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IL BUON PASTORE

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Il Buon Pastore

 

L’evangelista Giovanni ha presente il salmo 23 quando parla di Gesù  come il buon  pastore . E costruisce sia una stupenda teologia cristologica dove  Gesù è il buon pastore che chiama le sue pecore una ad una ,sia una teologia ecclesiologia con  la certezza di avere Gesù come guida che dà sicurezza al passo della comunità-gregge, incamminata per le strade del mondo

Le due parole fondamentali di questa similitudine sono: RECINTO e PORTA

I recinti delle pecore erano fatti di un muricciolo dotato di una porta stretta che dava la possibilità ai pastori di contare le pecore, che di notte venivano loro affidate al custode. Al mattino seguente il custode apriva loro la porta del recinto e il pastore chiamava le pecore. Queste conoscevano solo la voce del loro pastore e seguivano solo lui , non gli estranei. Mentre uscivano al pascolo ,il pastore le contava perché poteva accadere che durante la notte alcuni banditi scavalcando il recinto,potevano fare razzia delle pecore.

 Nella Bibbia invece la parola recinto  non viene mai usata per indicare un luogo destinato agli animali, ma lo spazio dove, durante l’Esodo , si trovava la Tenda del Convegno. Più tardi indicherà i cortili del tempio. Gesù quindi si sta riferendo ,in questi termini,sia alle istituzioni di Israele che  alla Legge. Inoltre per i farisei la legge era il luogo dove si poteva entrare ma non si poteva uscire:era un luogo chiuso.

 Le pecore ( l’intero popolo di Israele) dovevano passare attraverso il recinto ( la legge),se volevano far parte dell’ovile (del popolo eletto) sottostando, perciò, alla interpretazione farisaica della legge. Questo recinto invece per Gesù ha una porta dalla quale Egli chiama le sue pecore una per una facendole poi  uscire nel mondo .Altre pecore che si trovano in quel recinto non conoscono la sua voce o non la vogliono ascoltare. Le “sue” pecore invece lo seguono.

Nel capitolo 9 che viene subito dopo, il cieco nato  guarito da Gesù  poteva apparire come una pecora espulsa dal gregge di Israele, ma in realtà il racconto permette di capire che egli fa parte proprio di quelle pecore che hanno saputo riconoscere la voce di Gesù e mettersi alla sua sequela.

L’immagine del gregge è familiare all’uomo biblico, Dio è il pastore che conduce il suo popolo nel deserto( Salmo 79, 95,100); Dio si serve di servi che facciano da pastori( Nm 27,17),troviamo di ciò anche riferimenti in Geremia  e nell‘Esodo. Giovanni ribadisce che per lui invece, l’unico e vero pastore è solo  Gesù..

Qui Gesù si pone in primo piano, e il pronome personale IO è usato 17 volte.

Gesù afferma di essere il solo passaggio attraverso il quale si può accedere alle pecore. tutte le pecore devono passare attraverso di Lui.

Otterranno così la libertà e la vita in pienezza. In sintesi:Gesù è la porta( ostia in latino  e tura in greco) ,e all’infuori di Lui nessuno può pretendere di apportare la salvezza agli uomini.

In più Gesù si rivela  come la porta non del recinto, ma del Tempio di Dio,Egli è la parte (cioè la  porta) per il tutto (cioè il tempio) .

In questo brano evangelico vediamo allora che il cerchio intorno a Gesù si fa più stretto, si avvicina la Passione.   E’ Inverno .Come scriveva S.Agostino:”al di là della stagione, i loro cuori sono gelati”. Le minacce a Gesù si fanno più forti,a causa delle sue rivendicazioni nei confronti del Padre.Il cerchio si stringe intorno ad una sola , basilare domanda da parte dei giudei : Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente. E Gesù ribadisce che ciò che Egli è non viene da Lui, ma dal Padre che lo ha santificato,per cui non c’è bestemmia nel suo affermare  che è Dio. Firmerà così la sua condanna…

 

Terminerei con una splendida poesia di P.Teilhard de Chardin che parla di un fuoco, Cristo, che ormai ha riscaldato il mondo,nonostante i nostri continui rifiuti  :

 

“ E’ fatta.

Il fuoco, ancora una volta, ha penetrato la terra.

Non è caduto rumorosamente sulle cime,

come la folgore nel suo fragore.

Il Maestro forza forse le porte per entrare in casa

propria?

Senza scossa, senza tuonare,

la fiamma ha tutto illuminato dal di dentro.

Dal cuore del più piccolo fra gli atomi

fino all’energia delle leggi più universali,

essa ha così naturalmente invaso

singolarmente e nel loro insieme ,

ogni elemento , ogni risorsa, ogni legame del nostro

cosmos,

che esso, si potrebbe credere

ha preso fuoco spontaneamente.

Nella nuova umanità che si genera oggi,

Il Verbo ha prolungato l’atto senza fine del suo nascere;

e, in virtù della sua immersione in seno al mondo,

le grandi acque della materia, senza alcun brivido,

si sono caricate di vita.

Niente in apparenza ha tremato

Sotto l’ineffabile trasformazione.

E tuttavia , misteriosamente e realmente,

a contatto della Parola sostanziale,

l’universo, ostia immensa, è divenuto carne.

Ogni materia è ormai incarnata, mio Dio,

ad opera della Tua Incarnazione”

 

Trudy Borriello

e-mail :trudy.vitolo@fastwebnet.it

 

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