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Nunzia De Falco e l´evoluzione della vocalità

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Successo per l’allieva del nostro Conservatorio che si è esibita accompagnata dalla pianista Rosalba Vestini presso la sala Napolitano


 


E’ stata una breve e ampia cavalcata attraverso i secoli la scaletta allestita da Nunzia De Falco, giovane soprano diplomando del magistero di Marilena Laurenza, presso il Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno, per la serata inaugurale della rassegna dell’Associazione Cypraea, presieduta da Giuseppina Gallozzi.  La De Falco si è presentata all’esigente e numeroso pubblico intervenuto nella sala Napolitano, in duo con la pianista Rosalba Vestini, proponendo gemme musicali che hanno punteggiato il percorso della vocalità dal Medioevo al primo Novecento, attraversando stili diversissimi, anche opposti, in taluni casi. Questo ventaglio di melodie, di non semplice tessitura e d’immediata comunicatività, se non per un uditorio aduso ad ascoltare un repertorio vocale da camera di certo spessore, ha evidenziato il coraggio della De Falco a proporsi quale cantante eclettica e trasformista. Il soprano ha basato la sua performance su elementi tecnici che ha quasi innati, il gusto del filato, del giusto portamento, un promettente registro medio-acuto, ma è venuto assolutamente a mancare il cimento filologico nel brano d’apertura “Voi ch’amate lo criatore”, in cui non è stato esaltato la purezza e la facilità del canto che si deve ad una monodia semplice nata per essere adattata a tutti i confratelli dalle voci non certo educate. Errore di cerebralismo o peccato di narcisismo intellettuale ha evidenziato anche il valzerino “Je te veux” di Erik Satie, basato su di una dichiarata semplicità armonica, più vicina alla sensibilità che al sentimento, pagina dall’ ironica nonchalance, giocata su quella punta di malinconia tutta francese o ne’ “Les chemins de l’amour” di Francis Poulenc, quasi trasformata in ombrosa aria, dimenticando completamente il sottotitolo della composizione che è valse chantée, complice anche un pianoforte che avrebbe dovuto porre in risalto quell’eleganza arguta e brillante caratteristica principale del trattamento di questo strumento da parte dell’ “ènfant gatè” della società parigina. “Summertime” di George Gershwin da dimenticare per cantante e pianista. Nonostante i tentativi da parte del soprano di tentare qualche glissando per evocare il fascino di questa pagina bluesy , tutta racchiusa nel fascino di quelle note particolari, totalmente e sentimentalmente incerte, un po’ scorate, che sono le blue notes, resta questo un terreno da affrontare con molta attenzione, meglio optare per qualche altro song del book di questo compositore, più adatto anche alla voce della De Falco, come “But not for me” “Someone to watch over me”  o “Somebody loves me”. Se “Je ne t’aime pas” di Kurt Weill abbisogna di voce fatta di miele, ma anche di fumo, “Sposa son disprezzata” di Antonio Vivaldi ha bisogno delle colorature giuste e di pianissimi sempre dinamici, per evidenziare le continue tensioni e distensioni di una melodia che aderisce sempre alla situazione e al testo, nota per nota. Il rècital si è rivelato un’ulteriore riconferma che la De Falco viaggia oramai sicura sul repertorio ottocentesco e in particolare pucciniano, un po’ specchio del nostro massimo, in cui il soprano è ben inserito, e che, purtroppo, non sposta tanto facilmente la proposta da questi periodi. Picchi interpretativi sono giunti, infatti, nella romanza di Vincenzo Bellini “L’Abbandono”, in cui la solista è stata capace di mille sfumature, dominando la pagina con dovizia di risorse tecniche ed espressive, oltre ad una particolare chiarezza e plasticità di dizione e nei due brani di Giacomo Puccini, il “Salve Regina” e “Sole e amore”, una felice e simpatica scoperta in cui, unitamente a “La diva de l’Empire” di Satie che ha chiuso il programma, Nunzia De Falco si è finalmente ritrovata, divertendosi e divertendoci.


 


Olga Chieffi


 

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