone anche nei due termini di hospes e hostis, l’ospite e il nemico, il viaggio resta comunque una scelta di libertà. Dal gran tour in Italia del pittore tedesco Peter Ruta è ispirata la personale che verrà inaugurata questa sera alle ore 19,30 presso la galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta. Al valore della memoria, alle relazioni che essa intesse tra il paesaggio mitico della Costa d’Amalfi e le vedute di città quali Venezia, ove l’artista ha soggiornato dal 1948 al 1950, a Roma, a Napoli, a Stromboli, all’isola d’Elba,  è dedicato questo appuntamento salernitano, realizzato in collaborazione con Enzo Esposito e massimo Bignardi: dipinti che parlano della felicità di un luogo quel è stato Positano per la cultura del Novecento, un luogo magico nel quale Peter Ruta ha lanciato a se stesso una sfida, alla propria misoginia e alla alterità, alla diversità dell’estero, tornando contaminato dalle esperienze altrui nella lingua, negli abiti, nelle architetture, nei mangiari, nelle usanze e nei saperi. Nelle tele l’eloquenza del segno, la sua capacità di andare al fondo di cose, luoghi e uomini con esiti sorprendenti, rivela, se non una oscura chiaroveggenza, la visione profetica di un artista percorso da urgenze sottopelle, improvvise palpitazioni, scoperte inquietudini. Ruta percorre in Italia un personale itinerario “storico” e interiore, per raggiungere una sua sintesi spiccatamente individualista. Nel paesaggio classico l’anima si identifica con la natura e avverte la propria presenza come sfumata. Il paesaggio del sublime è invece il paesaggio del diseguale: l’anima diventa consapevole di se stessa, si vede piccola e prova sgomento, ma reagisce con coraggio, e con la volontà di affrontare la prova o abbandonarsi alla tempesta, di “fare naufragio”. La sintesi di Peter Ruta è sempre mediata dalla leggerezza della sua pittura che da materia che modella con dolcezza ora si fa docile agente di trasformazioni, mutamenti talvolta cristallini, talvolta friabili, in una luce irreale che a volte trascolora, a volte annebbia. Un sognatore di naufragi senza ritorno, e dietro alla fisionomia ingannevolmente “nordica” del suo sublime malinconico, scopriamo un’atmosfera cromatica intensa che accentua la carica lirica del suo originale racconto.

Olga Chieffi

 

 

 

 

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