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Giorgio Spolverini: oltre il clavicembalo

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Successo per il docente del conservatorio Martucci al casinò sociale di Salerno, che si è presentato in duo con il percussionista Paolo Cimmino


 


Concerto dei docenti del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, domenica sera nella Sala Rossa del Casinò Sociale, quale secondo appuntamento della stagione concertistica promossa dalla massima istituzione musicale cittadina. La serata è stata inaugurata dalla cellista Francesca Taviani  che ha proposto unitamente al clavicembalista Giorgio Spolverini e all’allievo Thomas Brian Rizzo, le Sonate in la maggiore n°3 e, nella seconda parte la n°5 in Mi minore di Antonio Vivaldi, regalandoci un “prete rosso” incantevole quanto abilissimo nella scrittura di uno strumento che ama e pratica molto, a cui chiede e dal quale ottiene un dialogo melodico costante e costellato di sorprese, proposto con un basso continuo di cembalo e cello, qui accuratissimi e realizzati con piglio autorevole e inventivo.


Oggigiorno la musica barocca è per lo più suonata con strumenti d’epoca e sulla base del recupero dell’originale prassi esecutiva. Il docente di flauto Pierluigi Tabachin, ha rivendicato il diritto di ogni interprete, che si rispetti a suonare, questo genere di musica con strumenti moderni, seppur accompagnato dal clavicembalo,  proponendo la Sonata in Sol minore BWV 1020 di Johann Sebastian Bach. Suono piccolo ed equilibrato quello di Tabachin, fluidità tecnica, ma quasi nulla è risultata la ricerca del colore e del contrasto tra le varie “voci”, che ad una analisi attenta della linea di canto devono pur venir fuori da questa gemma della letteratura flautistica e in particolare didattica, volta proprio all’esaltazione dell’eleganza del fraseggio. Assolutamente da dimenticare l’esecuzione della Sonata in Si bemolle maggiore per Viola e basso continuo di Telemann, offerta dal docente di questo strumento Alessandro Santucci, che nell’ Allegro in particolare è riuscito a “masticare” tutte le note, vìolando la viola (il gioco di parole è a questo punto meritato) mentre, un irresistibile fremito d’energia, una spudorata esibizione di virtuosismo, una saettante corsa verso un qualcosa che c’è oltre ha veicolato la performance del clavicembalista Giorgio Spolverini, il quale si è presentato in coppia con Paolo Cimmino al tamburo a cornice, per eseguire ed improvvisare il I Preludio dal Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach e  libere variazioni su di un tema libero, in seconda battuta. Due interpretazione naturali, certamente le migliori della serata, in cui l’esecuzione è assurta al sereno equilibrio tra studio, riflessione e istinto. Spolverini ha rivelato la sua estetica ovvero, quella di pensare la musica antica in modo moderno, di considerarla un’entità vivente, fresca e viva, come se fosse stata composta oggi, pur rimanendo fedeli alla sostanza di quelle pagine. Un processo creativo che ha dato origine tra improvvisazione e  variazione ad una manipolazione del materiale sonoro definente strutture e modelli la cui interazione ha generato sistemi a livelli crescenti di astrazione. La ragione semantica della musica è quindi emersa, nel continuo divenire del “ludus harmonicus”, il gioco dell’invenzione e della mutazione, come una indescrittibile ed immanente intuizione del noumeno. Seconda parte della serata all’insegna di una della Moralische Kantaten di Georg Philipp Telemann  “Die Zeit”,e dell’ aria “Gott ist unser Sonn und Schild!” di Johann Sebastian Bach, in cui la Daniela Del Monaco si è posta sulle tracce di una sintesi interpretativa tra i distillati teorici e la loro applicazione individualmente espressiva, cercando di integrare anche le significative articolazioni apprese dallo stupendo sviluppo in questi due autori della pratica strumentale, mostrando però, qualche neo nei cambi di registro e qualche afonìa nel registro grave.


Ultima chicca della serata il Duo concertante per flauto e viola n° 5 in Do maggiore di François Devienne, simbolo di un’arte di qualità che veniva scritta per dilettanti o poco più, musica che non ha scontato alcuna raffinatezza, in particolare nel dosaggio dei timbri e di dialettiche interne.


 


Olga Chieffi

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