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parliamo di vita…risorta

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Dio ,grazie all’incarnazione di
Gesù , ha scelto“di aver tempo per l’uomo” , donandosi per sempre nello Spirito
senza il tempo. Il tempo allora, per chi si decide per Cristo,non è più un
tempo quantificato, una successione lineare o circolare di momenti puntuali, ma
viene a d essere un tempo qualificato,il cosiddetto  KAIPOS,
uno spazio vuoto che viene riempito dall’eterno, un tempo  cioè determinato dal senso.

In questa ottica la parola Resurrezione
diventa la  ri-soluzione, il filo
conduttore  di una grande speranza.
Infatti il verbo italiano risolvere viene dal latino resolvere che significa  sciogliere,ma nel senso di semplificare un
legame o un intrico,andare a chiarire una cosa complicata. Quindi la Resurrezione
se vissuta come lo scioglimento dell’enigma della vita, costituisce per il
credente il fulcro del cristianesimo:Cristo
risorgendo, ha ammazzato la morte, ha sconvolto tutte le aspettative e le
logiche umane, è passato attraverso la morte, uscendone però vivo.( è il primo
e l’unico a fare ciò e ha aperto la strada a noi , se crediamo).

 Ecco dunque il
senso di “ottavo giorno”con cui viene spesso denominata dalla liturgia della
Resurrezione. Cioè giorno della trasformazione,quello che “non conosce tramonto”,
il Giorno dopo i 7 giorni della settimana dell’uomo, di forte valenza simbolica
, in quanto allude  anche ad un
equilibrio cosmico finalmente ri-trovato.

Cristo ha percorso 
il nostro stesso tragitto esistenziale per poi però superarlo nella
resurrezione dell’ottavo giorno,appunto, che diventa  così anche l’icona del superamento  fisico della morte.

Allora la Resurrezione di Cristo non è per
niente  la semplice rianimazione di un
cadavere, ma diventa  una nuova creazione
,nasce un uomo “nuovo”non più destinato alla morte,ma ad una vita
indistruttibile.
Perché di vita si
tratta e questo andrebbe gridato dai tetti ,
secondo me,richiamando l’attenzione di ognuno al suono di
trombe angeliche,prima sul racconto storico e da lì sull’”evento straordinario”
che è sotteso in esso.

“Avere la
possibilità di “toccare” Cristo risorto con gli occhi della fede e “vedendo” ,
poi  di credere: “Cristo lo si tocca
meglio con la fede che con la carne. Toccare Cristo con la fede!

Questo è
toccarlo veramente. Pensate a quella donna che soffriva di emorragie:con fede
si accostò, con la mano toccò la veste, con la fede l’onnipotenza. Ecco cosa
vuol dire toccare. In quel momento, il Signore veniva compresso dalla folla, ,
ma da una sola era toccato. Perciò disse:” Chi mi ha toccato? I discepoli stupefatti perché da ogni parte
la folla lo comprimeva, dissero:

 La folla 
ti stringe da ogni parte e tu
dici :chi mi ha toccato? .
Ed Egli:Sì,
qualcuno mi ha toccato.
( Lc.8,43-48).Ecco, la folla ti schiaccia ma non
ti tocca. Chi ti ha toccato? Solo colei che ha creduto.”( S.Agostino)

Noi non abbiamo la possibilità di toccare Cristo, ma
abbiamo la possibilità di leggere il testo per vedere  quello che si dice di Lui,facendo così un
primo passo, e poi, approfondendo, poter“vedere che dentro di noi” tutto
diventa nuovo:  allora c’è la vera
resurrezione dalla personale cecità. E proprio questo è successo ad Emmaus, ai due
discepoli ( osserviamo che  uno dei due è
senza nome e rappresenta perciò  ognuno
che legge)

E proprio dai testi si legge che per designare la
resurrezione di Gesù ,la Scrittura ricorre soprattutto a due concetti:al verbo
transitivo egeireiv che significa
risuscitare  e al verbo avastavai che significa far alzare
.Hanno entrambi un senso metaforico,sono nuovi rispetto al loro uso
precedente:indicano, l’agire di Dio che
come creatore ri-crea in modo
inaudito. La resurrezione di Gesù manifesta proprio che Dio è il ri-creatore
che interviene nel reale,  nella tua
realtà , nella realtà della morte e lo può fare solo perché questa
realtà così lontana da Lui,che è solo Vita,è stata assunta da Cristo e da
Lui  portata a Dio Padre,ma per essere
vinta e trasformata nuovamente in vita. E tutto  questo, straordinariamente , vale anche per il
corpo. C’è quindi  una corporeità
della resurrezione,
che non significa materialità secondo i nostri
parametri , ma  significa che l’uomo è
riferito alla realtà del suo vissuto umano e che  questo 
suo riferimento può avvenire unicamente col corpo. E’  la totalità che risorge e in questa“realtà corporale”  interviene Dio attraverso Cristo:con la
resurrezione il cielo entra nella sfera del tempo e un frammento del mondo ,
del tuo mondo , arriva al cielo.
Una
 Resurrezione che in modo incompleto
è già anticipata nella tua vita se credi,e che puoi  già sperimentare in te di continuo, ogni
volta che risorgi da un dolore, da una crisi esistenziale,da una morte
spirituale  in cui coraggiosamente scegli
di rimanere vivo.

Trudy
Borriello

e-mail
:trudy.vitolo@fastwebnet.it

 

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