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Salerno Il potere incantatorio del malouf

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Successo di critica e pubblico per la IX edizione degli Incontri Internazionali della Musica, promossi da Elio Macinante, conclusisi domenica sera al teatro Verdial cospetto del console tunisino Brahim Aouam


 


Il canto e le musiche hanno sempre rappresentato per il popolo lo strumento maggiormente consono al suo animo per esprimere gioie e dolori e per dare maggiore carica emotiva ad un rito o ad un´occasione. Elio Macinate per l’edizione preparatoria al decennale ha scelto d’incontrare la Tunisia, una terra di contatti in cui molteplici civilizzazioni si sono sovrapposte e mescolate, un po’ come la nostra Italia. Nelle tre serate, la prima svoltasi al centro sociale con l’inaugurazione di una mostra di Mario Carotenuto, che è risultata essere il suo taccuino di viaggio, l’album dei colori, emozioni e profumi della terra tunisina, conclusasi con il concerto di Mazurk Mejri e del suo ensemble, la seconda che ha ospitato nel nostro massimo l’oud e la voce di Dhafer Youssef, in un incontro intenso e osmotico col sentire norvegese del suo trio, introdotto da una intensa creazione di Dario Deidda, il quale ha “legato” attraverso un bridge lungo secoli di storia, la nawba tunisina di Youssef con il suo sentire musicale, per chiudere nel terzo appuntamento con un progetto in esclusiva nato per la nostra rassegna che ha visto la Tebourba Malouf Orchestre, proporre istiftah, ovvero preludi strumentali di ritmo libero,  e abyat due versi di genere classico improvvisati dallo shaykh, con melismi bastai sui 13 tubu tunisini provenienti dal genere tetracordale, pentatonico e misto.  Il taccuino di viaggio di queste tre notti tunisine ha proposto storie legate alle sonorità etniche delle genti e dei luoghi della grande cultura del Mare Nostrum, che ci ha portato ad un’analisi delle contraddizioni e delle problematiche che accomunano i popoli che vi si affacciano. Gustare la poesia della musica tradizionale del mare nostrum significa provare ad entrare “dentro” il vissuto e l’immaginario delle donne e degli uomini la cui storia ha “creato” i canti che ci sono stati tramandati dalla memoria collettiva. Stordente la voce di Dhafer Youssef che sa salire intonatissima ad estensioni vertiginose accerchiata e sospinta da elettroniche e suoni computerizzati del trio norvegese. L’oud, il sultano degli strumenti letteralmente “legno”, suona di sabbia e sudore e lamento, lamento di solitudine, lamento semplicemente del fatto di essere uomini in uno spazio così grande come una distesa desertica può essere. E il canto di Dhafer Youssef si fa portatore di un’Africa più profonda, più remota, lontana dalle problematiche islamiche ma più vicina alle radici dell’umanità in quanto tale, nella costante ricerca di equilibrio tra solitudine e volontà di comunione. Queste suggestioni ed altro fa parte della storia collettiva e dei vissuti individuali raccontati in musica e poesia dai canti tradizionali ascoltati domenica i quali, tuttavia, sono portatori anche di un ricco patrimonio di “bellezza”: il fascino della melodia, la capacità di improvvisazione, la “libertà” di “rivestire di sé” un canto, la capacità di creare e usare metafore profonde e sorprendenti, l’originalità di melodie uniche, la forza del sentimento “vero”, racchiuso in un fluxus musicale ossessivo e mistico dai colori caldi e avvolgenti, specchio di un “contaminato” sentire interiore. Festa delle premiazioni sulle tavole del Verdi con Elio Macinante gran cerimoniere, che, insieme a Gianni Iuliano, Salvatore Memoli, e il console Brahim Aouam, ha consegnato la medaglia d’argento offerta dal presidente della Repubblica a Marzouk Mejri, dando appuntamento all’importante edizione del decennale.


Olga Chieffi


 


 

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