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Festa inaugurale tra fuoco, ceramica e musica

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Il fuoco iniziatico del Convento tra ceramica e musica


Venerdì 27 febbraio la programmazione del Convivio dei Rozzi e degli Accordati ch  riaprirà il cenobio medievale del Convento di San Michele con le performance di Livio Ceccarelli, Eduardo Giannattasio e Augusto Pandolfi, supportate dalle zampogne e le danze di Daltrocanto e le percussioni dei Picarielli


 


Venerdì 27 febbraio alle ore 21, taglio del nastro per il programma della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, il ricchissimo cartellone d’incontri, dibattiti, proiezioni, mostre, concerti, promossi dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, che offre il cenobio medievale del Convento di San Michele, aperto alla cittadinanza dalla lungimiranza di Marco De Simone, amministratore della società di gestione Il castello.


 Il fuoco iniziatico delle due fucine raku, montate nel cortile del convento terrà a battesimo il nuovo cartellone. Venti minuti per la monocottura di una forma che uscirà modellata e colorata, composta di un mix di argilla, polvere refrattaria, impastata, e smaltata con colori ossidi di metalli e fondenti, maggiormente sensibili alle variazioni in riduzione e ossidazione, per mano di tre artisti ceramisti, Livio Ceccarelli, Eduardo Giannattasio e Augusto Pandolfi. Una festa del fuoco questa, che prelude all’imminente primavera, in cui si ricreerà il mito dionisiaco, attraverso il bordone penetrante delle zampogne di Daltrocanto e il ritmo estatico delle percussioni dei Picarielli, su cui intrecceranno carole i danzatori. Una festa in cui la cosa creata nasce da un’occhiata esaltante sulla vita, su un pezzo di vita che si vuole fermare, coincidente con l’esplosione della gioia di vivere, profondamente legata alle misteriose forze telluriche e cosmiche che regolano il ciclo vitale della natura. All’aprirsi dei forni, simili a piccoli atanor dalle pareti vivificatrici, ammireremo la creazione, la stranezza, tre intelligenze divinamente e infinitamente mescolate, che non opporranno alcun ostacolo a folgoranti identificazioni. Nell’immaginario dei tre artisti il mitologico e l’onirico reagiscono in un’alchimia che trova il suo giusto mezzo nel fuoco che trasforma la terra e il colore, nell’oggetto stralunato e irriverente, quasi una caricatura di quanto secoli di dogmatismo hanno finito per irrigidire e ridurre all’ordine razionale. Burlandosi della propria natura l’oggetto manu-fatto sfiderà attraverso una sorta di equilibrismo o acrobazia verbale le leggi della fisica, liberandosi da residui di utilitarismo e da incrostazioni di intellettualismo.
A suo modo, il sogno degli artisti libererà dalla terra il mostro dell’immaginazione che per secoli è rimasto imprigionato e lo restituirà al gioco e, conseguentemente, al rischio che ad esso è imprescindibilmente connaturato. Ma se noi, forse, vedremo strano è perché siamo lontani dalla Physis e dall’initium, immagini a cui i tre artisti sono vicini. Loro è il movimento primordiale, senza fine ricorrente, dell’Uomo, del principio, che venerdì sera dovremo riscoprire insieme con nuova meraviglia, se vogliamo, in futuro, levare la nostra lampada e far luce.


Olga Chieffi

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