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VINITALY, RIVOLTA IN CAMPANIA CONTRO IL LIMITE DELLE 15MIL BOTTIGLIE

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NAPOLI — Monta la polemica sul limite di 15 mila bottiglie vendute nel 2008 previsto nel bando dell’Assessorato regionale all’Agricoltura come requisito minimo per l’ammissione delle singole aziende vitivinicole campane alla spedizione al Vinitaly 2009. A ribellarsi contro la previsione, ritenuta penalizzante per i piccoli produttori emergenti, non sono solo questi ultimi, ma anche i titolari di altre aziende di dimensioni maggiori, i rappresentanti di importanti associazioni di categoria e alcuni esponenti politici regionali che invitano l’assessore competente Andrea Cozzolino a correggere la rotta. A destare perplessità non è, peraltro, solo il merito della questione, ma anche il fatto che a suggerire (benché in via informale) i criteri di selezione delle aziende sarebbero stati i rappresentanti dell’associazione Campania Wine Group che riunisce una ventina di produttori. Scende in campo il capogruppo regionale dei Socialisti europei Gennaro Oliviero. «Ho già approntato — informa — un’interrogazione per conoscere i motivi che avrebbero giustificato l’introduzione di un limite non in sintonia con gli interessi delle piccole aziende. Lunedì (domani, ndr) chiederò al presidente della commissione Agricoltura di convocare una seduta ad hoc per ascoltare il pensiero dell’assessore e soprattutto per studiare la possibilità di modificare il bando prima della scadenza del termine del 21 gennaio e di riaprire i termini per le domande». Molto duro anche il consigliere salernitano Ugo Carpinelli. «Non so — accusa — come l’assessore possa aver dato il via libera ad un bando del genere accettando i suggerimenti di una lobby di produttori che pretende di decidere a chi assegnare i fondi pubblici per la promozione dei vini campani. Forse, in questo modo, le corazzate del vino pensano di autotutelarsi escludendo di fatto i piccoli produttori dalle opportunità. Ma il denaro pubblico non può essere privatizzato. Credo che il luogo istituzionale per discutere di questa discutibile vicenda sia la Commissione Agricoltura ». Prende posizione contro il bando anche il direttore di Coldiretti Campania Vito Amendolara. «Perché — spiega — è contrario alla filosofia delle iniziative promozionali pubbliche che dovrebbero offrire opportunità e spazio soprattutto a quelle aziende che vogliono e possono crescere e, paradossalmente, non a quelle che già hanno raggiunto elevati livelli di commercializzazione e hanno assunto una dimensione internazionale. Del resto, nella nostra regione esistono tanti medi produttori che, fino a cinque, sei anni fa, vendevano solo poche migliaia di bottiglie e che, anche grazie alla partecipazione al Vinitaly, sono riuscite a crescere. Non tener conto di questo significa andare contro la storia. Sorge il dubbio che le grandi aziende vogliano evitare la concorrenza dei piccoli». Difende il diritto dei piccoli vignaioli a partecipare alla fiera di Verona Manuela Piancastelli, titolare col marito Giuseppe Mancini dell’azienda casertana Terre del Principe. «Tra i compiti della Regione — ricorda — c’è anche l’aiuto ai piccoli vitivinicoltori che fanno filiera. Spesso, invece, alcuni grandi realtà del vino sono solo imprese di imbottigliamento. Quanto al Wine Group, abbiamo appreso della sua esistenza solo poche settimane fa e mai siamo stati invitati a partecipare. Trovo giusto, invece, che alle grandi aziende venga riservato più spazio, naturalmente a fronte di un contributo proporzionale ». Critico Bruno De Conciliis, vignaiolo cilentano e consigliere nazionale della Federazione italiana vignaioli indipendenti. «La mia azienda — precisa — ha aderito al Wine Group, ma nell’unica riunione alla quale ho partecipato non ho sentito parlare del limite in questione. Per me il padiglione della Regione al Vinitaly dovrebbe essere una vetrina soprattutto per i piccoli produttori. Noi salernitani, attraverso l’Enoteca provinciale, chiederemo all’assessore di riservare almeno un paio di box proprio a quelle realtà nascenti che, altrimenti, non avrebbero occasione di farsi conoscere dagli operatori nazionali e internazionali». Gimmo Cuomo

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