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Ho stipulato un contratto di prestazione didattica con un istituto privato per ricevere delle lezioni di inglese e parallelamente ho sottoscritto anche un contratto di finanziamento poiché non avevo la disponibilità dell’importo richiesto a titolo di corrispettivo.
L’istituto non sta mantenendo fede a quanto prospettato, dimostrandosi inadempiente rispetto agli obblighi derivanti da contratto. Chiedendo la risoluzione del contratto, rimango obbligato nei confronti della società finanziaria o posso sciogliere anche questo ulteriore contratto?


Trattasi di ipotesi di Credito al Consumo e di fronte all’inadempimento del venditore ovvero al suo fallimento, e, quindi, benché il consumatore non abbia acquisito il possesso del bene ovvero non usufruisca del servizio richiesto, nulla egli può per sciogliersi dall’obbligo di corrispondere le rate di finanziamento.

I due contratti, sono del tutto indipendenti e le vicende che riguardano l’uno e che ne possono giustificare la risoluzione (cfr. art. 1453 del Codice Civile), non minano la validità dell’altro: se il consumatore non paga la finanziaria può andare incontro ad azioni di recupero coattivo del credito da parte della società creditrice.

Unica ipotesi in cui il consumatore può agire contro il finanziatore nei limiti del credito concesso è quella prevista dall’art. 22 della Legge sul credito al consumo (L. n. 142/1992), ripresa dal Testo Unico Bancario (D.Lgs. n. 385/1993) e dal recente Codice del Consumo (D. Lgs. n. 206/2005) e, cioè, qualora vi sia un accordo di esclusiva per la concessione del credito ai consumatori tra società di finanziamento e venditore.

Poiché, però, nella realtà dei fatti, tale accordo non sussiste (quasi) mai, un consumatore che voglia evitare spiacevoli conseguenze derivanti dall’inadempimento del venditore si preoccuperà di verificare le condizioni contrattuali prima della sottoscrizione e deciderà di rinunciare all’acquisto nel caso in cui tale clausola di esclusiva non sussista.

Qual è lo strumento a disposizione del consumatore per denunciare il difetto del prodotto acquistato?

Per denunciare qualunque difetto del prodotto, è necessario richiedere l’emissione dello scontrino per poterlo esibire in caso di reclamo. Lo scontrino deve essere conservato come prova per almeno due anni e in caso di smarrimento si possono presentare documenti sostitutivi come il tagliando dell’assegno, la cedola della carta di credito, lo scontrino bancomat, la confezione del prodotto.



Garanzie


Ho acquistato un frigorifero che dopo qualche mese ha presentato dei difetti di funzionamento. Mi sono recata presso il venditore per denunciare il problema e chiedere un intervento di assistenza tecnica che eliminasse il vizio. Mi è stato, risposto che avrei dovuto rivolgere la mia richiesta direttamente alla casa produttrice. Vorrei sapere cosa prevede esattamente la legge e se, quindi, il rifiuto da parte del venditore è legittimo o meno.

Ai sensi degli artt. 128 e seguenti del Codice del Consumo, il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita e, quindi, è responsabile per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene che si manifesti entro il termine di due anni.

Il consumatore può pretendere nei confronti del rivenditore del bene l’intervento di riparazione del vizio riscontrato poiché la legge, in caso di difformità o vizio del bene, riconosce in capo al consumatore il diritto al ripristino, senza spese, della conformità del prodotto mediante, appunto, riparazione o sostituzione ovvero riduzione adeguata del prezzo o risoluzione del contratto (cfr. art 130 Codice del Consumo).

Non vi è difetto di conformità se il vizio è conosciuto dal consumatore al momento della conclusione del contratto; è considerato difetto di conformità anche quello che deriva dalla imperfetta installazione del bene quando l’installazione è ricompressa nel contratto di vendita ed è stata effettuata dal venditore o sotto la sua responsabilità.

Il consumatore decade, infine, dai diritti riconosciuti dalla legge se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto a meno che questo sia stato occultato dal venditore ovvero dallo stesso riconosciuto (cfr. art. 132 Codice del Consumo).

La garanzia di due anni è valida anche per i beni usati?

Sì, la garanzia biennale assiste anche i prodotti usati, che vengono garantiti nello stato in cui sono acquistati. La garanzia si può ridurre a 12 mesi solo con il consenso dell’acquirente. E’ importante considerare attentamente la dicitura “usato garantito” perché non vuol dire “come nuovo” ma semplicemente nelle condizioni in cui si compra il bene.



Marcatura CE


Se un prodotto non presenta il marchio CE a chi mi devo rivolgere e come si riconosce questo marchio da uno falso?

Nel caso in cui un prodotto non presenta il marchio CE è opportuno farlo presente immediatamente al rivenditore e inoltrare una segnalazione al Ministero dello Sviluppo Economico, per giocattoli o materiale elettrico, o al Ministero della Salute per lenti a contatto correttive o occhiali da vista.
Non c’è inoltre un sistema che permette di riconoscere un vero marchio CE da uno falso perché in apparenza sono solo due lettere stampate e quindi l’unico accorgimento da adottare sarebbe quello di non rivolgersi per l’acquisto dei prodotti al di fuori dei circuiti commerciali conosciuti.

Quali sono i prodotti che non devono avere il marchio CE?

Trattasi: mobilio in legno, porte blindate, avvolgibili, articoli per il giardinaggio, orologi, strumenti musicali non elettrici, materassi, forbici, coltelli, stoviglieria, prodotti tessili, arredi bagno, pavimenti, rivestimenti, calzature, valigeria.



Mister Prezzi



Cosa si intende per Mister Prezzi?

In attuazione della Legge finanziaria 2008 è stata istituita, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi. Il 15 gennaio 2008 Antonio Lirosi, Capo Dipartimento per la regolazione del mercato del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato nominato Garante per la sorveglianza dei prezzi.
La Sua attività sarà indirizzata verso tre filoni principali d’azione: la sorveglianza dei fenomeni di mercato, sia attraverso le segnalazioni dei cittadini sia attraverso una più stretta collaborazione con la Guardia di Finanza; il coordinamento e ed il confronto con le altre istituzioni locali e nazionali nel contrasto all’aumento dei prezzi e per favorire il dialogo tra le associazioni dei consumatori e le categorie imprenditoriali; la valorizzazione di best practices.

Cosa si intende per prezzo al consumo?

La quantità di moneta che bisogna cedere per ottenere in cambio l\’unità del bene oggetto della transazione. A seconda dell\’entità economica interessata, il prezzo assume varie denominazioni: alla produzione (prezzo di transazione in cui il contraente-venditore è il produttore); praticato dai grossisti (prezzo di transazione in cui il contraente è un grossista); al consumo (prezzo riferito alla fase di scambio in cui l\’acquirente è un consumatore finale).


                                         Michele De  lucia

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