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Il compositore e il sindaco Vincenzo De Luca

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Il vuoto “pieno” di Giovanni Allevi

Sarà il filosofo pianista ad inaugurare la piazza della Libertà tra due anni e mezzo, su invito personale del sindaco De Luca

 

“Già immagino un gran coda nella penombra, la sua musica comunicativa, quel classico-moderno che fa pendant con il crescent di Bofill” con queste parole il sindaco Vincenzo De Luca ha invitato Giovanni Allevi ad inaugurare quel suo chiodo fisso, la piazza della Libertà con l’abbraccio “magnifico” del Crescent, un riferimento che non riesce ad essere omesso, in qualsiasi discorso del primo cittadino, dal premio al bambino per aver disegnato l’Arechino, alla conferenza sull’indifferenziata. Ebbene, se per Giovanni Allevi la musica è Evolution, è questo certamente un termine che sposa perfettamente con Crescent: “ La musica va a riempire un vuoto, il mio vuoto psicologico- ha affermato Allevi, il quale si è laureato in filosofia proprio con una tesi su “Il vuoto nella fisica contemporanea” (prontamente edita dalla Rizzoli –n.d.r.)– con melodie che poi riportate su carta giungono al cuore della gente. Giovanni Allevi si è raccontato ieri nel corso di un incontro, un amichevole preludio al concerto, che non ha visto sul podio Daniel Oren, ma che ha personalmente diretto. Scaletta esclusivamente composta di musica propria, originale, teatro tutto esaurito per un fresco quarantenne di Ascoli Piceno che ha debuttato a 21 anni a Napoli, dinanzi a sole cinque persone e su di una panchina della stazione, ha deciso di persistere nel percorrere la via della musica. Non si definisce un rivoluzionario, poiché questi bada ai numeri, alle masse, ma un ribelle, uno che si scontra contro le Accademie, contro il sistema, ma ad oggi ci pare che i numeri ci sono e il sistema lo sostenga molto bene. Fa la spesa come tutti noi, va in metropolitana, mangia pane e tonno, poiché per comporre musica bisogna essere assolutamente normali in modo da colpire al cuore la gente. Nel corso dell’incontro la parola passione ha veramente imperversato: se per il sindaco è il perseguimento di un’idea, il porsi alla realizzazione di un sogno senza risparmiarsi, un pizzico di follia, forse l’indicibile, Giovanni Allevi, nel riempire quel suo eterno vuoto psicologico, che musicalmente è un vuoto già pieno, dovrà porsi alla ricerca di quella lingua perduta di quella  lingua della quale abbiamo dimenticato il senso e serbata soltanto l’armonia: una reminiscenza? La lingua di prima? E, forse, anche la lingua di dopo? ovvero dell’indicibile, cui l’uomo sempre aspira, non si lascia dire nel dire umano, ma in esso si mostra, di un mostrarsi che spegne la voce e lascia un’ombra (una mancanza, un rado) nel linguaggio stesso, ombra che abbaglia chi si muove e intensamente cerca nel linguaggio, giungendo alla musica, che nasce e finisce nel silenzio.

Olga Chieffi

 

 

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