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COSTIERA AMALFITANA, VENERDI SI PRESENTA IL LIBRO DI DONATO BELLA

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Venerdì prossimo, 27 febbraio, alle ore 17,30, a Salerno, nella sala “Marcello Torre” di Palazzo Sant’Agostino, sede della Provincia, sarà presentato il libro Nudasìmma di Donato Bella, edito da Kimerik, che ha un sottotitolo, tratto dalle odi di Orazio, già molto significativo: “Nec scire fas est omnia” (non è concesso sapere tutto). Insieme con l’autore, ne parleranno il professore Rino Mele, il consigliere provinciale Alfonso Buonaiuto, il sottoscritto. Dico la verità: quando Donato mi ha annunciato di aver dato alle stampe un romanzo, ho pensato a un lavoro satirico, sulla scia di quelle belle cose che scriveva per “Bianco d’uovo”, supplemento di èCostiera, del quale si occupava insieme con Piero Cantarella e Paolo Russo. Invece, no. Qui ci troviamo a dover discutere di un libro che a pagine di pura poesia, intimista o semplicemente descrittiva, ne alterna altre complesse, difficili da decifrare per le situazioni che ci propongono, che potrebbero addirittura apparire scollegate tra loro. Ma non lo sono, perché questa complessità è ricercata e voluta, non certamente casuale. “Ho preferito una geometria contorta ad una linearità tranquilla – sottolinea Donato -. Vedremo quale effetto sortirà”. Per come è strutturato, e per la stessa materia trattata, Nudasìmma richiede una lettura non superficiale, possibilmente senza pause. Al primo impatto – cito la prefazione – si ha l’idea di “un racconto intimista e un po’ ermetico”, ma subito dopo viene da pensare a un giallo, a qualcosa di misterioso. Ed è proprio nel mistero di un anello il fulcro della narrazione, che ha i suoi luoghi di riferimento in Costiera (Cetara, Maiori, Atrani, Ravello, Positano, il fiordo di Furore), in certe zone di Parigi (Pigalle, Bercy, gli Champs Elisées), e si sviluppa attraverso incontri, innamoramenti, fughe, episodi di magia nera ed esoterismo. «Ho concepito Nudasìmma – dichiara Donato – come una sorta di quadro cubista, un’immagine apparentemente destrutturata, in realtà composta secondo un disordine ‘ordinato’». Infatti – aggiunge – «nei diciassette capitoli, chiamati ‘Coincidenze’, e nei tre ‘Passaggi’ sono ‘confusi’ cronaca dei fatti, stati d’animo, riflessioni d’ordine civile, sociale e personale. Tutto s’innesta sull’asse del tema centrale del racconto». Che è, senza dubbio, avvincente e coinvolgente. Sigismondo Nastri

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