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Ue: «Nessuna competenza su Battisti – ma chi è in realtà Cesare Battisti

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    È stato condannato in contumacia all’ergastolo, con sentenze passate in giudicato, come colpevole di quattro omicidi durante gli anni di piombo. Nel corso della sua latitanza in Francia, dove benificiò a lungo insieme ad altri terroristi della dottrina Mitterrand, è diventato uno scrittore di romanzi noir. Attualmente risiede in Brasile, dove ha ottenuto, grazie ad un discusso provvedimento governativo, lo status di rifugiato politico, che gli consentirebbe di evitare l’estradizione verso l’Italia, paese in cui dovrebbe scontare l’ergastolo; tuttavia, tale status è tutt’ora sotto l’esame della Suprema Corte nazionale.
     
    Nel 1968, Cesare Battisti si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola per muoversi sul terreno della lotta politica nell’area della sinistra extraparlamentare. Dopo i primi problemi con le forze dell’ordine, si trasferì a Milano. Dal gruppo di amici che frequentò nacque una delle numerose formazioni clandestine terroriste dell’epoca, i Proletari Armati per il Comunismo (PAC), a cui sono stati attribuiti alcuni omicidi e varie rapine.
    In Italia Cesare Battisti è stato condannato come responsabile di quattro omicidi[1] – tre come concorrente nell’esecuzione, uno co-ideato ed eseguito da altri:


    • 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria; omicidio di cui fu accusato dal “pentito” Pietro Mutti che poi si assunse la responsabilità diretta dell’azione, “declassando” il ruolo di Battisti alla sola “copertura”. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti.


    • 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (VE), Lino Sabbadin, macellaio di Mestre; Battisti fece da “copertura armata” all’esecutore materiale Diego Giacomin. Sabbadin si era opposto con le armi al tentativo di rapina del suo esercizio commerciale.


    • 16 febbraio 1979 a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere; Battisti fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Nel corso dell’assassinio di Pierluigi Torreggiani venne coinvolto anche suo figlio Alberto, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle per un colpo sparato dal padre durante il conflitto a fuoco con gli attentatori. Torregiani, il 22 gennaio precedente, aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina in una pizzeria in cui si trovava con i gioielli che aveva mostrato ad una vendita televisiva.


    • 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS; omicidio di cui fu riconosciuto come l’esecutore materiale. Campagna aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani.
    Per i fatti sopracitati Cesare Battisti si è sempre dichiarato innocente.[2][3] Recentemente Battisti si è detto pronto ad incontrare i parenti delle vittime degli omicidi a lui contestati e
    Nel 1979 Battisti venne arrestato nell’ambito di un’operazione antiterrorismo di vaste proporzioni e detenuto nel carcere di Frosinone, a seguito di un’istruttoria che si basava, in parte[5], sulle dichiarazioni di alcuni pentiti.
    Il 4 ottobre 1981 Battisti riuscì ad evadere e a fuggire in Francia.
    Per circa un anno visse da clandestino a Parigi, dove conobbe la sua compagna e futura moglie, con la quale poi si trasferì in Messico, dove nacque la sua prima figlia. Là iniziò a scrivere, essendo uno dei fondatori della rivista culturale “Via Libre”. Terminò il primo romanzo, pubblicato, a sua insaputa, da un suo amico che si spacciò per l’autore — o almeno questo sostiene lo stesso Battisti in un articolo apparso su Paris Match il 22 luglio 2004 in cui comunque non fece il nome né del romanzo, né della persona che se ne sarebbe attribuita la paternità.[6]
    Durante la sua latitanza messicana, i giudici italiani lo condannarono in contumacia all’ergastolo perché giudicato responsabile dei quattro omicidi e di varie rapine.
     ha dichiarato di avere già avuto un rapporto epistolare “di amicizia, sincerità e rispetto” con Alberto Torregiani.[
    Nel 1990 decise di tornare a Parigi, dove nel frattempo erano andate a vivere sua moglie – con cui il rapporto era entrato in crisi – e sua figlia. Nella capitale francese frequentò la comunità di latitanti italiani che vi viveva grazie alla dottrina Mitterrand. Intanto terminò un romanzo e visse traducendo in italiano racconti di autori noir francesi, tra i quali Didier Daeninckx e Jean-Patrick Manchette.
    Poco tempo dopo venne arrestato a seguito di una richiesta di estradizione del governo italiano. Nell’aprile 1991, dopo quattro mesi di detenzione, la Chambre d’accusation di Parigi lo dichiarò non estradabile. Tornato libero, per vivere e continuare a scrivere acquistò una lavanderia automatica, che in seguito fallì. Nel frattempo, nel 1993, Gallimard pubblicò nella sua Série Noire il suo romanzo “Travestito da uomo”. La sua attività letteraria proseguì con libri in cui espose la sua analisi sull’antagonismo radicale, il più significativo dei quali fu “Orma rossa”.
    La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorità francesi il 30 giugno 2004: poco prima il presidente Jacques Chirac, successore di Mitterrand, aveva palesato il suo consenso all’estradizione in Italia in caso di esito negativo del ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti. Il Consiglio di Stato francese[7] e la Corte di Cassazione[8], con due successive decisioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Battisti alle autorità italiane.
    A seguito di tale provvedimento francese Battisti si rese latitante, lasciando la Francia e facendo perdere le sue tracce.
    Un ultimo ricorso, presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contro la sua estradizione in Italia, venne dichiarato dalla stessa Corte inammissibile nel dicembre del 2006 in quanto manifestamente infondato[9] .
     
    Arresto in Brasile
    Venne arrestato a Copacabana, in Brasile, il 18 marzo 2007, a seguito di indagini congiunte di agenti francesi e carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale. Assieme a lui venne arrestata temporaneamente una donna, esponente dei comitati di sostegno ai latitanti italiani, che avrebbe dovuto consegnargli del denaro[10].

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