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Salerno Il debutto di Carmine Pinto al teatro Verdi

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Il giovane direttore che prepara l’orchestra filarmonica prima della “prima”, ha diretto giovedì sera il XXXI concerto per la Vita


 


Buon concorso di pubblico giovedì sera al teatro Verdi per in occasione del concerto indetto dalla Conferenza Episcopale Italiana dedicato all’Accoglienza e alla tutela della Vita. Sul podio, alla guida dell’Orchestra Filarmonica “G.Verdi”, il direttore e cornista Carmine Pinto, il quale da tempo è il braccio destro del M° Daniel Oren, nella preparazione della formazione in vista dell’opera di rifinitura dei direttori ospiti del nostro cartellone. Il genio italiano dell’ Ottocento è stato il tema del programma che ha proposto sei sinfonie avanti l’opera, chiedendo di mantenere sempre alta la tensione febbrile, rappresentante quell’incalzarsi ed esacerbarsi reciproco di passione e coscienza che attraversa queste pagine: l’  “Italiana in Algeri” e il “Guglielmo Tell” di Rossini, l’allegra ouverture del “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti, la “Norma” di Vincenzo Bellini, e il Giuseppe Verdi de’ “La Forza del destino” e del “Nabucco” per il gran finale. Piacevolezza e regolarità di fondo, su cui riescono a stagliarsi diverse immagini, diversi tentativi di sorpresa, di umori, questo abbiamo intuito dal gesto di un emozionato Carmine Pinto, al suo debutto sul podio del nostro massimo, così carico di storia e punto d’arrivo e naturalmente di partenza per i musicisti salernitani, una ricerca, di differenze, di mobilità di immagini, che può essere talvolta un gioco da condursi a mente fredda, in un dialogo solitario con la pagina scritta, che è stata un po’ tradita, questa volta da una Filarmonica che, senza gli opportuni rinforzi non riesce a comunicare per intero la sfaccettata complessità di queste gemme della nostra musica.


Vitalità, qualche volta vitalismo estremo negli accenti, in particolare nel galop del Guglielmo Tell, per accendere di tutto il suo significato una frase musicale, contenendo sempre gli effetti clamorosi ovvero gli effetti senza causa, è risultata essere la linea interpretativa di Carmine Pinto, raggiunta anche grazie al flauto di Antonio Senatore e all’oboe di Antonio Rufo, che hanno la capacità di ricominciare a pensare ogni cosa da capo, ogni volta come se fosse la prima, di non veder nulla alla luce dell’ovvio, il tutto raggiunto attraverso la pudicizia, la delicatezza e il senso dell’esattezza assoluta.


Ci attendevamo sinceramente qualcosa di più dal sì giovane Giovanni Punzi, ma pur lode e menzione d’onore del nostro Conservatorio, chiamato a ricoprire il ruolo di primo clarinetto, che abbiamo seguito sin dal suo debutto con questo fascinoso strumento, che tante soddisfazioni gli sta offrendo. Crediamo sia stata l’emozione, il nervosismo ( invasato sulla sedia a cambiare e scambiare ance, asciugare il corpo dello strumento, regolare continuamente campana, barilotto e bocchino), ma il suono non si è per niente elevato in teatro nelle poche battute di solo dell’ouverture dell’ “Italiana in Algeri”, né tanto meno nella prima parte della sinfonia de’ “La forza del destino” in cui è affidata proprio all’espressività del suono di questo strumento l’evocazione dello struggimento dell’inesorabilità, nonché del lirismo che pervade l’intera opera.


Applausi per tutti dal pubblico in sala e due bis. Il M° Carmine Pinto si è voluto regalare l’esecuzione dell’esposizione del tema della Sinfonia K550 in Sol minore di Wolfgang Amadeus Mozart, una pagina che è una combinazione fra equilibrata purezza e urgenza espressiva, con la sua melodia ampia e cantabile del primo tema presto elaborato in un gioco di contrasti drammatici, per riattaccare ancora una volta l’ irrefrenabile galop del Guglielmo Tell, che ci ha ricordato dei celebri versi del Carducci “Avanti,avanti, o sauro destrier de la canzone!L’aspra tua chioma porgimi, ch’io salti anche in arcione,/ Indomito destrier. A noi la polve e l’ansia del corso, e i rotti vènti,/ E il lampo del selici percosse, e de i torrenti/ L’urlo solingo e fier”, talismano di romantiche ebrezze.


 


Olga Chieffi

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