Positano News - Notizie della Costiera Amalfitana Penisola Sorrentina Campania - Positano News

Salerno La caduta estetica di Daniel Oren

Più informazioni su

All’ indomani dell’ allontanamento di Hugo de Ana, Salerno si conferma una città provinciale e culturalmente addormentata,  altro che il sogno ricorrente di Vincenzo De Luca  della “piccola Salisburgo”.


 


“Farò di Salerno una piccola Salisburgo!”. E’ questa l’affermazione del Sindaco Vincenzo De Luca ogni qualvolta partecipa ad una conferenza stampa relativa alla stagione lirica del teatro Verdi. I nostri dubbi su questi investimenti milionari su di un cartellone che conta cinque opere, un balletto e ben 13 concerti, hanno rivelato la pochezza estetica e il provincialismo di Daniel Oren e dell’intera direzione artistica e organizzativa del nostro massimo. All’indomani delle grandi rivelazioni della trimurti sulla “cacciata” del regista Hugo de Ana, già apprezzato dal pubblico salernitano per la Tosca – per la quale  ha schizzò  un palcoscenico pieno d’ombra e di mistero su cui i personaggi, questi prigionieri del melodramma che tentano di liberarsi, contorcendosi caravaggescamente, riuscirono a compiere magnificamente il proprio viaggio e ad attuare il proprio cambiamento – e sulla cortina di ferro caduta attorno a questa finissima figura del teatro lirico, che,  non possiamo non schierarci a favore di De Ana e della pura arte.


Tirando le fila di questo improvviso voltafaccia al regista argentino, a causa di alcuni nudi in scena, con buffetteria sado-maso, aggiunti però, anche all’impossibilità del regista di lavorare (figurarsi che solo ieri, ovvero a dieci giorni dalla prima e a otto dalla generale, sono iniziate le prove musicali!), Daniel Oren è (s)caduto in ambito estetico. “Non temete nuotare contro il torrente, è d’un anima sordida pensare come il volgo, perché il volgo è in maggioranza” affermava Giordano Bruno nella seconda metà del 1500: per un decennio al pubblico del teatro Verdi sono state proposte, Traviate, Bohème, Carmen, Tosche e Butterfly a iosa, messinscena sempre classiche alcune con qualche intuizione ma altamente contenuta; in questo 2009 che avrebbe dovuto rivelarsi l’anno della svolta, Oren & Co. dismettono  un regista del calibro di Hugo de Ana per sei nudi in palcoscenico, per altro presenze di cui si era a conoscenza sin da gennaio, tirando immediatamente fuori dalla tasca Giancarlo del Monaco, figlio d’arte del tenore Mario, quasi a dar l’impressione di giochi già compiuti in precedenza, una collaborazione, questa che sfocerà nel dicembre 2009 all’Operà Bastille di Parigi ove dal 3 al 24 dicembre Oren, Del Monaco e Marcelo Alvarez saranno protagonisti dell’Andrea Chenier di Umberto Giordano, opera che costringerà Oren a far avanti e indietro dalla capitale francese per dirigere Nabucco e Aida, con date sapientemente a incastro. Si è parlato di stupro del libretto di Da Ponte da parte di Vittorio Sgarbi, sempre pronto al rabbioso ed inutile latrato, nei confronti di de Ana, ma in un teatro ove nel dicembre scorso si è assistito ad un indecoroso stupro della Vedova Allegra di Franz Lehar, a trecentosessanta gradi, musicale, librettistico, scenografico e drammaturgico, forse i nudi del Don Giovanni ci potevano comodamente stare! Se Sgarbi non conosce de Ana, forse avrà sentito parlare Mario Martone o Dudamel-Mussbach, o dell’emergente Michal Znaniecki, che nel 2006 schizzò un Don Giovanni dark, con tutto l’ armamentario che ne consegue di borchie, frustini e abitini in pelle, che indulgeva nel grottesco e nel cimiteriale, specie quando il commendatore assumeva le fattezze di Santa Giulia in croce a seno nudo, con in scena, a parte un’ incombente struttura a forma di sezione conica rovesciata (palazzo, carcere, cimitero), c’erano sempre rose con al posto del gambo, un coltello. L’ arma di seduzione si trasformerà per Don Giovanni in un’ arma di morte, pugnalato appunto dalle donne che ha sedotto e per concludere, con un Don Ottavio effeminato (spiegava molte cose) e dell’ abito settecentesco come maschera di cui liberarsi, man mano che l’ azione rivelava i personaggi a loro stessi. Salerno è, comunque, ben abituata ai nudi in scena: nel giro di quindici giorni il pubblico ha assistito a Risveglio di Primavera di Frank Wedekind  per la regia di Lorenzo Amato e alla performance di Nicola Vicidomini “Trapasso in anatomico: dell’arrosto solo il fumo”, per la quale il protagonista ha agito in scena per oltre un’ora completamente nudo, quindi questo dimenarsi – arcaico, potente, sordo – di tal puritanesimo scandalizzato da parte della direzione del teatro Verdi è totalmente gratuito e avvilente. Salerno piccola Salisburgo? “Ma ci faccia il piacere!”


Olga Chieffi

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Positano News, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.